Da Pramzanblog a Mezzadri&Co.
/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

Profumo di mostarda

Profumo di mostarda

lunedì 11 agosto 2008

EDITORIALINO: kebab e anolini


Riuscirà Parma ad affrancarsi dalla cultura del kebab e tenersi stretta quella degli anolini? Più di un lettore mi ha scritto sostenendo che sì, molti parmigiani vorrebbero difendere la loro cultura, la loro tradizione, ma che si sentono pressati dall'invasione di persone dalla pelle di colore diverso. Vorrebbero "alzare la testa", ma si sentono accerchiati. E' vero, anche l'editore Antonio Battei me l'ha confermato: i parmigiani "del sasso" sono in diminuzione. Basta leggere la "Gazzetta di Parma" dell'inizio dell'anno: tra i nuovi i "parmigianini" sono più i Mohammad, i Shefir, i Mustafà dei Marco, degli Andrea, degli Stefano. Allora che fare? Abbassare bandiera di fronte all'invasore? Per carità. A mio modesto avviso ci sarebbe un modo per venirne fuori: far diventare parmigiani quelli che parmigiani non sono, per provenienza, per tradizioni, per colore della pelle. Operazione impossibile? E chi l'ha detto? Posso fare un esempio. Io frequento la Val Seriana, provincia di Bergamo, da 21 anni. Penso di aver imparato a conoscere bene i bergamaschi di montagna. Gente simpatica, molto attaccata alla propria terra, alle proprie tradizioni. Ebbene, alcuni anni fa ho cominciato a vedere nei paesini della valle facce nuove. "Oddio, sono arrivati fin qui", ho avuto l'ardire di pensare. "In pochi anni ci sarà l'invasione". Niente di tutto questo. Adesso ce n'è pochi di "colored". Ma quei pochi che sono rimasti sono più bergamaschi dei bergamaschi. Parlano il dialetto. Hura, huta, pota. Hanno sposato donne della valle. Hanno figli mulatti che sciano meglio dei valligiani. Uno di questi è venuto a fare le pulizie nella mia casa, con la sua piccola impresa che ha creato. Nigeriano, parlava bergamasco stretto, era gioviale, simpaticissimo. Torniamo a Parma. Quanti "parmigiani veri" si chiamano Russo, Macaluso, Nocera? Sono i figli dei figli di quelli che, arrivati a Parma tanti anni fa, venivano chiamati "terroni" e guardati con sospetto. Ma di generazione in generazione hanno conosciuto Parma e la sua storia, Parma e le sue radici, Parma e i suoi sapori, e se ne sono innamorati. Questa si chiama "integrazione". Perché non dovrebbe succedere anche a Mohammad, a Shefir, a Mustafà? Perché temere l'islamizzazione dell'anolino quando si potrebbe, al contrario, ottenere la parmigianizzazione del kebab? Attenzione, bisogna fare un distinguo: chi viene a Parma per fare lo sfaccendato, per rubare, per spacciare droga, per stuprare le nostre donne, non si integrerà mai. Che continui a mangiare il suo kebab. E, se possibile, che si levi dai piedi. E anche di corsa. Ma di sfaccendati, ladri, spacciatori, stupratori, ce ne sono di tutte le razze, anche tra i parmigiani, i torinesi, i bergamaschi, bresciani. Chi invece viene a Parma perché così ha voluto il destino (nei secoli scorsi non si sono insediati qui i francesi, gli spagnoli, gli austriaci?) e cerca solo di lavorare, di farsi una famiglia, ha tutte le carte in regola, secondo me, per diventare un parmigiano vero. Allora, fatelo innamorare della nostra città, parlategli di Maria Luigia, del Regio, di Toscanini, insegnategli il dialetto (Enrico Maletti di Parmaindialetto.it l'ha già fatto) fategli assaporare i profumi irresistibili della nostra cucina, fategli imparare come sono belle e genuine e uniche le donne di Parma. La metamorfosi avverrà sotto i vostri occhi. E il profumo di kebab sparirà lentamente, giorno dopo giorno, dalla sua tavola, soppiantato da quello intenso e pieno di vita degli anolini in brodo.

3 commenti:

Maganuco ha detto...

Pur apprezzando l'articolo, non ne condivido al 100% i contenuti o, se non altro, come vengono percepiti ed espressi.
E' ormai uso dire che siamo terrorizzati da questa nuova invasione di razze diverse, di genti lontane e di culture differenti; non è vero. Parma e l'oltretorrente per primo e per storia, è sempre stata terreno fertile per l'accoglienza di "forestieri".
Il problema ai giorni d'oggi è diverso; come capita a volte a me al sabato, se uno fa una passeggiata o sbiciclettata in oltretorrente non sente il peso della presenza ma sente l'imbarazzo della solitudine. Sarà che io non faccio testo: sono di parte, sono fortemente fazioso e sono poco in giro per città, ma ogni volta che il mio occhio si guarda attorno , discendendo dal Corridoni verso al "gnochèt", vede tre "colored",due moldave,un paio di nordafricani, poi altri quattro colored poi ancora due dell'est europeo in bici e poi un bianco nostrano, poi ancora un crocchio di personaggi dell'est che parlano tra di loro con il maggior numero di "Z" e "V" che riescono a far stare nei loro dialoghi.
Oh, sarà, ma sabato scorso ho fatto tutta via d'azeglio in bici e gli unici due parmigiani che ho visto erano Gandolfi -dell'omonimo negozio- ed un suo vicino di casa che conosco come indigeno. Gli altri, per tratti somatici o per dialetto inconfondibile, in g'evòn nienta 'd nostràn.
Non saprei quindi trovare una giustificazione a questo equilibrio sballato.
Forse noi siamo in ferie tutto l'anno perchè la florida economia ce lo permette, o forse siamo troppo a lungo rinchiusi nei posti di lavoro e loro no;
o forse loro sono poco diluiti tra noi.
E qui, il problema diventa politico e sociale.
Buona giornata.

Carletto Nesti ha detto...

Par vedòr di pramzan bisogna che t'ven a la Vileta...

Lì ci sono tutti e c'é la storia vera della Città.

Ciao Buona serata.

marietto ha detto...

l'unica inesattezza nell'articolo è di carattere gastronomico. Non si può infatti parlare di anolini a parma semplicemente per il fatto che a parma i veri Anolini non esistono. vengono erroneamente chiamati così quelli che in reltà sono cappelletti. alcuni parmigiani infatti (come ad esempio l'autore dell'articolo) fanno confusione e scambiano i comuni cappelletti per anolini. sono due cose diverse. a mio modo di vedere comunque entrambe di gran lunga più buone di qualsivoglia kebab.