
Sarò blasfemo, forse, ma io, tra i monumenti di Parma, ci metto l'Otretorrente, "di là da l'acqua". E adesso non ditemi che non è più quello di una volta, che è il quartiere con la massima concentrazione di immigrati, che ha perso il suo spirito, che è irriconoscibile. Lo so, lo so. Ma io sono in esilio e non ho prove per controbattere. L'Oltretorrente della mia infanzia e della mia adolescenza, però, nessuno me lo può toccare. Io sono cresciuto in via Venti Marzo, che è "di qua", a due passi dal Duomo e da Piazza Garibaldi, ma "di là" c'era una Parma affascinante e misteriosa che mi intrigava da morire. In via Nino Bixio, all'angolo con via della Costituente, c'era il Cinema Teatro Ducale (quanti film ci ho visto, e anche il varietà, e anche Romina e Al Bano), e nella stessa via della Costituente trionfavano "i baracconi" della Fiera di San Giuseppe, con le giostre, i pesci rossi da collezionare (ogni volta ne portavo a casa uno), e in via Imbriani andavo in casa di uno dei poeti dialettali più umani e più genuini della Parma di allora, Ercolén Manfredi. Via D'Azeglio, Piazzale Picelli, Borgo Cocconi, la Chiesa dell'Annunziata, via Don Minzoni, Borgo Galaverna, Borgo Poi, Borgo San Giuseppe, Via Gulli, Borgo delle Grazie: cito così, alcuni nomi, a caso, mescolandone le ubicazioni, perché per me l'Oltretorrente è sempre stato una cosa unica. Il cuore del "popolino", della gente povera ma vera. Il cuore del dialetto. I carretti lungo i borghi, gli scariolant, le barricate... Già, le barricate del '22, il cuore di Parma che cercò (e vinse una battaglia non la guerra) di fermare il fascismo. C'è un bel romanzo di Pino Cacucci, scrittore non parmigiano, che ricorda quei giorni, quando il "popolino" dell'Oltretorrente, guidato dagli Arditi del Popolo di Guido Picelli, fronteggiò le squadre fasciste dirette dal quadriumviro Italo Balbo, vincendole. Sugli argini della Parma, allora, apparve una scritta che rivelò tutta l'anima "di là da l'acqua": "Balbo, a t'é pasè l'Atlàntic mo miga la Pärma". L'Oltretorrente di Padre Lino, il frate santo (ma quando si decideranno a chiudere il processo di beatificazione, per i parmigiani è già santo da un pezzo). L'Oltretorrente di Arturo Toscanini, che nacque in Strada dei Farnese. L'Oltretorrente dell'Ospedale Vecchio, del monumento a Filippo Corridoni, del profumo perenne di torta fritta.
E quindi, tanto di cappello, chapeau, al Comune di Parma, che proprio dall'Oltretorrente, su iniziativa dell'Assessore all'Ambiente Cristina Sassi, ha voluto dare inizio al progetto "Parma città più pulita", in onore a un quartiere che, parole dell'assessore, è "una ricchezza culturale e sociale per tutti i parmigiani".

























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1 commenti:
Io abito in Oltretorrente da 27 anni e non sta cambiando per colpa degli immigrati. Ma sono gli stessi parmigiani che stanno cambiando. Vorrei ricordare che l'Oltretorrente è sempre stato un quartiere di migranti. E poi sento spesso parlare di tradizioni, ma quanti ragazzini di Parma conoscono le tradizioni della propria città. E poi cosa vuol dire sta benedetta tradizione, da che periodo storico culturale dobbiamo dire; qui inizia la tradizione.
Non per retorica ma lo sviluppo economico e sociale di un luogo avviene proprio perchè si slega dalle tradizioni (volete lavorare come una volta?), l'arte vive per l'innovazione, la scienza si basa sulle scoperte... Lo stesso dialetto era vivo, prima, perchè si arricchiva di termini coloriti o modi di dire e non è mai stato monolitico. In fine il mangiare, è vero che ha delle forti basi localiste ma se andiamo a vedere è pieno di contaminazioni.
Ritornando al quartiere i suoi problemi sono altri, le forti speculazioni, l'aumento delgi affitti, il costo della vita, la scarsa socialità tra le persone (non tiratemi fuori gli immigrati)non ci si conosce amomenti nel proprio palazzo. Troppa individualità, egoismo e il trovare le scuse in altri per non vedere i veri problemi
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