O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 27 agosto 2008

Chiedi chi era Stopàj, il re della sbornia

E' singolare che a Parma qualcuno ricordi ancora, a 43 anni dalla scomparsa, un alcolista, un uomo che buttò via la sua vita con l'alcol. Eppure Ettore Bonazzi, "in arte" Stopàj, turacciolo, entrò nella storia del costume parmigiano e non ci è mai uscito. Forse non ci uscirà mai. Io me lo ricordo bene, perché bazzicava spesso dalle mie parti, in borgo XX marzo. Mi è rimasta impressa, per esempio, una volta in cui (ero bambino) lo vidi all'angolo tra borgo XX marzo e vicolo della Macina, incollato al muro. "Pronto... pronto...", diceva strascicando le parole. Telefonava. A chi? Chissà. A Bacco, forse e a tutti gli dei della sbornia solenne. Era sempre "in basa", Stopaj. Piccoletto, innocuo, sempre pronto alla facezia, camminava dondolante, rasente i muri. Raccontava barzellette a tutti, o meglio, il suo modo di fare, il suo modo di dire le cose, diventava quasi sempre una barzelletta. "La sai l'ultima di Stopaj?". A volte magari non erano nemmeno cose dette da Stopàj, ma nell'immaginazione popolare, le barzellette che uscivano dalle osterie erano sempre opera di... Stopàj. Io me ne ricordo una piuttosto volgare.
Stopaj era fermo davanti alla pescheria Negri, proprio in borgo XX Marzo. Fermo davanti a una bacinella piena di pesciolini, anche detti, dal popolino, pèss putana.
"Co' fät Stopaj?". Gli chiese un passante.
"A' sérc to' soréla..."

Enrico Maletti, nel suo sito Parma in dialetto, ricorda un altro episodio famosissimo.
Stopàj camminava a testa bassa perché cercava qualcosa che aveva perso. Un amico gli ha chiesto.
"Stopàj, hai perso qualcosa?"
"J'ho pèrs l'arloj", rispose Stopàj.
"Dove l'hai perso?"
"L'ho pèrs la dardè".
"Allora perché lo cerchi qui?"
"Al sérchi chi parchè l'andäva avanti".

E Giuseppe Mezzadri, che io ho già definito uno "speleologo" del passato di Parma, ricorda un'altra storia:
A Stopàj, ubriaco fradicio, cade il cappello.
"Ven su!", dice al cappello, che però resta per terra.
"Ven su", gli ripete, ma il cappello resta dov'è. Allora gli lancia le chiavi di casa e gli dice:
"To 'l ciävi. Quand tsi stuff äd stär lì a t'gnirè in ca' da ti".

Stopàj, nato a Parma nel 1907, aveva cominciato a lavorare a 16 anni nel timbrificio Catellani. Restò lì fino al dopoguerra. Fu allora che cominciò a dedicasi all'alcol. Morì a 57 anni. il 18 novembre 1965, nel sanatorio di Gaiato, a due passi a Pavullo nel Frignano, nel Modenese.

1 commenti:

musio ha detto...

Stopaj sale sul tram: " E Siora c'me le' bruta!!!
e la Signora : "ma... ma Lei e' ubriaco!"
e Stopaj : " si ma a mi a'dman la m'pasa!"