Era un corto-pramzan che tutti amavano, rispettavano, un po' invidiavano per quel suo straordinario carattere che l'aveva portato a trasformare uno scherzo della natura in un talento. Non era una macchietta, nonostante potesse sembrarlo. Era un uomo di grande spessore. Un valente orologiaio, Cilién: nel suo negozio di via Farini inventò un meccanismo che, grazie all'utilizzo di metalli termosensibili, caricava da solo gli orologi. Un grande attore dialettale, Cilién: amico inseparabile di Alberto Montacchini, noto ai pramzan come Bèrto Montachén, diede vita a memorabili interpretazioni sui palscoscenici di Parma e provincia. Ma non solo nella compagnia di Montachén. Anche quelle di Italo e Giulio Clerici e di Cesare Gobbo e di Peppino Schenoni).
Recitò anche in un film, Torniamo in campagna, girato a Parma nel 1934 da Franco Guerci, con Mario Lanfranchi. L'ultimo suo spettacolo fu il 30 settembre 1945, al Teatro Ducale: la rivista "Benvenuta la libertà", nella quale faceva la parte del corto-sovrano Re Vittorio Emanuele III, mentre Giulio Clerici era Mussolini e Italo Clerici Hitler. Il re della burla, Cilién: con Montachén, ma anche da "solista", diede vita a scherzi memorabili. Come quello, storico, quando si avvicinò a una signora e le chiese con voce da bambino: "Signora mi aiuta a fare la pipì che non riesco a sbottonare i pantaloncini?". La signora, premurosa, spolverò il suo senso materno e, aperta la patta, scappò scandalizzata, urlando... Un grande appassionato di moto, Cilién: negli anni Trenta, addirittura, partecipò a diverse gare con una Nsu che si era fatto costruire su misura a Reggio Emilia. Cilién, un corto-pramzan che con il suo metro di vitalità ha saputo entrare nella storia, minima, di Parma.(Nelle foto, dall'alto: Cilién in una commedia /dal sito Parma in dialetto/, Cilién nel film "Torniamo in campagna /dal libro "Parma e il cinema", di Roberto Campari, Silvana editoriale, 1986, pag. 17)

























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