O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


martedì 12 agosto 2008

Chiedi chi era Bruno Clair, il re delle orchestre

Se ne è andato anche lui. A 87 anni. Bruno Stocchi, in arte Bruno Clair. L'orchestra che portava il suo nome furoreggiò negli anni Cinquanta. A Milano, a Torino, a Cortina d'Ampezzo, a Genova, a Sanremo. Da tempo, da quando aveva perso la moglie Lidia Giacchetti, che era stata anche professionalmente al suo fianco e che aveva scritto per lui canzoni di successo, per esempio Come te l'aggia 'ddi, era diventato il "signore di via Farini". Amava farsi vedere nella strada della "movida" e fermava i giovani per raccontare loro "la leggenda di Bruno Clair". I giovani, dicono, stavano ad ascoltare tra il serio e il faceto, pensando che fosse mezzo matto, o un visionario. Invece Bruno (in realtà il suo nome di battesimo era Anacleto) diceva solo la verità. Spiegava, per esempio, che nello spettacolo aveva abbandonato il suo cognome vero, Stocchi, per non confondersi con il cugino Gigi Stok, e che aveva scelto il cognome Clair perché gli piacevano i film del grande regista francese René Clair. Raccontava delle sue amicizie con i Vip, da Ernest Hemingway ad Alberto Sordi, da Brigitte Bardot a Sofia Loren, da Alan Ladd a Leonard Bernstein, da Yves Montand a Gilbert Bécaud.
















Bruno Clair era, come il cugino Gigi Stok, un grande virtuoso della fisarmonica. Aveva lasciato la musica classica per diventare il "re della tastiera". Nella prima metà degli anni Cinquanta aveva formato un'orchestra che, per oltre un decennio, aveva fatto ballare mezza Italia. E tra i suoi orchestrali aveva avuto il batterista - cantante Roby Guareschi, purtroppo prematuramente scomparso, che era una specie di clone di Fred Buscaglione e che era diventato famoso per la canzone Kriminal Tango. Sono parecchi i dischi di successo incisi da Bruno Clair per la Cetra e la Music.
Nel 1966, però, Bruno dovette arrendersi ad un'artrite reumatoide che aveva deformato, proprio a lui, fisarmonicista, le sue dita magiche. Divenne, da allora, gestore di vari locali notturni, dal Club Nautico di Bardolino, sul Garda, al Quasar di Parma. Musicante di talento, dotato di una carica di vitalità impressionante, prese la vita alla guascona, quella guasconeria tutta parmigiana che si traduce in "gioia di vivere". E da pramzan allegro ha voluto percorrere l'ultimo scampolo di vita raccontando i suoi giorni ruggenti, e i suoi tanti amori, ai ragazzi della "movida".
(Nelle foto, dall'alto: Bruno Clair /dalla Gazzetta di Parma/, la sua orchestra nel 1958 e nel 1962 (immagini tratte dal libro "Storia della musica leggera parmigiana" di Manuel Emanuelli e Fabrizio Marcheselli) e parte dell'articolo di Davide Barilli sulla "Gazzetta di Parma")

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