








Tutte le volte che torno in borgo XX marzo, quello della mia infanzia e della mia adolescenza, faccio la spunta: questo c'è ancora, questo non c'è più. Sono rimasti in quattro, partendo da via della Repubblica: la pasticceria Pagani, la macelleria Spaggiari, un'ex locanda e il ristorante La Filoma. Ora è una via Condotti in sedicesimo: bijoux, lustrini, sciccherie, borse di classe, antiquariato. Allora, primo dopoguerra e anni Cinquanta, era un borgo pieno di umanità, con profumi, ma anche odori di Parma. Io abitavo al 6. A sinistra del mio portone c'era il rilegatore Dalcò (con il laboratorio all'interno del cortile), sulla destra una macelleria equina (adesso c'è Bozzini, con l'insegna Mont Blanc). Di fronte avevo un alberghetto, dove preparavano il brodo (che tempi) per mia nonna che era malata. Accanto c'era un'osteria, poi un negozietto di chincaglierie, l'Anghinetti. Più avanti, andando verso via della Repubblica, c'era la torrefazione Honduras, poi gli alimentari delle sorelle Cervi. Quasi di fronte c'era, ma fortunatamente c'è ancora, la pasticceria Pagani. Tornando al 6, e alla macelleria equina (quante merende con il cavallo pesto), si proseguiva verso il Duomo con la salumeria Papotti e con un pollivendolo, la cui uscita secondaria era in via Mistrali, da dove usciva, dopo le sue notti nelle cantine del mio palazzo, o sotto una volta, Enzo Sicuri, il Mat Sicuri, ricordato ora con una splendida scultura di Maurizio Zaccardi in piazzale della Macina. Ma torniamo in borgo XX marzo e ai suoi profumi, ai suoi odori. Odore di pesce: proprio dove adesso c'è un negozio di abbigliamento, c'era la pescheria Negri. E all'incrocio con vicolo al Leon d'oro c'era una drogheria, dove compravo i cremini di surrogato di cioccolato. (Vendeva anche il karkadè, un surrogato del tè). Proseguendo il borgo, verso il Duomo, sulla destra c'era un'altra osteria, dove io però andavo a bere la "spuma" e quasi di fronte una locanda (che per la verità c'è ancora, ma è cambiato tutto) che legò la sua immagine, nella mia mente di bambino, a una tragedia. In casa dissero sottovoce (ma io avevo buoni orecchi) che la padrona si era suicidata, buttandosi dal cavedio. Da allora, tutte le volte che passavo di lì, guardavo in alto, come se potessi vedere, con l'immaginazione, quella caduta di quella donna che, si diceva, si era ridotta come una palla tonda tonda. Poco dopo, sempre proseguendo verso il Duomo, all'angolo con borgo Santa Brigida, dove adesso c'è un negozio di abbigliamento, c'era una drogheria. E qui, sempre origliando da ragionamenti sottovoce, si vociferava di appuntamenti galanti (per dirla con eleganza) tra persone dello stesso sesso. Scandalo. Quasi di fronte, La Filoma, dove una volta, non più da bambino ma da giovane giornalista, pranzai accanto a Charlie Chaplin dopo averlo intervistato davanti al Duomo. Fortunatamete anche questo pezzo di Parma che se ne va, è rimasto. Ecco il mio borgo XX marzo che non c'è più. Gli strilloni si fermavano a bere una scodella di vino nelle osterie, il pescivendolo urlava la freschezza del suo pesce, le sorelle Cervi facevano credito a tutti, ma erano molto precise poi nelle riscossioni, l'alberghetto (purtroppo non ricordo il nome) preparava un brodo caldo per le nonne malate, dalla torrefazione Honduras usciva un profumo meraviglioso di caffè, dal rilegatore Dalcò un odore acido di collanti. Passava una pollarola della Ghiaia con le uova fresche, e un omino con il giàs, il ghiaccio, dei Frigoriferi Merli. Allora chi possedeva un frigorifero era un vero "signore". Borgo XX marzo del passato, borgo XX marzo dei sogni di un bambino. Ora è una via alla moda, pulita, ordinata, senza chiasso, asettica come un pezzo di Svizzera. La vita va...

























SCRIVETE A PRAMZANBLOG







0 commenti:
Posta un commento