/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

domenica 31 agosto 2008

Il 3 settembre si celebra il 26° anniversario QUANDO IL TENENTE DALLA CHIESA SGOMINAVA LE BANDE DEL FORMAGGIO NEL PARMENSE





Ventisei anni. Sembra ieri. Venerdì 3 settembre 1982, alle 21,10, in via Isidoro Carini, nel centro di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto del capoluogo siciliano, cadde in un agguato mafioso, perdendo la vita insieme con la seconda giovane moglie, Emanuela Setti Carraro e un agente di scorta, Domenico Russo. Un crimine tremendo, che rese tutti sgomenti, che mise l'Italia in ginocchio: l'Italia per bene, l'Italia del lavoro onesto, l'Italia nemica della mafia. Dalla Chiesa, un grande militare, un uomo che aveva dedicato la sua vita all'Arma dei Carabinieri, era prefetto di Palermo e fu proprio forse quell'alto incarico, che lui esercitava con fermezza, con alto senso dello Stato, ad avviarlo verso la condanna a morte. Era un uomo famoso in tutta Italia, il generale, ma a Parma ancora di più. Non era parmigiano di nascita (nacque a Saluzzo, in provincia di Cuneo), ma a Parma lasciò radici profonde. Figlio di un generale dei carabinieri, Romano Dalla Chiesa (che nel 1955 divenne vicecomandante generale dell'Arma) e di Maria Laura Bergonzi, (scomparsa l'11 settembre 1986) si era laureato a Bari in giurisprudenza e in scienze politiche e durante la guerra, nel 1942, era entrato nell'Arma dei Carabinieri. Con la liberazione di Roma fu destinato al comando della tenenza di Roma Parioli, che resse fino al 12 aprile 1945, quando fu inviato al seuito della Quinta Armata americana per organizzare il Gruppo Carabinieri di Parma, dove rimase, dopo la Liberazione, come comandante della tenenza di Salsomaggiore e della Compagnia Interna di Parma. Era il 1945. Il tenente Dalla Chiesa aveva solo venticinque anni, ma era già un militare di grande coraggio ed esperienza. Quelli erano tempi duri, nel Parmense come in tutta Italia. Il confine tra delinquenza politica e delinquenza comune era quasi invisibile.









Nel nostro territorio imperversavano le bande del formaggio. Erano tante, non collegate tra loro. Ma quasi per un tacito accordo, si "spartivano" i caseifici, che terrorizzavano con le loro incursioni. La tecnica era la solita, uguale per tutte le bande. Arrivava un camioncino sul quale stavano alcuni uomini e una mitragliatrice. Si fermava davanti al caseificio, partiva una raffica e... il gioco era fatto. I lavoratori del caseificio, terrorizzati, si "arrendevano" e i banditi andavano a fare razzia di formaggi. Ecco, proprio in quel periodo, nel Parmense, il giovane tenente Dalla Chiesa fece valere le sue grandi doti e, coordinandosi in modo esemplare con il questore di allora, Spanò, mise a segno straordinari colpi che nel giro di un anno misero in ginocchio queste bande, fino a eliminarle del tutto. Il 10 giugno 1946 il Tenente Dalla Chiesa fu poi destinato al Comando della Compagnia di Casoria (Napoli).
Ma i legami con Parma restarono, al punto che, molti anni dopo, già Alto Ufficiale, decise di far costruire una tomba di famiglia, la stessa dove ora è sepolto e dove, mercoledì 3 settembre, alle 10,30, avrà luogo una cerimonia, organizzata dall'Ade e dal Comune di Parma, alla presenza dei famigliari, delle autorità cittadine e dell'Arma dei Carabinieri. (Il ritrovo è fissato alle 10,15 all'ingresso principale).
(Nelle foto, dall'alto: 1) il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa; 2) La prima pagina della "Gazzetta di Parma" con la notizia della strage; 3) La prima pagina de "Il Giorno"; 4) Il funerale di Dalla Chiesa, al quale partecipò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini; 5) Il generale con la moglie Emanuela Setti Carraro; 6) La tomba alla Villetta)

Parmigiani attenzione, non c'è solo il calcio...


Ho già parlato di rugby. E lo faccio anche oggi. E lo farò ancora. Capirete, è una malattia. Uno che ha visto giocare Sergio Lanfranchi. Uno che ha visto giocare Giancarlo Degli Antoni. Uno che è stato in classe con due dei fratelli Venè. Uno che ha avuto come cugino l'indimenticato arbitro internazionale Geo Tolentini. Come può non parlare di rugby. Ma oggi lo faccio per una bella campagna lanciata dalla parmigiana Areaitalia per l'avvio della campagna abbonamenti dell'Overmach Rugby Parma. Per chi non conosce già i prezzi: 120 euro tutto il campionato e la Coppa Italia, la metà per le donne, gratis per i bambini e i ragazzi sotto i 15 anni. Con questi soldi non si vede nemmeno una partita di serie A in tribuna... Mi direte: sì, ma nel campetto di Moletolo... E io rispondo: mandiamo giù il rospo. Quello che conta è come si gioca e non dove si gioca. Vedremo. Comunque: un gran in bocca al lupo alla Rugby Parma e a tutto il rugby parmense (quindi Gran, Colorno e Noceto).

EDITORIALINO Quando il Parma tornerà in A


Lo dico con largo anticipo, per non mescolarmi poi alla folla di "critici della domenica" che, verso la fine del campionato di B appena cominciato, quando il Parma sarà già con un
piede, se non con due, in serie A, grideranno a piena voce "io l'avevo detto". Così io lo dico subito: di calcio, lo ammetto, ne so meno di chi ne sa poco, però "sento" che questo Parma, messo in piedi da Ghirardi e Berta con tanta passione, tornerà subito in A. "Ma se ha fatto quasi pena, soprattutto in difesa, all'esordio con il Rimini...", mi diranno in molti. Io non ho visto la partita, però, da quello che ho letto, alcuni timori possono sembrare giustificati. Comunque "sento" che il Parma andrà in A per due semplici motivi, che hanno un nome e un cognome. Il primo: Julio Cesar Leon. Il secondo: Alberto Paloschi. Con due signori così come si fa a non andare in A? Poi mi direte Pavarini. Poi mi direte Troest. Poi mi direte (lo so, lo so, non tutti) Cristiano Lucarelli. Poi mi direte Mariga. Invece io insisto, e nessuno ne abbia a male, con Leon e Paloschi. Il problema dunque, secondo me, non sta nel dubbio se il Parma tornerà, o no, in serie A. Ci tornerà, ci tornerà (perfino se dovessimo fare una figuraccia domenica prossima ad Albino). Io vado oltre la promozione. Sono già sintonizzato sulla campagna-acquisti vendite della prossima estate. Come dire che mi metto avanti col lavoro. Che cosa accadrà? Paloschi, dopo la caterva di gol che avrà segnato in gialloblu, diventerà interamente del Parma? Luca Cigarini lascerà l'Atalanta e tornerà? Daniele Dessena lascerà la Sampdoria e tornerà? Quando i due gioiellini sono andati via, è stato detto che si trattava soltanto di una soluzione provvisoria, che poi, riconquistata la massima serie, sarebbero ritornati all'ovile. Sarà così? E' lì, all'estate prossima, che attendo al varco la dirigenza del Parma, Ghirardi in testa. Riuscirà a farsi scippare anche Paloschi, Cigarini e Dessena come è già successo con Giuseppe Rossi? Spero proprio di no. Comunque, ne riparleremo.

venerdì 29 agosto 2008

ANTONIO BATTEI, RENZO PEZZANI, ENRICO MALETTI: CHE TRIO PRAMZÀN...






Che fossero due libri attesi è dir poco. Ma adesso sono in libreria e presto saranno presentati ufficialmente. Sono "Cameriere... un articiòch" (parole curiose e bizzarre del dialetto parmigiano, con un dizionario di Renzo Pezzani), a firma di Antonio Battei e Enrico Maletti, e "Proverbi e modi di dire in djalètt pramzàn", a firma di Antonio Battei e Renzo Pezzani. L'editore è, ovviamente, Battei. "Cameriere... un articiòch", 128 pagine, testo indialetto con traduzione in italiano, 12 euri e 50, entra nella collana "Musa dialettale parmense" ed è una divertente raccolta delle parole più curiose del dialetto parmigiano, con un'introduzione di Giuseppe Marchetti. Il libro è diviso in due parti: nella prima c'è il dizionario delle parole e delle espressioni più bizzarre, nella seconda il "Dizionario Parmigiano - Italiano ordinato per materia" scritto negli anni Venti da Renzo Pezzani.
"Proverbi e modi di dire in djalett pramzan", 80 pagine, 10 euri, fa pure parte della collana "Musa dialettale parmense", che è una breve raccolta delle espressioni più tipiche del vernacolo parmigiano, illustrata con le fotografie dei luoghi più famosi della città di Parma e realizzata in formato tascabile. I due libri sono dedicati al grande Renzo Pezzani, in occasione dell’anniversario della sua nascita (1898-2008). 
(Nelle foto: Antonio Battei, Renzo Pezzani, Enrico Maletti e le copertine dei due libri)

Le interviste di Pramzanblog: Fogliazza CRITICO TANTO PARMA E I PARMIGIANI PERCHÉ È UN MODO PER DIMOSTRARE IL MIO AFFETTO

Fogliazza che dice "Strana città Parma, non fai a tempo a essere te stesso che ne hanno già fatto una moda". Fogliazza che con le sue vignette mette alla berlina l'ufficialità, l'eventismo, il celebrazionismo. Fogliazza che ironizza su Parma ma che le vuole un bene esasperato. Fogliazza che irride ai luoghi comuni e si scopre anche attore per celebrare la memoria. Ma chi è questo Fogliazza? Ecco: Gianluca Foglia, classe 1971, sposato con Anna, padre di Jacopo, un anno e mezzo e di Nicolò, 6 mesi, vignettista satirico di "Polis Quotidiano", illustratore, fumettista, ex operaio, con 12 anni di turni in fabbrica. E' il volto dell"altra Parma", quella dei "vogliamo costruire qualcosa di diverso", quella dei "non vogliamo dimenticare i guasti del passato", quella dei "smettiamo di tirarcela", quella dei "smettiamo di essere un paese di provincia". Arguto, dissacrante, cinico, ironico, spiritoso, battutista, geniale. Chi lo conosce può aggiungere qualche altro aggettivo? Chiaro che un personaggio così non poteva mancare nella galleria di interviste di "Pramzanblog".

Che cosa ricorda della sua infanzia?
Sono cresciuto in piazzale Maestri, quando calpestare le aiuole non era ancora "reato". Facevamo partite memorabili. Io allora sognavo di diventare un calciatore. E' un bel luogo comune: qual è il bambino che non sogna di diventare calciatore? Sì, ci sono caduto anch'io.
Che scuole ha frequentato?
Dopo le medie il Toschi, il liceo artistico. Ma non sono arrivato al diploma. Non ero uno studente modello. Non mi piaceva studiare. Poi ho capito che cosa ho perso. Ma devo molto alla mia ignoranza. Perché poi ho dovuto darci dentro per sanare le mie lacune. Nella vita ho imparato tante cose, giorno dopo giorno. Per esempio due anni fa ho avuto la fortuna di conoscere un ex partigiano. Mi ha aperto un mondo che non conoscevo. Ho puntato la mia attenzione sulle storie di donne partigiane. Da lì è nato il mio primo spettacolo teatrale, "Memoria indifferente".
Lei ha lunga esperienza di fabbrica: che cosa le ha lasciato?
Molto. Un bagaglio di esperienza formidabile. Ma adesso, da tre anni, ho la fortuna di vivere del mio lavoro di vignettista, illustratore, fumettista. Collaboro quotidianamente con "Polis Quotidiano", faccio l'illustratore di libri per ragazzi con un piccolo editore, Sale in zucca, ho creato dei fumetti didattici per il Coni. Mi è stato chiesto di progettare la mascotte del Giro d'Italia dell'anno prossimo. Il primo "step" è andato bene, adesso vedremo che decisione verrà presa. Insomma, mi gira bene. Ma la soddisfazione più grande è poter fare il papà. Vivo libero, a casa mia, lavoro a casa mia, posso portare i miei bambini nel parco, è la gioia più grande.

Quando ha cominciato a disegnare?
Quindici anni fa. Oltre che il sogno del calciatore, allora sognavo anche di diventare un grande scrittore. Il mio idolo era Milan Kundera. Scrivere è difficile. Allora, visto che io sono pigro, devo proprio alla pigrizia la mia decisione di dedicarmi al disegno. Disegnare è più immediato, si arriva più dritti, velocemente, allo scopo.
Lei si considera un artista?
No, un artigiano.
La creatività si può sposare con la parmigianità?
Certo. Il progetto della metropolitana leggera è un aspetto creativo di Parma: fare buchi nella città per il metrò leggero. Così com'è "creativa" una città che più che far decollare gli aerei dal suo aeroporto sopprime alcune tratte... Com'è "creativo" andare avanti con "Cibus" mentre non ci sono le strutture per sostenere questo indotto. Spero che abbia colto lo spirito di ironia.
Parma è una città colta? Che cosa pensa degli eventi culturali che si celebrano in città?
Io rimango abbastanza imbarazzato dagli eventi culturali di Parma. E' tutta una réclame... Verdi, Maria Luigia, Parmigianino, Correggio... Autoreferenzialità.

Si può fare satira a Parma? Lei con le sue vignette ha preso, e prende, di mira, molti personaggi della città. Non se la prendono?
Non ho mai avuto reazioni dirette da loro. Non so se se la prendono o no. Qualcuno però è ben felice dei miei strali. Per esempio Luca Sommi, l'organizzatore della mostra sul Correggio. Io non lo chiamo mai Luca Sommi nei miei interventi. Lo chiamo "Ciccio Ammicca", per il suo modo di fare da "piacione" che ammicca sempre davanti all'obiettivo del fotografo. Lui non se la prende. Anzi mi dice: guai se cambi tono...
Lei ha preso di mira anche il matrimonio di Francesca Strozzi, il volto più popolare di Tv Parma, con l'imprenditore Davide Anzani...
E come potevo tirarmi indietro? Quel matrimonio, alla Villa del Ferlaro, nel Comune di Collecchio, era un evento mediatico. Il sindaco Pietro Vignali non poteva celebrare il matrimonio lì, perché lui è sindaco di Parma e non di Collecchio. Allora il matrimonio vero è avvenuto in Comune, a Parma. Alla Villa del Ferlaro, davanti a 130 invitati, c'è stata una sceneggiata del matrimonio...
Perché critica tanto Parma e i suoi protagonisti?
In fondo credo che sia un atto di affetto. Le mie vogliono essere critiche costruttive. Con il mio lavoro a Polis Quotidiano, non scrivo mai battute fini a se stesse, ma cerco di usare l'arma dell'ironia, del sorriso, per poi indurre alla riflessione.
Nessuno l'ha mai querelata?
Porca miseria, mai una querela. Spero che arrivi, prima a poi. In questo Paese, per essere qualcuno, bisogna ricevere almeno uno straccio di avviso di garanzia. Mi faccia una cortesia, Mezzadri: mi quereli lei. Trovi un pretesto qualunque.

Fogliazza e il teatro: si è scoperto anche attore...
Be', in un qualche modo sì. Quest'anno, il 24 gennaio, ho messo in scena "Memoria indifferente", un monologo sulle donne partigiane, con foto, disegni, musiche. Sono accompagnato da due chitarristi e un fisarmonicista. Il debutto è avvenuto al Ratafià di Parma. Lo spettacolo è già stato rappresentato sei volte, in sei luoghi diversi. Ma non mi fermo qui.
Cioè?
Il mio prossimo impegno teatrale si intitolerà "Difetto di fabbrica" e debutterà a dicembre. Racconto i rischi dell'ubbidienza all'autorità. Anche quello sarà un monologo piuttosto impegnativo. Si parlerà del lato oscuro delle persone, si parlerà di tortura.
Mi sembra che lei sia sulla strada di Marco Paolini, uno dei re dei monologhi...
Me l'ha detto anche Maurizio Chierici, per il quale ho illustrato le copertine di alcuni suoi libri... Ma io preferisco trovarmi sulla strada di casa, dove mi aspettano mia moglie e i miei due meravigliosi bambini.
Achille Mezzadri
(Foto dall'alto: 1) Fogliazza con i suoi bambini, Jacopo e Nicolò; 2) Una celebre vignetta con il personaggio "Pavarani" che parla della parmigianità; 3) Il logo della rubrica tenuta da Fogliazza su "Polis Quotidiano"; 4) Fogliazza attore in "Memoria indifferente")

giovedì 28 agosto 2008

Anche Polis Quotidiano parla di Pramzanblog



Mi è arrivata da Parma la pagina di Polis Quotidiano con un'inchiesta, pubblicata ieri, sui blog parmigiani. Sono lusingato che anche Pramzanblog sia citato e che, nella "top ten" sia addirittura al quinto posto. I vari blog di cui si parla sono molto diversi gli uni dagli altri e spaziano, come recita il sommario, "dal narcisismo all'attivismo". Pramzanblog è un inno alla parmigianità ed è molto bello che trovi spazio, e che spazio, tra le voci "fuori dal coro" emergenti della città. Credo che questo riconoscimento faccia piacere anche agli abituali pramzàn-lettori di questo blog.

Parma Nostra, gli ultras della parmigianità: INTERVISTA CON IL PRESIDENTE RENZO ODDI

Non hanno una sede di rappresentanza, non giocano a bridge, e nemmeno a ramino. Non champagne, ma lambrusco. Non bottarga, ma strolghino. Insomma, quelli di "Parma Nostra" hanno nella parmigianità la loro arma vincente. Parlano rigorosamente la lingua parmigiana (parchè ciamärla sémpor djalètt?), hanno nella giovialità il loro credo e puntano sulla Parma del futuro tutte le loro speranze. Presidente Renzo Oddi, vicepresidenti Giuseppe Mezzadri e Enrico Maletti, quello di Parma in dialetto. 'Na béla brigäda pramzana. L'avventura cominciò nel 1979. C'era già la Famija Pramzana, a Parma, ma un gruppetto di "ultras" della parmigianità, guidato dal compianto Enzo Terenzani, pensò che era giunto il momento di fare qualcosa di diverso. La città stava cambiando e forse anche lo spirito di parmigianità era in evoluzione. Così questi "ultras" si radunarono nella Trattoria della campana (ora non c'è più) in via Torregiani, e diedero vita all'Associazione Parma Nostra. Coordinatore, poi presidente, il Terenzani. Qualche erudito arrivò a chiamarli "i fondamentalisti della parmigianità". Due le "chicche". Il Lunario parmigiano, che ormai è un classico, attesissimo dai parmigiani. E il Premio S.Ilario di Parma Nostra, che dal 1994 contende onori ed oneri all'omonimo premio, e più antico, del Comune di Parma.

"Quando nel luglio 2006 morì il mitico presidente Terenzani", dice Renzo Oddi, che ne ha preso l'eredità "pensavamo di chiudere baracca. Eravamo convinti, e lo siamo ancora, che Terenzani fosse insostituibile. Volevano chiudere perché temevamo di non essere all'altezza. E poi tutti noi avevamo un'attività, degli impegni... Poi però abbiamo capito che sarebbe stato ingiusto, e che avemmo tradito anche la memoria di Enzo. Così, a partire dal giornalista Lorenzo Sartorio, ci rimboccammo le maniche e andammo avanti. Abbiamo rivitalizzato il Lunario, che esce dal 1982, abbiamo mantenuto il Premio S.Ilario... e poi varie iniziative che hanno avuto successo e delle quali si è parlato molto. Come Le lezioni di dialetto parmigiano, in 9 puntate su "Tutta Parma" della Gazzetta di Parma... Ma c'è un sogno, che non abbiamo ancora realizzato e che non so se riusciremo a realizzare..."
"Quale?", chiedo. "Portare le lezioni di dialetto, come materia facoltativa, nelle scuole. Ne ho parlato anche con il Provveditore agli studi. Era entusiasta", risponde Oddi.
"E allora quando cominciano?" "La fa facile lei. Bisogna preparare un progetto ben costruito, ricco nei dettagli, e riproporlo in Provveditorato, nella speranza che poi diventi operativo".
"E cosa ci vuole, Oddi?" "Ci vuole che bisogna darsi da fare, lavorarci intorno. Sa, noi siamo pieni di entusiasmo, ma abbiamo anche altri impegni... E anche il Lunäri ci porta via tempo. Il prossimo lo presenteremo a metà ottobre. L'anno scorso lo presentò il famoso giornalista e scrittore parmigiano Giorgio Torelli. Quest'anno per ora non posso dire chi sarà".
"Presidente Oddi, che cos'è per lei la parmigianità?" "E' l'orgoglio di rappresentare una razza che ha fatto grande la nostra zona. Magari con un briciolo di supponenza..." "Sì, i non parmigiani dicono che ce la tiriamo..." "Be' un po' sì. L'è la vritè.
"Lei è nonno?" "Sì, ho tre nipoti. Di 15, 12 e 9 anni". "Conoscono un po' di dialetto?" "No. Molto poco. E' la mia spada nel cuore. La Playstation sta rovinando la nostra gioventù. Le racconto una storiella. Tempo fa passavo con uno dei miei nipoti davanti a un cartellone pubblicitario della Reggiana Gourmet, dove era raffigurata una mela. Sotto c'era una scritta in dialetto parmigiano: L'è bón bombén". Mio nipote mi chiese: "Nonno, è scritto in inglese?".
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) il presidente Renzo Oddi; 2) da sinistra: Oddi, il vicepresidente Giuseppe Mezzadri, il busto di Arturo Toscanini /scultura di Maurizio Zaccardi/, il vicepresidente Enrico Maletti, Francesca Strozzi di Tv Parma; 3) da sinistra: l'autore e poeta parmigiano Fausto Bertozzi, il tesoriere di Parma Nostra, Camillo Mazza, Oddi, Maletti e Maurizio Trapelli (Al Dsèvvod); 4) Enzo Terenzani, il primo presidente di Parma Nostra; 5) Uno dei cartelloni pubblicitari della Reggiana Gourmet)

mercoledì 27 agosto 2008

Ho fatto un sogno: Benedetta Mazza Miss Italia

Sarà la scalmana di una calda notte d'estate, sarà chissà, ma ho fatto un sogno: Benedetta Mazza Miss Italia! Non so se questo "sogno" porterà fortuna o il contrario, so solo che io Benedetta Mazza con tanto di corona e fascia ce la vedo già, avversarie permettendo (Roberta Cantore, miss Puglia, in primis, ma anche le calabresi Erika Romeo e Erica Cunsolo). E se proprio non dovesse andare come nel sogno, almeno resterà questo fotomontaggio, opera di Steve Mezzadri, esperto di Photoshop. Intanto, per gossip, previsioni, notiziole, consiglio di andare su un sito che non è ufficiale ma è una specie di "filo diretto" con il concorso. Si chiama sdamy.

(Fotomontaggio by Steve Mezzadri)

A soli due giorni dall'inizio del campionato di B PARMA BUM BUM: PRESO ALBERTO PALOSCHI PASSIONE E FEDE IN UNA E-MAIL DEI BOYS


A due giorni dal debutto del Parma nel campionato di serie B, mi è arrivata, proprio pochi minuti fa, una e-mail dai Boys Parma 1977, che pubblico molto volentieri, perché è un inno di fede alla maglia crociata, e quindi una chiara professione di parmigianità. Ma proprio negli stessi minuti era in corso la conferenza stampa di presentazione di un "colpo di mercato", l'acquisto in compartecipazione, dal Milan, di un giovanissimo attaccante, il diciottenne Alberto Paloschi, già osannato per le sue imprese. Un gran colpo davvero. Complimenti al presidente Tommaso Gherardi e all'allenatore Luigi Cagni che potrà contare su una delle maggiori promesse del calcio italiano.
Ed ecco adesso la lettera dei Boys:
"Contro il Rimini, venerdi' sera (purtroppo gia' un anticipo!), il Parma calcio iniziera' il suo campionato di Serie B. "Noi ci saremo sempre" furono le nostre parole all'indomani della retrocessione nei cadetti. Le riconfermiamo oggi e le ribadiremo alla squadra e allo staff venerdi' sera al loro arrivo allo stadio. Invitiamo tutti i tifosi gialloblu' davanti all'ingresso monumentale del Tardini per le ore 19, muniti di sciarpe, bandierine e magliette, ma soprattutto di fede e passione. Ci attende un lungo cammino, difficile e insidioso. E noi (squadra, ultras e tifosi) lo percorreremo insieme, nel bene e nel male. Saremo davanti al nostro stadio per riaffermarne la parmigianita' (che qualche autorita' sembra non gradire), per stringerci in un'unica entita' fedele ai nostri colori, e per testimoniare il nostro spirito e la nostra fede ai nostri giocatori. Dobbiamo contagiarli con il nostro entusiasmo, fortificarli con con il nostro orgoglio, conquistarli con il nostro attaccamento, per spingerli a dare il massimo e a fare del loro meglio per Parma e il Parma.












Dopo una retrocessione la costanza di qualcuno puo' tentennare, ma non quella che si fonda su una vera fede. "Con il Parma nel bene e nel male" non e' retorica ultras ma una vera filosofia di vita che guida le nostre azioni. E guidera' il nostro tifo, dal primo al novantesimo minuto, dalla prima all'ultima partita di campionato. Mettiamo da parte i sogni e le illusioni estive e concentriamoci per dare il massimo, sostenendo il nostro Parma, combattendo insieme a lui ogni battaglia.
Ognuno di voi ha sicuramente una sciarpa gialloblu. Indossatela sempre con orgoglio e portatela al Tardini. Alzatela quando il Parma scende in campo e ogni volta che vi invitano a farlo i lanciacori. Ognuno di voi puo' cantare e urlare, non stancatevi mai di partecipare ai nostri cori.
Accompagnamo il Parma in questa nuova avventura. Venerdi', ore 19, stadio Tardini di Parma".

Io aggiungo solo una cosa, di mio. Forza Parma!
(Nelle foto: la presentazione di Alberto Paloschi /by GazzettadiParma.it/, il presidente Tommaso Ghirardi, il Boys 1977)

Le interviste di Pramzanblog: Luca Sommi "FESTEGGERÒ IL COMPLEANNO CON LA MIA ORGANIZZAZIONE PIU' BELLA: LA MOSTRA SUL CORREGGIO, L'EVENTO DELL'ANNO"


Per il suo prossimo trentaseiesimo compleanno s'è fatto un bel regalo, un evento assoluto, il più importante dell'anno, che si svolgerà dal 20 settembre al 25 gennaio: la mostra sul Correggio. Luca Sommi, parmigiano, responsabile dell'agenzia Eventi Culturali del Comune, appena ha ricevuto l'incarico, nel luglio dell'anno scorso, si è rimboccato le maniche e ha cominciato a organizzare la mostra (che è curata da Lucia Fornari Schianchi), attorniato da una bella schiera di collaboratori. E' ovvio che entri nella galleria delle interviste di Pramzanblog.
Perché questa mostra, Sommi?
Perché Correggio meritava ampiamente un evento di valore internazionale. Pensi che nel 1989, in occasione del cinquecentesimo anniversario della sua presunta nascita, non era stato fatto niente.
Quando ha cominciato a impegnarsi in questa avventura era conscio degli ostacoli che avrebbe dovuto superare?
Certamente. Ho dovuto ottenere opere del Correggio, senza spendere, dai musei di mezzo mondo. Non era una cosa facile, ma ci siamo riusciti.
Per esempio?
Per esempio la National Gallery di Londra, il Kunst Historisches Museum di Vienna, il British Museum di Londra, e poi Parigi, Budapest, Napoli... La lista è lunga.
Qualcuno, su questa mostra, è scettico. C'è chi dice che è facile far vedere le cose che ci sono, vedi gli affreschi del Duomo e di San Giovanni e la Camera di San Paolo, ma che sarà difficile far arrivare le opere correggesche da altri musei...
Più di quaranta opere di Correggio provenienti da fuori. E, ripeto, senza tirare fuori soldi, se non per le spese di carattere puramente tecnico. Bastano? In questa mostra si potrà ammirare il 95 per cento dell'opera pittorica correggesca. Alla fine mancheranno in tutto non più di tre, quattro opere. Ci saranno anche una cinquantina di disegni e quaranta opere del contesto, da Mantegna a Parmigianino.
Nel sito della mostra ho letto che per ammirare da vicino gli affreschi del Duomo e di San Giovanni si potrà salire in ascensore...
Non è esatto. Gli ascensori ci sono, ma serviranno per chi ne ha davvero bisogno: disabili, anziani... Per tutti gli altri c'è la possibilità di salire comodamente.
La mostra, per la quale Skira ha preparato un bellissimo catalogo, non avrà un'unica sede.
Infatti. Si potranno vedere gli affreschi in Duomo, nell'Abbazia di San Giovanni e nella Camera di San Paolo. Le tele correggesche, invece, e le altre opere, saranno esposte nel Palazzo della Pilotta.
Quanto avete speso per assicurare le tele provenienti dagli altri Paesi?
Meno di quello che si possa pensare, visto che i musei ci hanno prestato le opere a titolo gratuito. Spese di carattere tecnico. Ci si è dovuti impegnare anche per un rigido sistema di sicurezza. Sono, mi capirà, opere di valore inestimabile.
Prima di dedicarsi a tempo pieno al Correggio, che cosa faceva?
L'autore. L'autore di libri e documentari d'arte. Il mio maestro è Vittorio Sgarbi, al fianco del quale lavoro da sette anni. Ho firmato anche il documentario sulla mostra sul parmigiano che c'è stata a Parma.
E' vero che lei festeggerà il suo compleanno proprio in concomitanza della mostra correggesca?
Sì. Per la verità due giorni prima. Il 18 settembre. Il 19, alle 11, ci sarà la presentazione alla stampa e, alle 15, alle autorità. L'apertura al pubblico avverrà invece il 20, alle 9,30.
Achille Mezzadri
(Foto dall'alto: Luca Sommi, organizzatore della mostra, sotto gli affreschi de Duomo; il catalogo Skira / PER PRENOTARE I BIGLIETTI TELEFONICAMENTE: 199 199 111)

Chiedi chi era Stopàj, il re della sbornia

E' singolare che a Parma qualcuno ricordi ancora, a 43 anni dalla scomparsa, un alcolista, un uomo che buttò via la sua vita con l'alcol. Eppure Ettore Bonazzi, "in arte" Stopàj, turacciolo, entrò nella storia del costume parmigiano e non ci è mai uscito. Forse non ci uscirà mai. Io me lo ricordo bene, perché bazzicava spesso dalle mie parti, in borgo XX marzo. Mi è rimasta impressa, per esempio, una volta in cui (ero bambino) lo vidi all'angolo tra borgo XX marzo e vicolo della Macina, incollato al muro. "Pronto... pronto...", diceva strascicando le parole. Telefonava. A chi? Chissà. A Bacco, forse e a tutti gli dei della sbornia solenne. Era sempre "in basa", Stopaj. Piccoletto, innocuo, sempre pronto alla facezia, camminava dondolante, rasente i muri. Raccontava barzellette a tutti, o meglio, il suo modo di fare, il suo modo di dire le cose, diventava quasi sempre una barzelletta. "La sai l'ultima di Stopaj?". A volte magari non erano nemmeno cose dette da Stopàj, ma nell'immaginazione popolare, le barzellette che uscivano dalle osterie erano sempre opera di... Stopàj. Io me ne ricordo una piuttosto volgare.
Stopaj era fermo davanti alla pescheria Negri, proprio in borgo XX Marzo. Fermo davanti a una bacinella piena di pesciolini, anche detti, dal popolino, pèss putana.
"Co' fät Stopaj?". Gli chiese un passante.
"A' sérc to' soréla..."

Enrico Maletti, nel suo sito Parma in dialetto, ricorda un altro episodio famosissimo.
Stopàj camminava a testa bassa perché cercava qualcosa che aveva perso. Un amico gli ha chiesto.
"Stopàj, hai perso qualcosa?"
"J'ho pèrs l'arloj", rispose Stopàj.
"Dove l'hai perso?"
"L'ho pèrs la dardè".
"Allora perché lo cerchi qui?"
"Al sérchi chi parchè l'andäva avanti".

E Giuseppe Mezzadri, che io ho già definito uno "speleologo" del passato di Parma, ricorda un'altra storia:
A Stopàj, ubriaco fradicio, cade il cappello.
"Ven su!", dice al cappello, che però resta per terra.
"Ven su", gli ripete, ma il cappello resta dov'è. Allora gli lancia le chiavi di casa e gli dice:
"To 'l ciävi. Quand tsi stuff äd stär lì a t'gnirè in ca' da ti".

Stopàj, nato a Parma nel 1907, aveva cominciato a lavorare a 16 anni nel timbrificio Catellani. Restò lì fino al dopoguerra. Fu allora che cominciò a dedicasi all'alcol. Morì a 57 anni. il 18 novembre 1965, nel sanatorio di Gaiato, a due passi a Pavullo nel Frignano, nel Modenese.

martedì 26 agosto 2008

Se un pramzàn chiede aiuto a Pramzanblog...

Premetto che non è compito di questo blog denunciare e cercare di risolvere problemi dei quartieri cittadini. Parma è ricca di informazione, anche on line, e spetta ai miei bravissimi e giovani colleghi affrontare certi temi. Ma pubblico egualmente una lettera che ho ricevuto da un signore che si firma Mauro Raschi. Poi spiegherò perché.
Gentile Direttore, mi permetto di inviare alcune foto scattate nei giorni scorsi che riassumono brevemente una situazione di incuria dell'area in prossimità del nuovo asilo di Via S. Remo , aperto al pubblico in quest'ultima annata scolastica. Premetto che siamo in una zona ove già il vandalismo giovanile inizia a prendere il sopravvento agevolato dalla mancanza di controlli e/o di presenza della forza pubblica; panchine e gazebo nuovi di una stagione sono già martoriati dalla demenza giovanile.
Diviene così anche fastidioso accettare che la superficialità degli "addetti ai lavori" permetta che quattro nuovi gazebo utilizzati questa estate all'interno della struttura educativa siano già distrutti ed inservibili dopo un paio di mesi dalla loro installazione. E' sconcertante vedere che la pavimentazione del nuovo marciapiede adiacente l'asilo, presenti forti dissestamenti pericolosi, dopo nemmeno un anno di vita, così come il bel prato (non mi pare inglese, ma fa lo stesso) a fianco sia pieno di crateri di dimensioni tali che le foto non riescono nemmeno ad evidenziarne la pericolosità. Non commento oltre il verde pubblico, perenne nota dolente del quartiere. Le piante, che sono state oggetto nelle scorse estati di mie mail di protesta, continuano ad essere lasciate seccare. Alcune poi vengono sostituite l'anno successivo, alcune no e di loro rimane solo il ricordo con un misero traliccio di sostegno a fare da lapide. I prati , dotati di impianto di irrigazione, sono tutti secchi e bruciati dall'arsura. Mai una goccia d'acqua viene data per mitigare questa condizione anzi, aggiungo, la centralina che comanda probabilmente questi automatismi è stata fatta esplodere (nel senso vero e dinamitardo del termine) lo scorso autunno da vandali e mai stata rimpiazzata. Sono consapevole che gestire tutte queste situazioni, viste nell'ottica di una città che si muove e non di una sola zona, non sia facile già di per sé e men che meno in tempi in cui la moneta scarseggia; sono certo che la colpa è anche del cittadino troppo permissivo anzi, menefreghista direi, nel tenersi da caro il proprio patrimonio sia in termini di beni ambientali che di educazione di figli sempre più fuori dalle righe. Mi sento però anche nell'obbligo di segnalarle alla collettività ed alle autorità preposte per un mio forte senso civico e soprattutto per far capire che io, come molti altri che non riescono a farsi sentire, non ci sto più. Un caro ringraziamento.
Raschi Mauro
Via Riomaggiore

Ecco perché ho pubblicato questa lettera. Perché ho trovato stupefacente che un signore di Parma, angustiato da un problema del suo quartiere, abbia deciso di rivolgersi, esponendo il suo problema anche con foto, oltre che al vicesindaco Paolo Buzzi, agli assessori Gianpaolo Lavagetto, Francesco Manfredi, Cristina Sassi, alla Gazzetta di Parma , anche a... Pramzanblog!
Sono ovviamente lusingato che il signor Raschi riponga tanta fiducia in questo nostro blog, così giovane ma già così gradito a tanti parmigiani. Evidentemente qui si respira "aria di Parma" e un parmigiano, quando passa di qui, ci si trova bene, sente perfino la voglia di confidarsi. (Lo vedo anche dai commenti ad alcuni post). Bell'inizio. Anche questo, ed era ciò che speravo quando ho aperto Pramzanlog, è spirito di parmigianità.
(Nelle foto /by Mauro Raschi/:i gazebo devastati, la pavimentazione dissestata, un "cratere" nel verde ).

Chiedi chi era Galaverna, il papà di Batistén



Ormai chi legge abitualmente Pramzanblog ha capito perfettamente che questo sito è nato e sta crescendo con la presunzione di diventare un piccolo monumento alla parmigianità. Poteva dunque mancare un ritratto di Domenico Galaverna, tipografo, burattinaio, poeta dialettale , nato a Parma il 25 febbraio 1825 e morto a Collecchio il 31 agosto 1903, vale a dire 105 anni fa? I giovani d'oggi (tolta qualche eccezione) ignorano certamente chi fu Galaverna, al massimo sono passati per il borgo che ha preso il suo nome, ma basta sfogliare uno dei tantissimi libri sul passato di Parma, che ecco spunta regolarmente il suo nome: soprattutto per il personaggio che creò, il celebre Batistén Panäda, una maschera che divenne "rivale" della maschera ufficiale di Parma, Al Dsèvvod. Ma anche per le sue straordinarie poesie in dialetto, per i suoi Lunari (il più celebre fu dedicato proprio a Panäda, che uscì all'inizio di ogni anno, dal 1852, per 48 anni consecutivi, uno a un'altra sua favolosa creatura, Tmasòn Brusamiccia), per il suo inimitabile talento di burattinaio. Fu il classico autodidatta, si acculturò pian pianino, anno dopo anno, soprattutto da quando si trasferì da Parma a Collecchio, dove fu segretario comunale. Era diventato un erudito a modo suo. Scriveva in latino e in francese, ma si capiva bene che lo faceva "a orecchio". Il suo maestro, in ogni cosa che faceva, in ogni cosa che ideava, era il popolo. Erano i parmigiani (e i collecchiesi). Ebbe anche un periodo travagliato. Nel 1868 infatti fu coinvolto suo malgrado nelle manifestazioni contro l'imminente entrata invigore della tassa sul macinato. Una folla inferocita si accalcò davanti al municipio di Collecchio, minacciando di saccheggio le abitazioni del delegato, che in quei giorni sostituiva il sindco dimissionario e quelle dei dipendenti comunali, tra i quali, appunto, Galaverna. Il "papà" di Batistén Panäda fuggì nei boschi, poi a Langhirano e infine a Parma, dove lo raggiunse la famiglia. Pochi giorni dopo scrisse al delegato, preannunciando le sue dimissioni, che però non ebbero seguito. Andò in pensione solo nel 1892.
A 105 anni dalla morte voglio ricordarlo anche con un frammento tratto dal Batistén Panäda:

Arrivà ch' semma ai confein
ecco lì un mucc' ad gablein
dil ghignazzi, di barbon
ch'javen ross i pantalon.
Fass innanz el pu bel grand
Ch' l' äva ai brazz el sign del cmand
e 'l farloca - oé monsù
dovech gnir adessa vu ?
"Veh mi a digh chi m' dà dl' arlia !
D' in do vegn ? Mo da ca mia"
- Bien el dis votre papié
"Mo sicura ch' son gnu a pè"
- Sacranon, el salta su
votre cart, tendè monsù ?
"Mo sonaj ! Mo caspitenna !
Cme se scaldel tant l'orenna ?
Ghe bisogn d' sbrajär tant fort ?
El völ dir el passaport ?"
- Bien, tre bien, donè a muvà
"Eccol sior propia cmed va,
el la spiga st' accident
brangognand dameza ai dent
el confronta i connotat
pezz che un giudiz, n' avvocat,
el la guärda dnanz, dardè,
el 'm sbarlocia e testa e pè,
po la donna, po i picett
po el fa el freghi al me asnett
e po el s'volta con 'na greinta
seria, brusca, ma imponenta
el me dis - vus si italien ?
"Oh sior no a son Batistén"...

(Nelle foto, dall'alto: il busto a Galaverna, a Collecchio; la lapide dedicata a Galaverna a Parma nel cinquantenario della morte; il frontespizio della strenna dedicata a Tmasòn Brusamiccia nel 1858, 150 anni fa / Il testo del "Battisten Pan¨da" è tratto dal blog I poeti di Parma).

lunedì 25 agosto 2008

Miss Italia: mancano soltanto quindici giorni MAZZA CHE ESCALATION! VINCERA' LEI?



La battuta mi sembra un po' scontata, ma la dico lo stesso perché mi diverte: Mazza che escalation! E ancora un'altra: Benedetta sua madre che l'ha messa al mondo! Vabbé, dopo queste spiritosaggini mi sembra doveroso dire che nemmeno "Pramzanblog" può restare insensibile a questa "arrampicata" verso l'Olimpo della bellezza di Benedetta Mazza, parmigiana, 18 anni, diploma di liceo scientifico, un sogno da stilista nel cassetto. Intanto ha già sbaragliato tutte a: Miss Liceo Parma (liceo Ulivi in festa), Miss Parma, Miss Cinema Emilia, Miss Emilia. Detta così, a spanne, viene l'idea che a Salsomaggiore almeno uno dei tre titoli (se non il principale), sarà suo. Così potrà diventare l'erede di altre due parmigiane titolate, la salsese Gloria Belicchi (Miss Italia nel 1999) e Tamara Baroni (Miss Eleganza 1967). Attenzione, c'è un problema: Benedetta è bionda e si sa che le bionde vincono raramente a Salso. Però quache volta ce la fanno e questa potrebbe essere quella buona...
Che cosa dice Benedetta? Dalle sue dichiarazioni ai vari giornali on line mi pare di capire che comincia a crederci anche lei, anche se dice di no. Prima si era meravigliata di essere stata eletta Miss Liceo Parma. Poi si era meravigliata di aver vinto la fascia di Miss Parma. Poi si era meravigliata di... Adesso forse non si meraviglia più. Ha detto a GazzettadiParma.it: "Ho iniziato quest'avventura in modo del tutto casuale e non so dove arriverò. Spero comunque di rappresentare bene Parma e di arrivare più in alto possibile". Sogna, la ragazza, ma con grande modestia. Ha detto a ParmaOk di poter essere raffigurata in tre "s": spontanea, simpatica, semplice. Che la parte del suo corpo che le piace di più sono gli occhi. Che ha un "moroso" il quale fa un po' fatica a non essere geloso. E che, se proprio deve dire un suo difetto, è che si sente "un po' troppo onesta". (Perché, è un difetto?). In bocca al lupo Benedetta. E un augurio anche ad altre nostre due rappresentanti, Tatiana Bertorelli, di Salso, e Karimen Gebril, di Ramiola, che da domani si giocano tutto nelle prefinali.
(Foto dall'alto 7cliccare per ingrandire/: Benedetta Mazza con la scia di Miss Emilia e ancora la bionda Benedetta al centro, alla finale emiliana del concorso, che si è svolta a Reggio Emilia /foto Parma.Repubblica.it/)

Quelli che sognano di diventare parmigiani DALLA TURCHIA E DALLA COSTA D'AVORIO: QUI STIAMO BENE E IMPAREREMO ANCHE IL DIALETTO


Pochi giorni fa sono passato da via Bixio e mi ha colpito la vetrina di "Ararat", pizze e kebab, specialità turche. Ho scattato una fotografia. Una giovane signora, seduta su una panca, mi ha sorriso. Le piace il nostro negozio?", mi ha detto. "Tanti saluti". Quando ho scaricato la foto sul mio computer ho visto che, sulla vetrina, c'era un numero di telefono. Ho chiamato. Mi ha risposto Gulabi Iltiger, 30 anni, il titolare. "Chi era quella signora?", gli ho chiesto. "La mia socia, Tulay Sahin, oggi non c'è". "Siete turchi?". "Sì, veniamo da quel Paese. Io mi trovo molto bene qui". "Perché è venuto in Italia? In cerca di un lavoro? Per guadagnare di più?". "No, non per motivi economici. Io sono curdo della Turchia, là c'è la guerra. E' difficile vivere. In Italia sto molto bene. Prima sono stato a Roma, da alcuni anni sono a Parma. La città mi piace molto. Chissà, magari starò qui per sempre. E' difficile dirlo adesso, ma mi piacerebbe". "Nel vostro negozio, in pieno Oltretorrente, vengono soprattutto stranieri?". "No, no. Vengono anche molti italiani. E parmigiani, in particolare. Ci hanno accolto bene". "Voi fate pizze e kebab. I parmigiani vengono per le pizze?". " No, per il kebab. Ma anche per le nostre specialità turche, le melanzane ripiene, i peperoni ripieni, le zucchine ripiene. E le "foglie di uva", una specialità turca che facciamo solo noi". "Quindi i parmigiani le vogliono bene...". "Quelli che conosco io sì. E io sono fiero di stare qui. Voglio diventare un parmigiano al cento per cento. Mi piacerebbe, per esempio, imparare il dialetto. Lo so che il dialetto è importante in una città. Io per ora conosco soltanto tre, quattro parole, ma vorrei tanto impararlo bene. Quando, sulla "Gazzetta di Parma" c'è una poesia in dialetto, me la leggo tutta. Non ci capisco niente, per ora, è più difficile del cinese. Ma un giorno imparerò".
La storia di Gulabi, e della sua socia Tulay, la gentile signora della panca, dimostra che l'integrazione, con la dovuta pazienza, è possibile. Storie come questa, per il momento, sono gocce nell'oceano, ma un giorno, chissà...
E lo conferma anche la storia di Hortense Anuo Akoua, che ho letto una decina di giorni fa sulla "Gazzetta di Parma". Hortense, una bellissima giovane donna della Costa d'Avorio, è in Italia dal 1990 ed è proprietaria di uno storico negozio di generi alimentari (che è stato gestito per quarant'anni dai coniugi Fantuzzi) nel quartiere di San Leonardo. "I sapori parmigiani possono sposarsi alla perfezione con la mia cultura", ha detto Hortense alla giornalista che l'ha intervistata per la "Gazzetta. "Ho deciso di non preparare cibi africani perché mi sembra giusto vendere prodotti del Paese che mi ha ospitata". Da Hortense, sposata con N'Gliessan Kociassi e madre di due bambini, Christian e William, si trovano perfino i tortelli d'erbetta, gli anolini, le lasagne. E i salumi. Pensate: dall'ivoriana Hortense si possono trovare lo strolghino, la culaccia, il culatello di Zibello, il migliore crudo di Langhirano, il salame di Felino... "I miei clienti sono contenti", ha detto Hortense "e ne sono fiera. Ma ho fatto di tutto per meritarmi questa stima: prima di dedicarmi a questa attività ho frequentato un corso di sei mesi all'Ifoa, che mi ha dato la qualifica di addetta alla distribuzione alimentare". "E i suoi figli?" "I miei figli, Christian e William, frequentano la scuola Toscanini e stanno crescendo da parmigiani. Il dialetto? Certo, mi piace e vorrei poterlo parlare bene. Ma per adesso lo conosco... miga tant".
(Foto, dall'alto, del negozio Ararat /by Pramzan45/ e di Hortense Anuo Akoua /By Gazzetta di Parma/)

sabato 23 agosto 2008

Pramzanblog intervista Fratel Mario Chiarapini "UN PADRE RICATTAVA IL FIGLIO: SE NON TI DECIDI A STUDIARE TI TOLGO DA LA SALLE"

Con quella faccia da parmigiano (perché vi traspare il senso dell'ironia e la solarità e la schiettezza e l'arte di aprirsi al prossimo) non avrei detto, prima di sentirlo parlare, che Fratel Mario Chiarapini, 60 anni a novembre, direttore da cinque anni dell'Istituto de La Salle, è di Gràdoli, in provincia di Viterbo. Invece è proprio laziale, ma qui a Parma, scusatemi l'espressione un po' irriverente, si trova a da Papa. E' educatore, ovvio, come tutti i Fratelli delle Scuole Cristiane, ma anche scrittore (tra i suoi libri, per la Paoline Editoriale, E loro se ne vanno, Suggestioni di parole, Celebrare l'Eucarestia è vivere, Aspettando la domenica, Giovani dal vivo) e soprattutto musicista. Ha composto infatti la musica, ma scritto anche le parole, di numerosi canti liturgici, tra i quali l'Inno del Giubileo diocesano. Ha fatto e sta facendo molto per La Salle, l'istituto dove ho frequentato le elementari e le medie. Un motivo più che sufficiente per inserirlo nella galleria delle Interviste di Pramzanblog.

Togliamoci subito il dente, Fratel Mario. Perché l'Istituto de La Salle dovrà subire, per dirla in punta di forchetta, una "delocalizzazione"? Detta in altre parole: perché dovrà traslocare?
Posso capire che per molti ex allievi, come lei, questo sia giudicato come un passo doloroso. Ma come ho già avuto occasione di dichiarare, non sono le mura di un edificio che fanno la sostanza. La sostanza del nostro Istituto sta nel modo di educare, nel messaggio educativo, che io sintetizzo in due parole: serietà e serenità. Quello, glielo posso garantire, non cambierà nemmeno in via Berzioli, quando traslocheremo.
Ok, capito. Ma perché si è arrivati a questa decisione?
Perché si rischiava di chiudere, caro amico. La Salle era a rischio per vari motivi, ma soprattutto economici. Io ho capito molto bene, quando sono arrivato qui a Parma, che questo rischio era reale, allora mi sono battuto per salvare questo Istituto che a Pama è tanto amato da una bella fetta della popolazione. Andremo in periferia, avremo una nuova sede (che costruiremo con i proventi della vendita di quella attuale di vicolo Scutellari), allargheremo l'utenza perché avremo, come ormai tutti sanno, anche un asilo nido e una scuola materna... No, non si rattristi: è una bella cosa, vedrà.






E qui, in vicolo Scutellari, chi arriverà? La solita banca?
Non glielo posso dire ufficialmente perché ufficialmente non lo so. Ma credo abitazioni...
Tutto questo quando?
I lavori sono già cominciati. Dovrebbero concludersi nell'estate del 2010, tra due anni. Quindi inaugureremo la nuova sede con l'anno scolastico 2010-2011.
Come ex allievo da lei aspetto buone notizie. Me ne dia un'altra...
Dal 2003, anno del mio arrivo, a oggi, sono considerevolmente aumentati gli allievi. Erano 125, adesso 180.
Come mai secondo lei?
Be' la risposta la può dare, innanzitutto, la città, che conosce bene la tradizione educativa dei Fratelli delle Scuole Cristiane...
Sì ma ormai di Fratelli, dietro alla cattedra, ce ne sono ben pochi... Quanti eravate l'anno scorso?
Tre. Fratel Piero, Fratel Marco e io.
Ecco, vede...
E' verissimo questo, eravamo in tre. E, se per lei è una buona notizia, posso dargliene un'altra: con quest'anno scolastico saremo in cinque. Ma vede, però, il problema non sta in chi è dietro la cattedra. Noi, da molti anni, abbiamo una stragrande maggioranza di ottimi insegnanti laici. In particolare da quando, nel 1993, la gestione dell'Istituto de La Salle è passata nelle mani di una cooperativa di genitori, la Cooperativa la Salle. Ma la direzione didattica e pastorale è sempre dei Fratelli. E' qui il sigillo, la peculiarità della scuola.
Anche adesso, come ai miei tempi, sui banchi si siedono sia i figli dei benestanti sia quelli di chi fatica a sbarcare il lunario? Un po' atipica come scuola privata...
Sarà anche atipica, ma è il messaggio dato dal nostro fondatore, Giovanni Battista de La Salle. I ragazzi qui imparano a vivere tra uguali. Ancora adesso, come ai suoi tempi.
Fortuntamente.
Fortunatamente sì. Questa è una scuola, ma anche una famiglia. E non è un luogo comune. Un modo di dire. Guardi, le voglio raccontare un aneddoto divertente. Un giorno mi telefona un papà di un ex alunno, che qui aveva frequentato elementari e medie. Aveva da poco superato la licenza media. "Fratel Mario", mi dice "ho un problema serio con mio figlio. Posso venire a trovarla?". "Certo, sono qui", gli rispondo, un po' preoccupato perché temevo che fosse successo chissà che cosa. Arriva e mi dice: "Sa, Fratel Mario, mio figlio non aveva nessuna voglia di studiare, soprattutto alle medie, ma qui si trovava bene e allora io lo ricattavo. Sì, fratel Mario, lo ricattavo. "Se non studi", gli dicevo con tono burbero "ti tolgo dalla Salle". Lui sapeva che non scherzavo, allora, per non lasciare questa scuola, faceva il suo dovere. Ma adesso che non è più qui, Fratel Mario, che cosa gli dico? Non ho più La Salle come arma di ricatto..."











Ho appena visitato con lei la scuola e per me è stata un'emozione unica: il cortile delle nostre "ricreazioni" e dei saggi annuali, il refettorio, la cappella, le aule... Ho trovato tante cose uguali. Ho ritrovato, insomma, lo spirito di allora. Ma ci sono anche grandi novità...
Be', certo, ogni scuola deve andare, se può, al passo coi tempi. Noi per esempio abbiamo un invidiatissimo laboratorio di informatica, pieno di computer. E in ogni aula c'è un lettore di dvd... Anche queste cose piaccioni ai ragazzi...
Non vedo più la bacheca con i film all'indice...
Come?
Sì, subito dopo il corridoio d'ingresso, su una parete c'era una bacheca in cui venivano segnalati i film vietati ai minori. Noi ragazzi la consultavamo spesso.
E rispettavate le indicazioni...
Ma neanche per idea. Per noi era utile sapere dove davano questo o quel filmaccio proibito...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, by Pramzan45, dall'alto: Fratel Mario Chiarapini in direzione e nel cortile dell'Istituto, un'aula con il lettore di Dvd, il laboratorio di informatica).

venerdì 22 agosto 2008

Le interviste di Pramzanblog: Carletto Nesti VILLETTA: LA NOSTRA CASA DELLA MEMORIA

Sessantaquattro anni, parmigiano, ex lasalliano, sposato con una compagna di scuola, Donella, quattro figli (Matteo, Francesca, Giacomo e Lorenzo) e tre nipoti (Daniele, Zacarias, Francesco): ecco il biglietto da visita "privato" di Carletto Nesti (sì, proprio Carletto all'anagrafe, non è un diminutivo), presidente dell'Ade, la società dei cimiteri di Parma. Editore (pubblicazioni per ragazzi), uomo politico e amministatore pubblico, attività che, negli ultimi anni, è diventata prevalente se non esclusiva. E' stato consigliere ed assessore a Collecchio e Felino, poi Presidente dell’Unità Sanitaria Locale di Parma (la più grande dell’Emilia), successivamente consigliere (ininterrottamente dal 1985 ad oggi) del Comune di Parma e per diversi anni, in periodi diversi Assessore sempre al Comune di Parma (Servizi Sociali, Anagrafe e Stato civile, Polizia Municipale, Viabilità-traffico-trasporti, Toponomastica, Economato, Bilancio e Finanze, Decentramento, Patrimonio, Rapporti con la Regione, ecc.). Dal 2004, anno della sua costituzione, è presidente dell'Ade. Entra di diritto nella galleria degli intervistati di "Pramzanblog".

Premetto che io entro sempre alla Villetta con una specie di "gioia". Sento che lì ci sono le mie radici, vado a trovare anche bisnonni e trisnonni che non ho mai conosciuto. E anche parenti lontani. Rivedo con piacere anche lapidi di sconosciuti che, a forza di passarci davanti, sono diventati conosciuti. E' un sentimento diffuso o è una peculiarità mia?
E’ un sentimento che, quasi tutti, hanno con sé quando vengono ad incontrare i loro cari: solo che i più lo nascondono. Questi, per vecchia consuetudine (che poi, nel tempo, è divenuta atteggiamento sociale e culturale) sono convinti che la visita ai defunti sia, per definizione, un atto di mestizia e di tristezza e questa convinzione è ancora molto, troppo radicata, specialmente nelle persone più anziane. Ma, in questi anni, qualcosa è cambiato: perché abbiamo cercato, con piccoli, ”insistenti” interventi, di creare le condizioni perché una “visita ai defunti” fosse, prima di tutto, un’occasione di incontro e di relazione, anche di informazione e comunicazione. A Parma, se proviamo a leggerlo così, questo è il più grande parco della città: dal punto di vista ambientale (la più grande superficie a verde di tutto il Comune, con diverse specie di flora e di fauna), culturale, monumentale (tutta la più importante architettura e la scultura del ‘900 parmigiano è qui alla Villetta) e storico (qui risiedono tutte le vite, grandi e piccole della storia della nostra città): un grande giacimento storico – monumentale - ambientale, quindi, che va valorizzato (e fruito) in tutta la grande potenzialità che può esprimere e che, da qualche anno, con un’adesione ed un consenso sempre crescente, ha cominciato ad esprimere.
Che cosa è cambiato per i parmigiani, se ci sono stati cambiamenti, nel culto della memoria?
Gli atti e le “modalità” con cui si manifesta il ricordo dei propri defunti non è cambiato: ci sono i risultati (ed i commenti) dei cittadini nei vari “sondaggi” di opinione, che ci fanno capire che le esigenze sono chiare e semplici: decoro, pulizia, cortesia del personale, cura del verde, presenza ed efficienza degli ausili minimi (scale, bagni, orari, servizi informativi, accessibilità). Sono sondaggi molto ampi: circa 10.000 schede, distribuite, con un ritorno di oltre il 23 per cento, in occasione della ricorrenza dei defunti. Le “forme” con cui si manifesta il cordoglio sono sempre le stesse: i fiori, l’illuminazione votiva, le visite periodiche (la frequenza media è circa quindicinale, ma con presenze anche quotidiane e/o più volte al giorno, la preghiera, il bacio lasciato con la punta delle dita sulla foto o sulla lapide: atti minimi, consueti, ma profondamente amorosi ed intimi.




La familiare "Villetta" è diventata "Cimitero monumentale della Villetta". Perché?
Qui sono presenti alcune delle più importanti opere d’arte della città: un vero “museo all’aperto”, un monumento in sé, che stiamo cercando di valorizzare anche dal punto di vista turistico: stiamo lavorando ad un museo virtuale sulla Villetta (sarà presentato a ottobre) che metterà Parma all’avanguardia anche da questo punto di vista. Non per niente la Villetta è presente sulla guida dei più importanti cimiteri Eeuropei e viene visitata, continuamente, da artisti e studiosi, anche stranieri.
"Ospiti" illustri: Padre Lino, Paganini, Paola Borboni, il generale Dalla Chiesa: padre Lino all'ingresso principale, la Borboni in quello di San Pellegrino. Mi indica precisamente dove sono gli altri due?
Il Generale Dalla Chiesa (di cui il 3 settembre celebreremo l’anniversario della morte) è sepolto con la moglie, Emanuela Setti Carraro, nella tomba di famiglia, nel settore Nord Ovest dell’Ottagono sul Viale centrale entrando dall’ingresso principale della Villetta. Paganini è nel tempietto omonimo nel settore Sud Est, sempre nell’Ottagono, raggiungibile dal Viale centrale e visitato ogni giorno da decine e decine di persone, da Parma e da tutto il Mondo.
Da anni c'è l'Ade: che cosa è cambiato nella gestione dei Cimiteri cittadini?
Abbiamo migliorato un po’ tutto: l’ordine, la pulizia, la cura del verde e degli edifici, la accessibilità, la vigilanza, ma, soprattutto, i rapporti con i concittadini, con l’ascolto, il miglioramento dei comportamenti di tutto il personale, la maggior cortesia e la presenza continua: i nostri lavoratori (e, insieme, i cittadini) sentono questa azienda come la “loro azienda” che si prende cura con rispetto, con decoro e con personalizzazione, dei “loro defunti”. Non è poco…
L'Ade ha un sito Internet. La gente lo frequenta solo per trovare l'ubicazione dei defunti o perché vi trova altri motivi di interesse?
Soprattutto per la ricerca defunti, ma anche per tutte le altre informazioni (su orari dei cimiteri, svolgimento dei funerali, scadenze degli adempimenti per esumazioni ed estumulazioni, pagamento della luce votiva, costo delle prestazioni, contatti con gli uffici, e tutta la vasta parte delle news, con le notizie quotidiane (anniversari, novità nei servizi, commemorazioni, cerimonie, ecc.). Il nostro sito (www.adespa.it) è stato recentemente rinnovato ed è visitatissimo, anche se può essere ancora migliorato.
E' vero che fate le visite guidate? E da quando? E qual è il percorso?
Abbiamo cominciato con i primi esperimenti già nel 2004: le ultime (che abbiamo dovuto “sdoppiare” tante erano le adesioni!) questa primavera e ricominceremo a settembre. Ci sono diversi percorsi, tematici (storia, scultura, militari, resistenza, personaggi parmigiani, ecc.). Dall’anno prossimo ci sarà un “audioguida” prodotta insieme al Comune di Parma, per rendere la fruizione più autonoma e senza necessità di prenotazione.
Come saranno i cimiteri del futuro?
Più piccoli e sempre più “specializzati” per essere davvero dei “grandi parchi” in cui si può riflettere, passeggiare, studiare, leggere, ascoltare (perché no?!) un po’ di buona musica, mentre si “incontrano” i propri cari, il proprio presente ed il passato. Insomma dei veri “luoghi della memoria”.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: il presidente dell'Ade Carletto Nesti, le tombe di Nicolò Paganini, Paola Borboni, la devozione popolare intorno alla tomba di Padre Lino e la tomba del generale Dalla Chiesa).

CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI GUSTOSE: SI PROVANO SUL SITO "PARMA TASTE"


Pramzan45, l'autore di questo blog, ha una faccia gustosa? Secondo Ivano Zinelli, fotografo talentuoso e gastronomo per vocazione, sì. Al punto che Pramzan45 è finito con il suo volto in bianco e nero nella piccola ma divertente galleria di "facce gustose" del sito "ParmaTaste", che è stato varato dallo stesso Zinelli e dall'amico chef Graziano Racchelli il 26 dicembre scorso. Ed è finito in compagnia di personaggi come Davide Oldani, grande chef e John Grisham, lo scrittore americano, autore di una serie infinita di bestseller. Quale onore.
A questo punto può sembrare perfino quasi dovuto che Pramzan45 faccia un peana al sito ParmaTaste, per sdebitarsi. No, nessun peana. Nessuno sdebitamento. Voglio solo dire, in tutta coscienza, e libero da condizionamenti, che ParmaTaste è davvero un sito "gustoso", pieno di prelibatezze giornalistico-gastronomiche. Si vuole conoscere la storia del prosciutto o del culatello? Basta cliccare. Si cerca una ministoria della cucina parmigiana? Basta cliccare. Si vuole l'elenco, con indirizzo e telefono, dei ristoranti e delle trattorie di Parma e provincia? Basta cliccare. Con un solo clic, gustoso per carità, si può sapere che cos'è il fooding, oppure conoscere l'Academia Barilla, oppure ancora scoprire tutti i segreti del tartufo nero di Fragno, o infine degustare, almeno virtualmente, l'insaccato di bovina romagnola. "Perché, Zinelli, un sito così?". ""Perché la mia idea iniziale era preparare una serie di libretti con le storie degli chef di casa nostra, le loro vite, i loro segreti, le loro ricette. Idea bocciata. Allora ho pensato al sito. Ed è stata una bella pensata. Sta funzionando". Ed infatti con la forza di un solo clic, sempre gustoso per carità, si entra nelle cucine degli chef più all'avanguardia, disponibili a insegnare i loro trucchi e le loro ricette. E adesso... tutti a tavola.
(Nelle foto: l'homepage di "ParmaTaste", Ivano Zinelli e Achille Mezzadri (Pramzan45), l'autore di "Pramzanblog")