
Titti Bianchi, la regina del liscio, compie 60 anni il prossimo ferragosto e mi sembra impossibile. Lei, che conobbi ragazzina, poco più che diciottenne, invitandola a una giuria del Festival di Sanremo nel 1967, ha quasi sessant'anni ed è nonna... Incredibile ma vero. Eppure Titti il "cuore di ragazza" se l'è tenuto dentro, con una grinta, una simpatia, una solarità che le ragazze d'oggi si sognano. In più, bella era allora e bella è adesso. Come cancellare il tempo che va... Poteva, Titti Bianchi, mancare nella galleria delle "Interviste di Pramzanblog"? Certo che no. Eppoi non è soltanto la bandiera della musica all'italiana, ma è anche, come si può capire dalle sue risposte nell'intervista, un simbolo di parmigianità.
Titti, da vincitrice del Festival di Ariccia, quello che lanciò Rita Pavone, a regina del liscio: era quello che sognavi?
Proprio no. Da ragazza, soprattutto dopo Ariccia, puntavo al successo come cantante "normale". Avevo anche firmato un contratto con la RCA, ho vissuto a Roma due anni. Ma tutto si è sciolto in una bolla di sapone. Purtroppo ho dovuto cambiare genere. Quando hai bisogno di soldi devi correre ai ripari. Non potevo fare la fame per inseguire un sogno. Vivevo sola con mia mamma, si faceva fatica a tirare alla fine del mese. Così cominciai a cantare con le orchestre da ballo. Poi mi sono sposata, con Francesco Zimetti e ho avuto due fantastici figli, Francesca, 31 anni, il cervellone di famiglia, che fa la ricercatrice e Alessandro, 25, il ragioniere. Francesca mi ha anche reso nonna di Alessio, un anno, uno splendore di bambino.
Quindi il passaggio al liscio è stata una necessità...
Sì, proprio così. Se devo essere sincera, il liscio mi faceva un po' schifo. Se pensi che addirittura, prima, cantavo in inglese perché consideravo un disonore cantare in italiano! Invece poi...
Quando hai capito di essere diventata la "numero uno" del liscio e della canzone all'italiana?
L'ho capito quando intorno a me c'era gente che continuava a dirmelo. "Sei la regina", "sei la migliore". Così un po' mi sono convinta anch'io. Ma ancora non me ne rendo conto pienamente. Mi sembra impossibile. Io una regina... Comunque ho già conquistato quattro dischi d'oro e sto raggiungendo il disco di platino: questa è la verità.
A quali canzoni sei più legata?
A tante, ma soprattutto a "La mia bambina", "Opera" e la piùrecente "Orgogliosa di te", dedicata a mia figlia Francesca quando mi ha reso nonna. Con questa canzone ho vinto anche il "Microfono d'oro" di Radio Zeta.
Con te il pubblico vuole soprattutto ascoltare o ballare?
Nei locali dove mi esibisco tutti amano molto ballare, ma quando comincio a cantare si fermano ad ascoltarmi. Sono io che poi scendo in pista e mi metto a ballare con loro.
Tu vivi con la tua famiglia a Rivarolo del Re, vicino a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Sei diventata cremonese o ti consideri ancora parmigiana?
Parmigianissima, per carità. Vado spesso a Parma, mi piace tornare in piazza Garibaldi, dove da ragazza mi trovavo con gli amici. Parma era ed è rimasta la "mia" città.
Visto lo straordinario successo che hai raggiunto, ti consideri una gloria di Parma?
Be', sì. Perché dovrei fare la falsa modesta. In fondo tengo alto il nome della mia città. E' Parma, magari, che non mi considera una "gloria locale". Nessuno è profeta in patria, dice il proverbio.
Come mai?
E vallo a sapere. Mi sento un po' ignorata dalla città. Ma quando mi esibisco in provincia vedo che il pubblico mi ama.
Che cos'è per te la parmigianità?E' un sacco di cose: è la "mia" piazza Garibaldi, è la gente simpatica e genuina, è il dialetto, che mia mamma, scomparsa un anno fa, non mi ha voluto insegnare. Mi piacerebbe conoscerlo e parlarlo bene.
Come mai tua madre ti vietava il dialetto?
Riteneva che per una ragazza fosse disonorevole parlare in dialetto. Diceva che era roba da "capannoni".
Che cosa ricordi della tua infanzia e della tua adolescenza parmigiana?
Stopàj, una figura caratteristica, un omino piccino piccino che raccontava ai passanti barzellette inenarrabili. E poi ricordo anche un signore elegantissimo, stile anni venti, fiore all'occhiello, ghette, impomatato, sembrava uscito dal passato... Mi affascinava molto vederlo.
Parma buol dire anche gastronomia, buona cucina. Tu come te la cavi?
Diciamo bene, va...
Prepari anche i tortelli d'erbette, gli anolini?
E chi ha il tempo? Son sempre in giro... Però con i primi, in generale, son proprio bravina davvero.
Piace la musica all'italiana ai tuoi figli?
Mica tanto. Però ascoltano in anteprima le mie canzoni, le giudicano, mi danno consigli. Diciamo che non la amano, ma, con tanta madre, la accettano.
Ha un futuro questo genere musicale?
E perché non dovrebbe? E' buona musica, genuina. Tutte le cose buone, genuine, hanno un futuro. Purtroppo c'è la crisi economica e si sente anche nelle balere, nei locali da ballo,nelle discoteche. La gente riempie le piazze quando l'entrata è gratis. Quando c'è da pagare, anche solo 5 euro, si defila... Ma io sono fiduciosa. Punto al futuro e... canto.
Achille Mezzadri

























SCRIVETE A PRAMZANBLOG







0 commenti:
Posta un commento