O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


giovedì 3 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Michele Pertusi NELLA MIA VALIGIA C'E' SEMPRE IL PARMIGIANO





Successo bis, in Piazza del Duomo, per il Nabucco di Giuseppe Verdi in forma di concerto, diretto dal maestro Sebastiano Rolli e con il basso parmigiano Michele Pertusi nel ruolo di Zaccaria. (Gli altri interpreti: Valentino Salvini (Nabucco), Giacomo Patti (Ismaele), Roberta Pozzer (Abigaille), Maria Giovanna Pattera (Anna) Franco Federici (Gran Sacerdote), Luigi Rossetti (Abdallo) e il Coro Renato Tebaldi). Un'ottima occasione per intervistare Pertusi, 43 anni, che con spirito assolutamente pramzan ha accettato di rispondere alle domande di Pramzanblog.
Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ildebrando Pizzetti, Ferdinando Paer, Cleofonte e Italo Campanini, Renata Tebaldi. Ma tra i grandi della musica a Parma c'è anche lei, Michele Pertusi. Le pesa questa eredità?
La prendo con molta filosofia. Anzi, mi viene da ridere se penso di avere raccolto in un certo modo l'eredità di questi grandi. Anche il solo accostamento potrebbe essere perfino fuori luogo, ma sarà il tempo a dirlo. Comunque, sono sincero, non mi dispiace. Anzi, mi lusinga.
Lei si sente fiero di essere parmigiano?
Sì. Sono contento di tenere alta la bandiera. Ho scritto che ho avuto la fortuna e l'onore di nascere in questa città.
Dove vive, quando non è in tournée?
Ad Alberi di Vigatto, con la mia famiglia. Mia moglie Stefania. I miei tre figli: Massimiliano, quasi 15 anni, Alessandro, quasi 12 e il più piccolino, Roberto, 10.
Futuri cantanti lirici?
Direi di no. Ma Roberto ha musicalità... Vedremo.
Che cosa porta con sé di Parma quando è lontano da casa?
Nella mia valigia non manca mai il parmigiano.
Qual è il piatto di Parma che più la intriga?
Indubbiamente gli anolini. Ne mangio in quantità industriale. E poi la sa una cosa?
Che cosa?
Che nella mia agenda Natale è cancellato, perché voglio starmene a casa con i miei cari, parenti e amici, a mangiare gli anolini. In quei giorni accetto impegni soltanto vicinissimo a casa, in modo da non potermi perdere "il rito".
Che cos'è secondo lei la parmigianità: che cosa distingue un parmigiano dagli altri?
Il parmigiano, secondo me, è tendenzialmente un gaudente. Ama la buona tavola, ma anche stare in compagnia. Il piacere conviviale, insomma. E poi ha il piacere di fare le cose con calma, senza nevrosi...
Come si dice da noi: tola su dolsa...
Ecco, appunto.
Lei parla anche il dialetto?
Come no. Quando sono all'estero e chiamo a casa parlo spesso in dialetto. Mi sento meglio. E faccio così anche con gli amici. E' bello tenere vivo il dialetto. E' un bene prezioso.
Lei è considerato uno dei maggiori interpreti contemporanei di Mozart e Rossini. Condivide questa "etichetta"?
Io sono contrario alle classificazioni. E poi è il tempo, solo il tempo a giudicare il valore complessivo di un interprete e a decretarne la giusta collocazione. Certo amo Rossini e Mozart, però mi piace sperimentare sempre nuove vie. Interpreto anche opere moderne e sto allargando il mio repetorio, sempre più, anche a Verdi. Lo dimostra per esempio l'esperienza concertistica con il Nabucco, a Parma, in piazza del Duomo.
Lei ha avuto come maestri Arrigo Pola, il bussetano Carlo Bergonzi e Rodolfo Celletti. A chi deve di più?
Ci mancherebbe altro che facessi classifiche. La mia formazione la devo a tutti e tre. Ricordo che con Bergonzi ero giovane. Lui mi diceva: "ogni età, in un cantante, ha le sue regole. Tu sei giovane, devi cantare da giovane. Non correre avanti... Allora faticavo a capire.
I giovani d'oggi, in genere, disertano i teatri lirici. E' possibile secondo lei un'inversione di tendenza?
Sono pessimista al riguardo. Però la speranza è l'ultima a morire.
Lei è un basso, un ruolo difficile, che ha avuto interpreti grandi, come Tancredi Pasero, Mario Petri, Nicola Rossi-Lemeni, Cesare Siepi, Ruggero Raimondi, Samuel Ramey, Enzo Dara... Ha un futuro questo ruolo? Sono nati, o nasceranno, nuovi "grandi"?
Ci sono attualmente delle buonissime voci. Ma spesso manca la "personalità". Ovviamente quello della personalità è un discorso soggettivo, un tipo di personalità può piacere a uno e non a un altro. Ma, ecco, secondo me il problema, se c'è, sta lì. Parlo della personalità di fare delle scelte, di non essere legati a degli schemi.
Lei è all'apice della sua carriera. Avrà ancora molti anni di lavoro e di successi. Come le piacerebbe essere ricordato, quando arriverà al capolinea?
Sì, un sogno ce l'ho, ed è molto semplice: mi piacerebbe essere ricordato con un buon servitore della musica".
(pramzan45)
(Nelle foto: Primo piano (da un'intervista di ParmaOk.it e in Maometto II, I Lombardi alla prima crociata e Torvaldo e Dorliska.) Sotto: da YouTube (Signorinaermione) Pertusi con Laura Polverelli nel duetto "Fama sì, l'avrete" dall'opera "Anna Bolena" di Gaetano Donizetti.

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