O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


venerdì 11 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Carlo Bergonzi MAESTRO BERGONZI, 84 MILIONI DI AUGURI!


Ottantaquattro anni e lo spirito, e la grinta, di un cinquantenne. Grande Carlo Bergonzi, una delle glorie della lirica mondiale, una delle glorie di Parma. Lo trovo nella sua casa milanese, con la moglie Adele, alla vigilia dei loro compleanni. Lui ne fa 84 domenica 13, lei 78 lunedì 14. Lì festeggeranno qui, dalle parti di piazza Stuparich, con i figli e nipoti che arriveranno da Busseto. Sono molto fiero che Bergonzi, un'idolo della mia infanzia parmigiana, arricchisca la galleria delle "Interviste di Pramzanblog".
Innanzitutto, come sta Maestro?
Molto meglio. Sono stato operato di ernia del disco a marzo, al Policlinico di Milano. Sto facendo la fisioterapia qui nella mia casa milanese. Diciamo che sono in convalescenza. Comunque sono pronto per riprendere il mio lavoro. Il 20 ottobre riapre l'Accademia Verdiana Carlo Bergonzi, al Due Foscari di Busseto. Il 10 settembre ci sono le audizioni.
Lei è considerato il tenore verdiano per eccellenza. Qual è l'opera a cui è più legato?
Ho sempre avuto l'onore di essere considerato un cantante "verdiano", però vorrei precisare che il mio repertorio è aperto a tutti i grandi compositori. Comunque ho quattro opere verdiane alle quali sono particolarmente affezionato: Un ballo in maschera, La forza del destino, Aida e Il trovatore.





Che cosa è stata ed è Parma nella sua vita?
Tutto. Lì ho studiato al conservatorio, lì ho avuto e ho molti amici. Con i vari sovrintendenti del Teatro Regio ho sempre avuto un rapporto bellissimo.
Lei è stato un grande tenore. Come mai cominciò la sua carriera da baritono?
Tutti mi dicevano che ero un baritono, quindi io cantavo da baritono... Rimasi tale dal 1947 al 1950. L'ultima volta che cantai il Barbiere nel ruolo di Figaro fu il 12 ottobre 1950. Tre mesi dopo, e non so ancora come ho fatto, il 12 gennaio 1951, cominciai la carriera di tenore con l'Andrea Chenier di Umberto Giordano. Quello fu un grande giorno: nacque anche il mio primogenito, Maurizio.
Lei ha cantanto con i soprani più grandi, da Maria Callas a Renata Tebaldi, da Magda Olivero a Montserrat Caballé. Come mai non ha mai cantato con Mirella Freni? Qualche problema?
Nessun problema. Ce lo siamo domandati anche noi. E' che non combaciavano mai gli impegni. Peccato. No, nessun problema fra noi.
E' sempre andato d'accordo con i direttori d'orchestra?
Io sono stato diretto dai più grandi. Pensi che ho debuttato nel Requiem di Verdi con il grande Bruno Walter. E poi ho avuto bacchette prestigiose com Herbert von Karajan, Georg Solti, Dimitri Mitropoulos, Gianandrea Gavazzeni, Thomas Schippers. Ma il migliore di tutti, per me, è stato Tullio Serafin. Sono andato d'accordo con tutti e lo sa perché? Il segreto è conoscere bene la musica. E' il passepartout per non avere discussioni con nessun direttore. Io ho avurto solo lodi dai maestri che mi hanno diretto.
E con i "terribili" loggionisti di Parma?
Un problemino ce l'ho avuto anch'io. Nel '56, o '57. Ero appena stato al Metropolitan di New York, chiamato da Mario Del Monaco, dove avevo trionfato con l'Aida. Aveva copito pubblico e critica il mio si bemolle della "Celeste Aida" eseguito pianissimo, proprio con 4 p, come scrisse nella partitura Giuseppe Verdi. Venne giù il teatro. A Parma dovevo cantare proprio l'Aida. Mi dissi: "Visto come è andata in America, qui lifaccio impazzire". Così eseguii il mio si bemolle "pianissimo". Ma il loggione rumoreggiò. Non me l'aspettavo. Non furono proprio fischi, ma dissenso sì. Qualcuno pensò che avessi cantato "pianissimo" perché non riuscivo a cantare con una maggiore estensione di voce. Mi aspettarono all'uscita degli artisti, per dirmelo. E io spiegai la mia scelta. Li convinsi. Nelle recite successive mi applaudirono. Fu un nuovo trionfo".


Lei è stato uno dei maestri di Michele Pertusi, il grande basso parmigiano...
Sì. Ma anche di altri ottimi cantanti, come La Scola, Licitra, Aronica, la Fiorillo, Altomare...
In una recente intervista concessa a "Pramzanblog" Pertusi mi ha detto che in valigia, durante le sue trasferte, porta sempre il parmigiano. E lei cosa portava?
Be', il parmigiano anch'io, naturalmente. Ma io andavo oltre. Portavo il culatello. E siccome era proibito portare Otreoceano carne di suino, per regole sanitarie, io aggiravo le leggi nascondendolo. Era un culatello sublime, della Salumeria Aimi di Vidalenzo. Pippo Aimi era mio suocero. Il suo era il miglior culatello della provincia. Io lo nascondevo dove potevo: tra gli abiti, tra gli spartiti...Per fortuna non mi hanno "beccato" mai.
Lei è stato un idolo del Metropolitan...
Sì, ero di casa. Mi volevano e mi vogliono molto bene. Ho vissuto a lungo a New York. Abitavo nello stesso palazzo di Luciano Pavarotti, al Central Park South. Ero molto amico di Luciano. Ci frequentavamo regolarmente. Lui mi chiamava affettuosamente "il campione". Gli volevo molto bene. Conoscevo bene ovviamente anche la sua seconda moglie, Nicoletta, ma avevo confidenza più con lui. Ci legava la musica".
Perché non l'ha mai invitato al Pavarotti and Friends?
Perché io non amavo cantare le canzoni, per lo meno in pubblico. Ho inciso un disco di canzoni napoletane, è vero, ma non mi piaceva cantare canzoni davanti a una platea.
Che cosa ricorda di Renata Tebaldi?
Che aveva una voce meravigliosa, che era una grande amica. Veniva spesso a casa mia, a New York. E' stata una bella amicizia. E poi eravamo parmigiani tutti e due. Tra noi parlavamo anche in dialetto.
E della sua giovinezza a Parma, dei suoi primi approcci con la lirica?
Ricordo bene quando andai a sentire Aureliano Pertile nell'Otello, al Regio. Sublime. Poi nel '42 sentii Beniamino Gigli e la Caniglia nel Ballo in maschera. M rimasero per sempre nel cuore. Amavo molto anche Tito Schipa.
Che cosa mi dice dei tenori di oggi?
Ci sono delle belle voci in giro, è vero. Ma urlano troppo... Ai miei tempi c'era il bel canto... Sa come li chiamo io? Gli sbrajòn...
Allora, Maestro, pensa che un giorno arriveremo ai concerti dei "trì sbrajòn"?
Ha ragione, ha ragione...Gh'arivèma.
Achille Mezzadri

2 commenti:

ACHILLE MEZZADRI ha detto...

Questa intervista è stata letta in molti Paesi. E' stata ripubblicata o ripresa, infatti, da LaRepubblicaParma.it, ParmaOk.it, Operaclick.com, Italianidad.crearforo.com, cosicchè il tam-tam ne ha consentito la lettura, oltre che in Italia, a "internauti" di tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Spagna, dall'Argentina alla Francia, dal Cile all'Estonia, dalla Bulgaria alla Svizzera.

Anonimo ha detto...

Molto bene! Gracias mil.