
Che cosa leggono di più, adesso, i parmigiani?
Basta vedere le classifiche di gradimento pubblicate dai vari quotidiani nelle loro pagine letterarie: ecco, i parmigiani leggono soprattutto quegli autori lì, magari non impegnativi, ma di successo. Però, fortunatamente, visto che nella loro città c'è anche una casa editrice tutta parmigiana, la nostra, che pubblica cose di Parma dal 1872, sono interessati anche ai nostri libri.
Vuol dire che continuano a interessarsi di storia Patria, dei fasti del passato di Parma capitale?
Non esattamente. I tempi cambiano e anche noi ci adeguiamo. Adesso, più che la storia vera e propria di Parma, vanno molto i personaggi. Per esempio abbiamo pubblicato un libro sul Parmigianino, sulla sua vita e sui suoi amori, ed è andato molto bene. E poi sono piaciuti molto i libri cultural-gastronomici, tipo "A tavola con Verdi", "A tavola con Guareschi", "La tavola dell'alta montagna", "La tavola di Fidenza". La storia di Parma l'abbiamo pubblicata più volte, e lo faremo ancora, però adesso piacciono soprattutto le storie sulle dinastie, per esempio quella sui Farnese è piaciuta parecchio. Maria Luigia? Be', la duchessa "tira" sempre forte: è un personaggio chiave della Parma di ieri.
E adesso che cosa stanno per gustarsi i parmigiani amanti dei libri?
Con Enrico Maletti, "guru" della riscoperta e della diffusione del dialetto a Parma, sono appena uscito con un libro a doppia firma (la mia e la sua) che si intitola "Cameriere, un articiòc", una gustosa e simpatica raccolte di 500 parole desuete del dialetto parmigiano. E contemporaneamente ho fatto uscire un libro a firma Battei - Pezzani dal titolo "Proverbi e modi di dire parmigiani", nel quale ripropongo l'antico parlare dei pramzan, riprendendo dalle poesie e dai libri di Renzo Pezzani.
Dove ha compiuto i suoi studi?
Elementari e medie a La Salle, poi ragioneria al Melloni, poi giurisprudenza, poi liceo artistico, infine filosofia.
Complimenti. Un "pozzo di scienza" per fare, e molto bene, l'editore. Come ha cominciato?
Be' studiavo ancora quando ho iniziato. L'editore era mio padre, che è morto giovanissimo, nel 1963, a 43 anni. Io avevo 14 anni. A quell'età ho editato il mio primo libro, "Bornisi", la celebre raccolta di poesie di Renzo Pezzani. Ma ovviamente non ero solo, c'era mia madre che portava avanti la casa editrice. Io studiavo e lavoravo.
Fare l'editore in una città vuol dire anche "monitorarla", coglierne gli umori, i mutamenti. Com'è cambiata secondo lei Parma da quando svolge la sua attività di editore?
In proporzione ci sono meno parmigiani, e più persone che vengono ad abitare qui dopo che ci si sono trovate bene. La mia scommessa è fare interessare Parma anche a queste persone.
Qual è secondo lei il segreto della parmigianità, se un segreto c'è?
Prima di tutto direi la cordialità, e poi la predisposizione ad essere gaudenti, a vivere la vita con un po' di allegria, di ironia. Credo che Parma sia rimasta una città a misura d'uomo. E poi Parma ha i suoi miti che si tiene stretta, Verdi, Toscanini, Guareschi, Pizzetti, la gastronomia, la Gazzetta di Parma...
Perché non è mai entrato in politica?
Perché non ho mai trovato un partito che mi convinca completamente. Eppoi in politica bisogna essere molto generosi, pensare agli interessi della comunità prima che ai propri. Io sono già così impegnato con la mia attività di editore...
Lei è un nome anche nella gastronomia: Parma è solo tortelli, anolini e lambrusco? O si sono ampliati gli orizzonti?
Io credo che sia assolutamente necessario salvaguardare la tradizione, però anche con spirito innovativo. Le faccio un esempio: se si portassero in tavola i piatti come li preparavano ai tempi dei Farnese, risulterebbero perfino stomachevoli. E' chiaro che anche la gastronomia si evolve. Deve evolversi. Ma nel rispetto della tradizione, con rielaborazioni attente, che rispettino il passato mirando al futuro.
Quindi, a forza di evoluzioni, andrà a finire che qualche ricetta andrà dimenticata...
Ma neanche per idea. Pensi che io dieci ricette tradizionali le ho perfino depositate dal notaio. Perché resti una memoria, il ricordo della cucina parmigiana di ieri.
Achille Mezzadri
(Nella foto: l'editore Antonio Battei davanti al ritratto del bisnonno Luigi Battei (1847-1917), fondatore della casa editrice nel 1872).







SCRIVETE A PRAMZANBLOG




































5 commenti:
E co' eni al "bornisi" c'nal so miga?
Le Braci???!!!
Sono in vacanza e purtroppo non ho con me il vocabolario pramzan. Ho un'idea ma non vorrei dire cavolate. Le consiglio di scrivere a info@parmaindialetto.it. Enrico Maletti è gentilissimo e le verrà incontro. Cordialità.
Provvedo... e domani andrò da Battei (e l'informo).
Dal libòr a firma Battei - Pezzani intitolè "Proverbi e modi di dire parmigiani":
Pazna dersèt.
Avér'gh al mael 'dla lòvva, l'è ripetù do' volti.
A gh'è quel ca bala in t'l'editor!!! (c'lè stè anca poc simpatic quan am l'ha vendù).
Av salùt.
Posta un commento