O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 14 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Maurizio Zaccardi CREA MONUMENTI ALLA PARMIGIANITA'



Durante una recente scappata a Parma, una sera, passeggiando nei vicoli della mia infanzia, mi trovai, in piazzale della Macina, di fronte alla statua di un mio ex "vicino di casa", Enzo Sicuri. Il Mat Sicuri. L'emozione fu tanta. Guardai e riguardai quella statua, per cogliere il bagliore di quegli occhi da furetto, che da bambino mi colpivano e impaurivano un po'. Perché Sicuri lo vedevo mattina e sera, con i suoi cartoni e il suo cappello da muratore. Mi considerai debitore, da quel momento, nei confronti dello scultore Maurizio Zaccardi, che aveva realizzato l'opera. E ora sono felice che questo artista parmigiano doc abbia accettato di avere uno spazio in "Pramzanblog".
Lei ha realizzato la scultura del Mat Sicuri , quella di Arturo Toscanini, che si trova nel pergolato della Corale Verdi e infine quella di Giovannino Guareschi, su incarico del Comune di Fontanelle. Mancano solo Verdi, la Tebaldi, Pizzetti e la Borboni... E' con queste statue che vuole cementare lo spirito di parmigianità?
Be', in un certo senso sì. Non è che io crei queste opere con questo scopo, ma il risultato è quello. Tutto è cominciato con Sicuri. Un comitato, nato per ricordare le figure meno importanti, ma caratteristiche, della storia della città, mi ha coinvolto e io ho accettato, anche perché Sicuri era una figura a me nota, visto che mio padre lo conosceva bene. Una scultura che ha destato polemiche...
Perché?
Perché Sicuri era uno spirito libero, un clochard. E molti erano scettici sulla scelta di dedicare un monumento a un clochard. Comunque, dopo la scultura di Sicuri sono venute le richieste dalla Corale Verdi, per Toscanini e dal Comune di Fontanelle, per Guareschi.


Ho letto sul suo sito che i figli di Guareschi, Carlotta e Alberto, le hanno dato un grande aiuto...
Sì, sono stati molto gentili e carini con me. Mi hanno fatto vedere un sacco di foto del padre, abbiamo scelto insieme il periodo in cui ambientare la statua, perfino l'abbigliamento. La loro è stata una collaborazione anche morale.
Quanto tempo ha impiegato per realizzare il monumento a Guareschi, che è stato inaugurato il 1° maggio scorso?
Il progetto è nato nel 2005, l'ho realizzato in due anni, 2006 e 2007.
Lei non crea soltanto monumenti, ovviamente. Le sue sculture hanno varcato presto i confini di Parma e sono conosciute in tutta Italia e tutta Europa. Lei cominciò a scolpire la pietra. Ora sembra prediligere marmo e bronzo, spesso abbinandoli. Come mai?
Sì. E' stata un'evoluzione continua. Prima mi limitavo a scolpire la pietra, poi cominciai a sentire il bisogno di abbellirla, patinandola con oro e più avanti fondendoci sopra il bronzo. Poi sono arrivato all'abbinamento con il marmo. Una ricerca continua, una trasformazione continua.
Perché la scultura "tira" meno della pittura?
Non so perché, ma è la verità. La misura la danno anche i galleristi: due, tre opere i scultura e 50, 60 di pittura. Ma io sono fiero di fare lo scultore, anche e mi considero, semplicemente, un artigiano. Mi piace sporcarmi le mani, faticare, sudare, usare attrezzi a volte pericolosi: ci sono dischi che possono mettere a repentaglio l'incolumità. I pittori sono più eleganti, giocano con il colore.


Come si pongono oggi i parmigiani nei confronti dell'arte?
C'è sensibilità, ne sono convinto. Anche l'attuale assessore alla cultura, Lorenzo Lasagna, sta lavorando bene secondo me. Dà spazio ai giovani artisti, li ha portati perfino a New York. Le iniziative culturali non mancano, ci sono mostre importanti, vedi quella dedicata a Mario Schifano, che c'è appena stata, vedi quella di Correggio, che si sarà.
E della cultura in generale?
Guardi, non so. E' difficile dare una risposta. Comunue vedo sempre le librerie piene. E questo è sicuramente un buon segno.
Una breve incursione nella sua vita privata.
Ho 55 anni, sono sposato, ho due figli maschi, uno di 32 e uno di 29. E un dolce cagnolino di 5 anni, But. E' un trovatello e gli voglio un bene dell'anima. E lui non si stacca mai da me un secondo.
Lei parla il dialetto?
Perché no? Anche quella è cultura, sa...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Bravo Maurizio vai forte!
Un tuo affezionato collezionista.
Angelo

Carletto Nesti ha detto...

ADE SpA – CIMITERI DI PARMA – Luoghi della Memoria

ARTURO TOSCANINI: 52 ANNI FA MORIVA UN INNOVATORE

La mattina del 16 gennaio 1957 una notizia svegliò New York: “Arturo Toscanini, uno degli immortali della nostra epoca, non e' piu”. Il grande direttore d'orchestra aveva novanta anni e viveva a Riverdale, poco fuori dalla metropoli americana.

Ancora oggi - 52 anni dopo la sua morte - è difficile pensare come un uomo in una sola vita sia riuscito a realizzare tanto, diventando esempio di statura morale, di gusto artistico e di intransigenza culturale. Quando ebbe la responsabilità della Scala, operò una vera rivoluzione del gusto teatrale e musicale: pretese le luci spente in sala durante lo spettacolo; impose il sipario che si chiude al centro, al posto di quello antico che cala dall'alto; vietò vietò i bis, i capelli in testa in platea e l'ingresso ai ritardatari. Giunse persino a vietare l'accesso al palcoscenico ai grandi finanziatori del teatro, come il duca Uberto Visconti di Modrone (il padre del futuro regista Luchino). E questo sarebbe nulla, se non fosse accompagnato da una continua ricerca della perfezione delle esecuzioni musicali. Nato a Parma, il 25 marzo 1867, Toscanini è figlio di un sarto e corista, acceso garibaldino; il piccolo trascorre così buona parte dell'infanzia con i nonni materni.

A 11 anni ama già la musica e ottiene un posto gratuito al Conservatorio di Parma, dove si diploma in violoncello. A 18 anni è a S.Paolo del Brasile e a Rio, dove gli orchestrali contestano il direttore Miguez. Toscanini sale sul podio per la prima volta ed é un trionfo con Aida, Rigoletto, Trovatore e Faust. Tornato in Italia nel 1887, suona il violoncello alla prima di Otello alla Scala, ma torna sul podio nel 1892. Passa alla Scala quale direttore di concerti e nel 1896 è a Torino con Boheme e al Metropolitan di New York con Fanciulla del West (interpretata da Caruso).

Nel 1898 diventa direttore artistico e maestro principale alla Scala, mentre Torino gli affida i 43 concerti dell'Esposizione internazionale. Il 26 febbraio 1902, per la traslazione delle salme di Verdi e della Strepponi, dirige 900 voci nel coro del Và pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. L'anno dopo è a Buenos Aires, poi di nuovo a Torino, quindi al Metropolitan. Scoppia la guerra e Toscanini è interventista: si spinge con una banda militare quasi in prima linea. Nel 1920 dirige un'orchestra italiana negli Usa. Al suo ritorno, nasce l'Ente autonomo Teatro alla Scala di Milano. Dopo un anno di lavoro organizzativo, presenta 'Falstaff', 'Boris Gudinov', 'Mefistofele' con Pertile, 'Debora e Jaele' di Pizzetti, 'Belfagor' di Respighi, Il Nerone di Boito.

Con la Scala va Vienna e a Berlino, quindi torna negli Stati Uniti, a capo della Filarmonica di Nuova York, con la quale viene in Europa nel maggio 1930. Il suo rifiuto di eseguire 'Giovinezza' lo rende sgradito ai fascisti, mentre l'università di Georgetown gli conferisce la Laurea honoris causa. Finita la guerra, la Scala lo richiama, dopo la ricostruzione del teatro: dirige il terzo atto della 'Manon' e il prologo del 'Mefistofele', il coro del Nabucco e il 'Te deum'.

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