
Istituto de la Salle, vicolo Scutellari 4, telefono 38-69. Nel '58: 50 anni fa. Gli alunni che appaiono in questa foto, infatti, erano quelli di terza media dell'anno scolastico 1957-1958. Con il loro professore, fratel Albertino. Seduti, da sinistra: Renato Sorba, Sergio Zani (futuro docente universitario), Achille Mezzadri (Pramzan45), Carletto Nesti (attuale presidente dell'Ade), Alessio Terzi. Prima fila in piedi: Dante Fontechiari, Ortalli, Sansoni, Luigi Beccaluva, fratel Albertino, Riguzzi, Angelo Mezzadri, Francesco Corvi, Vittorio Pelagatti. Seconda fila: Pinardi, Carlo Arduini, Giovanni Perizzi, Claudio Rapacchi, Francesco Giacobazzi, Severino Bertocchi, Oreste Venè (futuro azzurro del rugby). Terza fila: Luciano Dazzi (attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate), Maurizio Schiaretti (futuro giornalista della "Gazzetta di Parma", prematuramente scomparso), Fizio, Piazza, Bertozzi, Roberto Baghi. Ventisei ragazzi di belle speranze che si accingevano a lasciare l'istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane per affrontare la vita. Mi riprometto di scrivere dell'Istituto de La Salle com'è oggi, diretto da fratel Mario Chiarapini, che desidero incontrare al più presto. Intanto voglio ricordare l'atmosfera lasalliana di cinquant'anni fa, quella dei "miei tempi". Quello che mi ha colpito di più, in età matura, ragionando da ex allievo, è stato lo spirito di apertura, tutto lasalliano, anche ai ragazzi non ricchi della città. Ed io ero tra questi. Nella stessa classe si trovavano il figlio dell'industriale e del portiere della Prefettura, il figlio del primario e quello dell'infermiere di un ospedale. Chi pagava la retta? Le borse di studio, che venivano sponsorizzate dalle famiglie più abbienti, con le offerte più disparate.

Io conservo religiosamente il bollettino de la Salle, "Scuola e vita" del marzo 1956, 54 pagine. A pagina 48 e 49 c'è l'elenco di queste borse di studio, con i nomi degli offerenti. Un N.N. quell'anno, offrì 20.000 lire, e uno (preferisco non fare il nome, 50.000). Ognuno offriva quello che poteva, vedo cifre che vanno dalle 420 lire (che comunque era già una bella somma) alle 1.000, alle 5.000, alle 8.000, alle 10.000. E via e via. Ebbene, noi ragazzi "non ricchi" eravamo in classe assieme ai figli dei benefattori. Ma nessuno se la tirava. Nessuno lo faceva pesare. La grande lezione lasalliana era che, in quella scuola, eravamo tutti uguali. Uguali davvero. Frequentavo le case di industriali, direttori di banca, grandi medici, senza alcun imbarazzo. E quei "rampolli fortunati" venivano a casa mia. Quella fu una grande lezione. Una grande lezione di vita. Allego la riproduzione della copertina del bollettino lasalliano del 1956 (allora il direttore era fratel Alfredo Aimone Prina) e qualche pagina all'interno. Tra queste -cliccare per ingrandire - c'è la pagina pubblicitaria di Calisto Tanzi. Sì, era il nonno del Calisto attuale, quello della Parmalat. Allora l'industria casearia era di là da venire. Come si vede dalla pubblicità, la "Calisto Tanzi & figli" era una "premiata industria salumi di pura carne suina e fabbricazione estratto pomodoro". Quel Calisto era papà di Melchiorre, il padre di Calisto, Giovanni e Anna Maria Tanzi).





























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