


Lo intervistai nel 1970, nella sua casa di via Bocconi 3, per la mitica strenna natalizia Parma Bell'Arma. Gigi Stok, vero nome Luigi Stocchi, era un marziano della fisarmonica, con lui hanno ballato migliaia di parmigiani. E non solo. Dal suo strumento si sprigionava una carica elettrica magica, irresistibile. Non a caso il suo più grande successo si intitolava proprio Elettrico. Era nato a Sala Baganza il 4 ottobre 1920. Suo padre, un operaio che lavorava stagionalmente in fornace e che faceva il cantastorie, decise per lui un futuro da musicista. "Suonerai la tromba", gli impose, ma lui scelse la fisarmonica e a 11 anni era già allievo di un "grande", Francesco Marmiroli. Non si fermò più. E a 29 anni, nel 1949, incise il suo primo disco, Brioso, per la Voce del padrone. Fare un elenco dei suoi successi è scrivere l'elegia del "liscio": oltre alla mitica "Elettrico", "Armonica indiavolata", "Saltarella", "Burrasca","Variazioni sul tema del carnevale di Venezia", "Vecchi ricordi".
Nel '70, quando andai a trovarlo, aveva chiuso con le tournée. Il "liscio" era in crisi, i giovani avevano scelto la via del rock. Ma era rimasto un punto di riferimento per gli amanti della fisarmonica. Sapeva di essere un grande, nel suo campo, ma era schivo di natura. "S'accomodi. Grazie, grazie. Ma proprio mi merito un servizio del genere?", mi disse. "Beh, insomma, la ringrazio, beh, sì, modestamente, sì, ho scritto 130 pezzi, ho inciso quasi duecento motivi, sono il titolare delle edizioni "Luigi Stocchi". Sì, la fisarmonica non solo mi ha divertito, ma mi ha anche dato da mangiare. Certo che adesso la musica è cambiata. Il nostro genere, quello campagnolo, quello delle piroette folli nelle balere di campagna, quello dei tanghi galeotti, delle spiritose mazurke, piace ormai soltanto a minoranze". E' scomparso 5 anni fa a Bianconese. Esattamente il 27 aprile. Ma la sua "fisa" indiavolata suonerà sempre, nei dischi che ha lasciato.
(Nelle foto piccole, dall'alto: l'orchestra di Gigi Stock e il fisarmonicista nel 1952 assieme a Gino Latilla e Carla Boni).

























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