/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 30 luglio 2008

Le interviste di "Pramzanblog": Antonio Battei NEI MIEI LIBRI C'E' TUTTO IL CUORE DI PARMA

E' stato con una certa emozione che ho risentito, dopo tanti anni, il mio primo editore, Antonio Battei. Grande piccolo editore di una grande piccola città. Classe '49, una vita dedicata ai libri (vizio di famiglia), due lauree, Cavaliere di Gran Croce, il gusto per le cose belle, per l'arte, per la storia, per le tradizioni locali, un uomo che con le sue pubblicazioni continua a tener desto (e ci riesce da 10 e lode) lo spirito di parmigianità, l'amore per questa città che è stata capitale e che cerca con dignità di non infangare il suo passato. Eppoi siamo accomunati dagli studi compiuti alla Salle, una scuola che da sempre ha saputo dare alla stragrande maggioranza dei suoi allievi lo "stampino" dei buoni principi, della lealtà, dell'amicizia, dell'onestà, del rispetto del prossimo, a qualsiasi ceto appartenga. Ed è stato proprio da lì, dall'apprendere l'affinità lasalliana, che la nostra intervista si è trasformata in una specie di "rimpatriata" tra vecchi amici. Ecco il risultato del nostro incontro telefonico.

Che cosa leggono di più, adesso, i parmigiani?
Basta vedere le classifiche di gradimento pubblicate dai vari quotidiani nelle loro pagine letterarie: ecco, i parmigiani leggono soprattutto quegli autori lì, magari non impegnativi, ma di successo. Però, fortunatamente, visto che nella loro città c'è anche una casa editrice tutta parmigiana, la nostra, che pubblica cose di Parma dal 1872, sono interessati anche ai nostri libri.
Vuol dire che continuano a interessarsi di storia Patria, dei fasti del passato di Parma capitale?
Non esattamente. I tempi cambiano e anche noi ci adeguiamo. Adesso, più che la storia vera e propria di Parma, vanno molto i personaggi. Per esempio abbiamo pubblicato un libro sul Parmigianino, sulla sua vita e sui suoi amori, ed è andato molto bene. E poi sono piaciuti molto i libri cultural-gastronomici, tipo "A tavola con Verdi", "A tavola con Guareschi", "La tavola dell'alta montagna", "La tavola di Fidenza". La storia di Parma l'abbiamo pubblicata più volte, e lo faremo ancora, però adesso piacciono soprattutto le storie sulle dinastie, per esempio quella sui Farnese è piaciuta parecchio. Maria Luigia? Be', la duchessa "tira" sempre forte: è un personaggio chiave della Parma di ieri.
E adesso che cosa stanno per gustarsi i parmigiani amanti dei libri?
Con Enrico Maletti, "guru" della riscoperta e della diffusione del dialetto a Parma, sono appena uscito con un libro a doppia firma (la mia e la sua) che si intitola "Cameriere, un articiòc", una gustosa e simpatica raccolte di 500 parole desuete del dialetto parmigiano. E contemporaneamente ho fatto uscire un libro a firma Battei - Pezzani dal titolo "Proverbi e modi di dire parmigiani", nel quale ripropongo l'antico parlare dei pramzan, riprendendo dalle poesie e dai libri di Renzo Pezzani.
Dove ha compiuto i suoi studi?
Elementari e medie a La Salle, poi ragioneria al Melloni, poi giurisprudenza, poi liceo artistico, infine filosofia.
Complimenti. Un "pozzo di scienza" per fare, e molto bene, l'editore. Come ha cominciato?
Be' studiavo ancora quando ho iniziato. L'editore era mio padre, che è morto giovanissimo, nel 1963, a 43 anni. Io avevo 14 anni. A quell'età ho editato il mio primo libro, "Bornisi", la celebre raccolta di poesie di Renzo Pezzani. Ma ovviamente non ero solo, c'era mia madre che portava avanti la casa editrice. Io studiavo e lavoravo.
Fare l'editore in una città vuol dire anche "monitorarla", coglierne gli umori, i mutamenti. Com'è cambiata secondo lei Parma da quando svolge la sua attività di editore?
In proporzione ci sono meno parmigiani, e più persone che vengono ad abitare qui dopo che ci si sono trovate bene. La mia scommessa è fare interessare Parma anche a queste persone.
Qual è secondo lei il segreto della parmigianità, se un segreto c'è?
Prima di tutto direi la cordialità, e poi la predisposizione ad essere gaudenti, a vivere la vita con un po' di allegria, di ironia. Credo che Parma sia rimasta una città a misura d'uomo. E poi Parma ha i suoi miti che si tiene stretta, Verdi, Toscanini, Guareschi, Pizzetti, la gastronomia, la Gazzetta di Parma...
Perché non è mai entrato in politica?
Perché non ho mai trovato un partito che mi convinca completamente. Eppoi in politica bisogna essere molto generosi, pensare agli interessi della comunità prima che ai propri. Io sono già così impegnato con la mia attività di editore...
Lei è un nome anche nella gastronomia: Parma è solo tortelli, anolini e lambrusco? O si sono ampliati gli orizzonti?
Io credo che sia assolutamente necessario salvaguardare la tradizione, però anche con spirito innovativo. Le faccio un esempio: se si portassero in tavola i piatti come li preparavano ai tempi dei Farnese, risulterebbero perfino stomachevoli. E' chiaro che anche la gastronomia si evolve. Deve evolversi. Ma nel rispetto della tradizione, con rielaborazioni attente, che rispettino il passato mirando al futuro.
Quindi, a forza di evoluzioni, andrà a finire che qualche ricetta andrà dimenticata...
Ma neanche per idea. Pensi che io dieci ricette tradizionali le ho perfino depositate dal notaio. Perché resti una memoria, il ricordo della cucina parmigiana di ieri.
Achille Mezzadri
(Nella foto: l'editore Antonio Battei davanti al ritratto del bisnonno Luigi Battei (1847-1917), fondatore della casa editrice nel 1872).

martedì 29 luglio 2008

Mostra sul CORREGGIO: mancano 52 giorni TUTTI SULLA CUPOLA CON L'ASCENSORE


Cinquantadue. Mancano 52 giorni all'inaugurazione di uno degli eventi culturali più importanti dell'anno, la mostra "Correggio", la più colossale, la più completa rassegna delle opere del grande pittore rinascimentale, che si svolgerà in varie sedi (Galleria Nazionale, Camera di San Paolo, Chiesa di San Giovanni Evangelista e Cattedrale), dal 20 settembre al 25 gennaio.
Quello di oggi è soltanto l'inizio di una serie di piccoli interventi che hanno la pretesa di accompagnare i lettori di "Pramzanblog" fino ai giorni della grande mostra, che richiamerà visitatori da tutta l'Italia e da tutto il mondo.






Per ora mi limito a ricordare che l'insieme strepitoso delle opere "trasportabili" esposte, proveniente dai musei di tutto il mondo, sarà esposto nelle sale della Galleria Nazionale, in Pilotta e all'interno del magico Teatro Farnese. E che i visitatori avranno la fortuna, difficilmente ripetibile, di ammirare da vicino i sontuosi affreschi correggeschi delle cupole del Duomo e di San Giovanni, grazie a speciali impalcature, dotate di ascensore. Io ho già avuto la fortuna, tanti anni fa, di salire lassù, ai tempi in cui la cupola del Duomo fu restaurata e vi garantisco che si rimane senza fiato. Per cominciare a vivere l'atmosfera del grande evento, sul quale, come ho detto, ritornerò più volte, vi consiglio di "sintonizzarvi" sul sito della mostra, veramente ricco e ben fatto, grazie al quale potrete sapere tutto su Correggio, sulla mostra (curata da Lucia Fornari Schianchi, con il coordinamento organizzativo di Luca Sommi), sui prezzi, su come acquistare i biglietti (per prenotazione telefonica chiamare il 199 199 111), sugli orari.

Ma varrà la pena di dare un'occhiata anche al sito della Fondazione Correggio. Prossimamente parleremo qui degli orari e delle iniziative collaterali, intervisteremo alcuni dei protagonisti, presenteremo lo straordinario catalogo della mostra, edito da Skira e descriveremo le iniziative di Antonio Battei, il punto di riferimento più prestigioso dell'editoria parmigiana. Alla prossima.

EDITORIALINO: che cos'è la parmigianità


Non sono il primo a cimentarmi sul tema della parmigianità. Ma lo faccio perché lo sento mio, perché credo di poter dire qualcosa anch'io. Dunque, che cosa si intende, innanzitutto, per parmigianità? Lo chiedo a tutti gli intervistati di "Pramzanblog" e le risposte, in generale, sono queste: è la cordialità, è il senso dell'ironia, è la gioia conviviale, è la buona tavola, eccetera eccetera. Concordo. E aggiungo: è la fierezza delle proprie tradizioni, è il legame con il passato di capitale, è l'orgoglio delle proprie radici. Chi non ha capito bene i parmigiani sostiene che questa nostra "parmigianità" è in realtà una forma spinta di campanilismo, una accentuazione di provincialismo. Roba da provinciali, quindi di serie B, come i film spaghetti-western all'italiana degli anni Settanta. Contesto. E' da provinciali fare tesoro del proprio passato, e memorizzarlo, per gettarne i semi verso il futuro che ci attende? E' da provinciali ricordarsi in ogni momento e in ogni dove di Maria Luigia, di Toscanini, di Bodoni, della Tebaldi, di Verdi, dei Farnese, del Teatro Regio? E' forse da provinciali difendere con orgoglio i propri prodotti tipici, le fragranze irresistibili del culatello, i profumi armonici del lambrusco, la dolcezza del nostro prosciutto di Langhirano, l'esuberanza dell'inimitabile salame di Felino? E i tortelli d'erbetta, e gli anolini?
Campanilismo, quindi provincialismo, secondo me vuol dire non avere occhi per guardare fuori dai propri confini. Tutto quello che è dentro è "nostro", tutto quello che è fuori è "alieno". La vita scorre, lenta e noiosa, a difesa del "campanile". Parmigianità, invece, è l'affermazione di una realtà, di una verità ineluttabile: il passato di tre secoli di capitale, la fama mondiale del nostro Teatro Regio, le magie del Parmigianino, l'unicità del Teatro Farnese, le gioie antelamiche, gli splendori "parmigiani" del Correggio (presto riproposti in una mostra colossale), i borghi dell'Oltretorrente, sono "onorificenze" incancellabili. Chi non conosce, o non ama, i parmigiani, dice che ce la tiriamo con questa "parmigianità", che "rompiamo un po' i coglioni" con questa nostra fierezza delle tradizioni, con questo nostro citare a ogni piè sospinto la Tebaldi, Bergonzi, i nostri tortelli d'erbetta, la "Gazzetta di Parma" quotidiano più antico d'Italia, l'editore Antonio Battei, Attilio e Bernardo Bertolucci, Baldassarre Molossi, Alberto Bevilacqua, Luigi Malerba, Ildebrando Pizzetti, eccetera eccetera. Perché? Dovremmo vergognarcene? Dovremmo dimenticare i nostri campioni? Non vi siete mai domandati perché tanti "forestieri", dopo aver abitato per necessità di lavoro a Parma, poi si fermano? E mettono nuove radici qui? Quelli sono i "parmigiani di ritorno" e anche di quelli io mi vanto. Ne ho già intervistato uno, per "Pramzanblog", il giornalista e scrittore di successo Renzo Allegri, veronese. E' una prova, una delle tante, che ci si può innamorare e perdere la testa per questa città nobile e antica, che non dimentica e non può dimenticare i suoi tre secoli di piccola capitale, la sua predisposizione a primeggiare nei campi più svariati, dalla gastronomia alla moda, dalla musica al cinema, e via e via. No, non smetterò mai di "rompere i coglioni" con la mia solida, inguaribile, parmigianità.

Pramzan45

lunedì 28 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Gene Gnocchi SONO FIDENTINO AL MIDOLLO E HO TRE FIGLI MERAVIGLIOSI CHE MI PRENDONO PER IL CULO

Gene Gnocchi, classe 1955, professione comico (due programmi in vista per il suo ritorno su Raidue, il talkshow "Artù", con Elisabetta Canalis e "Il criticone"), calciatore di serie A mancato, bandiera di Fidenza, marito e padre affettuoso, con tre figli che, dice lui, lo prendono per i fondelli, uomo di spettacolo e di cultura con un debole per la poesia, anguillafrittadipendente. Questo ed altro è uscito dall'intervista che Gene (o meglio, l'avvocato Eugenio Ghiozzi da Fidenza) ha concesso a "Pramzanblog".

Si considera parmigiano o fidentino?
Sicuramente fidentino. Sono nato e cresciuto nel Borgo e ne sono fiero. Ma a Parma vado spesso e ho degli amici. L'atmosfera delle due città è diversa. Parma è una vera città, con una vita da vera città. Fidenza è un tipico paesone di provincia, con una vita da tipico paesone di provincia.
Che cos'è per lei la parmigianità? O la fidentinità se preferisce?
Si può intendere, in entrambi i casi, come amore per la tradizione. E io lo sento questo amore per la tradizione, nel senso che la terra dove sono nato, quindi il Borgo, costituisce per me un motivo fondamentale, anche a livello artistico. Per questo non ho mai frequentato scuole di dizione. Mi sono sempre voluto tenere la mia bella erre fidentina, che è una caratteristica della mia città. Io amo molto la mia terra e ci torno appena posso. E' difficile che io stia lontano a lungo da Fidenza. E da Parma.
Conosce e parla il dialetto fidentino?
Certo. Qualche volta mi capita anche di usarlo durante una puntata di una mia trasmissione, o durante uno spettacolo. Una volta a "Quelli che il calcio" è venuto Vissani, il cuoco, e dopo uno scambio di frasi gli ho detto "Sei proprio un busmòn". E' un termine tutto borghigiano che significa sempliciotto, cretinotto. Lui ha riso senza capire che cosa gli avevo detto. Anche con gli amici mi piace, quando capita, di parlare il dialetto.
Che cosa sognava da ragazzo? Di fare il comico?
No. Sognavo di diventare calciatore e di giocare in serie A e poi in Nazionale. Il primo l'ho raggiunto. Sono arrivato fino alla serie C, nell'Alessandria, ma nella squadra Primavera. Il secondo invece, la serie A, non l'ho centrato.
Però, in serie A, è stato tesserato del Parma per ben due anni...
Sì, ma ovviamente adesso, alla mia età, mica pensavo di giocarci davvero. Il sogno era di stare in campo 5 minuti nell'ultima giornata di campionato, a salvezza raggiunta. Invece negli ultimi due anni il Parma ha dovuto lottare fino all'ultimo minuto, il mio ingresso in campo sarebbe stato un azzardo.
E adesso non fa più parte del Parma?
No, in serie B il numero è chiuso. Ma la squadra mi resta nel cuore.












Un suo messaggio ai tifosi del Parma.
Che continuino ad andare allo stadio. Il Parma è un patrimonio della città. E deve tornare subito in serie A, perché è un esempio di calcio positivo. Il suo ritorno in A è importante sia per il calcio, sia per Parma.
Lei, in Tv e negli spettacoli fa morire dal ridere. Ma i comici, spesso, nella vita privata sono seri, alcuni perfino tristi. E lei?
No, io nella vita sono un compagnone. Mi piace divertirmi, anche se poi ho anche un lato più riflessivo.
Che tipo di padre è?
Affettuoso. Ho preso da un fondamentale insegnamento di mio padre: ai figli non si può non voler bene. Eppoi mi considero molto fortunato, perché ho tre figli che mi divertono, li trovo molto divertenti: Ercole, 25 anni, Silvia, 22 e Marcello, 15. Quando sono libero da impegni di lavoro io e mia moglie andiamo fuori spesso a mangiare insieme. Sono "riunioni di famiglia" molto divertenti. Ma lo sa una cosa?
Che cosa?
I miei figli mi vogliono un bene dell'anima, però mi prendono per il culo.
Come?
Ha capito bene. Mi prendono per il culo. Fanno le pulci sul mio lavoro, sulle mie battute, continuamente. Mi prendono in giro per le cose che dico, che faccio. Ma io ci rido su.
E con i suoi fratelli che rapporto ha?
Ne ho cinque: Alberto, Elena, Charlie, Federico e Andrea. Bellissimo rapporto anche con loro. Anche con Charlie, che lavora a radio Rtl e a Striscia la notizia.
Lei è un comico, ma è anche un uomo di cultura. Come se la mette attualmente Parma con la cultura?
Ho un ottimo rapporto culturale con Parma. Vado a comprare i libri alla Feltrinelli, dove ci sono due miei cari amici, Belledi e Aldo, la nostra è un'amicizia vecchia di 30 anni. E poi a Parma c'è Guanda, il poeta Giancarlo Conti, il critico Marchetti, Emilio Zucchi, Riccardi, Lagazzi, Stefano Lecchini.. Tutta gente di cultura, danno un tono alla città. Credo che il livello culturale di Parma, oggi, sia di buon livello.
E' recente la vicenda di Matteo Cambi, della "Guru". E' meno recente, ma sempre attualissimo, il caso Parmalat, di Calisto Tanzi. Che cosa prova da parmigiano, pardon da parmense, o meglio da fidentino, di fronte a questi crac che danno un'immagine negativa di Parma e provincia?
Ovviamente mi dispiace. In particolare mi è dispiaciuto molto per Calisto Tanzi. Io ero molto legato alla gestione Tanzi del Parma calcio in serie A. Pensavo che tutto il gruppo fosse un'azienda solida, senza pecche. Ci sono rimasto veramente male. E poi mi piaceva Calisto per il suo modo di fare soft, per il suo stile da understatement, sempre pacato, mai sopra le righe... Peccato.
In cucina come se la cava?
Zero. Io sono soprattutto un "fan" dei tortelli d'erbette che fa mia madre. Mi fanno impazzire. E poi sono un "anguillafritta dipendente". E' una passione, quella dell'anguilla fritta, che mi è stata trasmessa da mio padre. Vado a mangiarla a Vidalenzo, mi manda in delirio.
Lei non ha un sito Internet: come mai?
Perché non me ne frega niente.
Achille Mezzadri

(Nelle foto, dall'alto: un primo piano e Gene Gnocchi con il presidente Tommaso Ghirardi quando era tesserato per la squadra crociata in serie A).

sabato 26 luglio 2008

Parma che se ne va: qui c'era il Cinema Verdi


Dire che ci sono rimasto male è poco. Quando ho visto, dai giornali parmigiani online, le ruspe in via Paciaudi, là dove c'era il Cinema Verdi, ho sentito come un uppercut al fegato: le ruspe stavano demolendo anche un po' di me. Perchè anch'io, come molti parmigiani, al Cinema Verdi ci ho lasciato un pezzo di vita. Prima di tutto ricordo quando, bambino, lì si celebrava il saggio annuale dell'Istituto de La Salle. Si svolgeva di domenica mattina. Platea gremita di familiari e alunni, premiazioni degli alunni più meritevoli, coro (ci facevo parte, ogni anno ci esibivamo nel "coro muto" dalla "Madame Butterfly", recite di poesie o di brani di prosa (ricordo che una volta io recitai un ignobile "Testa, testina, testone", ma io ne fui fierissimo). Insomma, una grande festa, che faceva venire i lucciconi. E poi lì ricordo che nel 1968, come già ricordai in un precedente post, fui "battezzato" con qualche bottarella in testa dai contestatori che facevano picchetto davanti al cinema, dove veniva proiettato il film "Berretti verdi" con John Wayne. Insomma, quanti ricordi. Basta, da via Paciaudi, quando tornerò a Parma, non ci passo più.
(Nella foto, quello che resta dell'ex cinema Verdi: da La RepubblicaParma.it).

venerdì 25 luglio 2008

Da Enrico Maletti a Titti Bianchi: Titti, c'è sempre tempo per imparare il dialetto

A conferma che Pramzanblog è sempre più seguito e coinvolge emotivamente chi lo frequenta, ho ricevuto una bella e-mail da Enrico Maletti, quello che io amo definire il "guru" del dialetto parmigiano, creatore del fortunatissimo sito Parmaindialetto.it. Riferendosi all'intervista di Titti Bianchi, mi ha scritto tra l'altro:
"Dica pure a Titti Bianchi, che ha la mia stessa età, che per imparare il dialetto della propria città si fa sempre a tempo. Come lo intendo io non è un disonore, ma fa parte della cultura della propria zona d'origine. Ne abbiamo l'esempio dalla Valtellina, dove sto trascorrendo un periodo di riposo: qui hanno messo i nomi delle vie in dialetto. Perciò, caro Mezzadri, dica a Titti di non lasciarsi sfuggire questo treno per imparare a parlare, scrivere e capire la sua lingua d'origine e lo comunichi anche ai suoi figli che sicuramente saranno curiosi di conoscere una parte della cultura del posto dove è nata e vissuta la mamma".
Sono d'accordo con Maletti. C'è sempre tempo, e questo non vale solo per Titti Bianchi, per imparare a parlare, scrivere e capire la lingua d'origine. Io per primo cercherò, con l'aiuto di Maletti, di migliorare il mio scalcagnatissimo pramzan.

giovedì 24 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Titti Bianchi ONESTAMENTE DIREI DI ESSERE DIVENTATA UNA GLORIA DI PARMA, MA E' PARMA CHE NON LO SA


Titti Bianchi, la regina del liscio, compie 60 anni il prossimo ferragosto e mi sembra impossibile. Lei, che conobbi ragazzina, poco più che diciottenne, invitandola a una giuria del Festival di Sanremo nel 1967, ha quasi sessant'anni ed è nonna... Incredibile ma vero. Eppure Titti il "cuore di ragazza" se l'è tenuto dentro, con una grinta, una simpatia, una solarità che le ragazze d'oggi si sognano. In più, bella era allora e bella è adesso. Come cancellare il tempo che va... Poteva, Titti Bianchi, mancare nella galleria delle "Interviste di Pramzanblog"? Certo che no. Eppoi non è soltanto la bandiera della musica all'italiana, ma è anche, come si può capire dalle sue risposte nell'intervista, un simbolo di parmigianità.
Titti, da vincitrice del Festival di Ariccia, quello che lanciò Rita Pavone, a regina del liscio: era quello che sognavi?
Proprio no. Da ragazza, soprattutto dopo Ariccia, puntavo al successo come cantante "normale". Avevo anche firmato un contratto con la RCA, ho vissuto a Roma due anni. Ma tutto si è sciolto in una bolla di sapone. Purtroppo ho dovuto cambiare genere. Quando hai bisogno di soldi devi correre ai ripari. Non potevo fare la fame per inseguire un sogno. Vivevo sola con mia mamma, si faceva fatica a tirare alla fine del mese. Così cominciai a cantare con le orchestre da ballo. Poi mi sono sposata, con Francesco Zimetti e ho avuto due fantastici figli, Francesca, 31 anni, il cervellone di famiglia, che fa la ricercatrice e Alessandro, 25, il ragioniere. Francesca mi ha anche reso nonna di Alessio, un anno, uno splendore di bambino.
Quindi il passaggio al liscio è stata una necessità...
Sì, proprio così. Se devo essere sincera, il liscio mi faceva un po' schifo. Se pensi che addirittura, prima, cantavo in inglese perché consideravo un disonore cantare in italiano! Invece poi...
Quando hai capito di essere diventata la "numero uno" del liscio e della canzone all'italiana?
L'ho capito quando intorno a me c'era gente che continuava a dirmelo. "Sei la regina", "sei la migliore". Così un po' mi sono convinta anch'io. Ma ancora non me ne rendo conto pienamente. Mi sembra impossibile. Io una regina... Comunque ho già conquistato quattro dischi d'oro e sto raggiungendo il disco di platino: questa è la verità.
A quali canzoni sei più legata?
A tante, ma soprattutto a "La mia bambina", "Opera" e la piùrecente "Orgogliosa di te", dedicata a mia figlia Francesca quando mi ha reso nonna. Con questa canzone ho vinto anche il "Microfono d'oro" di Radio Zeta.
Con te il pubblico vuole soprattutto ascoltare o ballare?
Nei locali dove mi esibisco tutti amano molto ballare, ma quando comincio a cantare si fermano ad ascoltarmi. Sono io che poi scendo in pista e mi metto a ballare con loro.
Tu vivi con la tua famiglia a Rivarolo del Re, vicino a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. Sei diventata cremonese o ti consideri ancora parmigiana?
Parmigianissima, per carità. Vado spesso a Parma, mi piace tornare in piazza Garibaldi, dove da ragazza mi trovavo con gli amici. Parma era ed è rimasta la "mia" città.
Visto lo straordinario successo che hai raggiunto, ti consideri una gloria di Parma?
Be', sì. Perché dovrei fare la falsa modesta. In fondo tengo alto il nome della mia città. E' Parma, magari, che non mi considera una "gloria locale". Nessuno è profeta in patria, dice il proverbio.
Come mai?
E vallo a sapere. Mi sento un po' ignorata dalla città. Ma quando mi esibisco in provincia vedo che il pubblico mi ama.
Che cos'è per te la parmigianità?
E' un sacco di cose: è la "mia" piazza Garibaldi, è la gente simpatica e genuina, è il dialetto, che mia mamma, scomparsa un anno fa, non mi ha voluto insegnare. Mi piacerebbe conoscerlo e parlarlo bene.
Come mai tua madre ti vietava il dialetto?
Riteneva che per una ragazza fosse disonorevole parlare in dialetto. Diceva che era roba da "capannoni".
Che cosa ricordi della tua infanzia e della tua adolescenza parmigiana?
Stopàj, una figura caratteristica, un omino piccino piccino che raccontava ai passanti barzellette inenarrabili. E poi ricordo anche un signore elegantissimo, stile anni venti, fiore all'occhiello, ghette, impomatato, sembrava uscito dal passato... Mi affascinava molto vederlo.
Parma buol dire anche gastronomia, buona cucina. Tu come te la cavi?
Diciamo bene, va...
Prepari anche i tortelli d'erbette, gli anolini?
E chi ha il tempo? Son sempre in giro... Però con i primi, in generale, son proprio bravina davvero.
Piace la musica all'italiana ai tuoi figli?
Mica tanto. Però ascoltano in anteprima le mie canzoni, le giudicano, mi danno consigli. Diciamo che non la amano, ma, con tanta madre, la accettano.
Ha un futuro questo genere musicale?
E perché non dovrebbe? E' buona musica, genuina. Tutte le cose buone, genuine, hanno un futuro. Purtroppo c'è la crisi economica e si sente anche nelle balere, nei locali da ballo,nelle discoteche. La gente riempie le piazze quando l'entrata è gratis. Quando c'è da pagare, anche solo 5 euro, si defila... Ma io sono fiduciosa. Punto al futuro e... canto.
Achille Mezzadri

Chiedi chi era don Cavalli, prete della Resistenza


Chi ha meno di 35 anni non era ancora nato quando Parma, a fine luglio 1973, celebrò con un funerale memorabile, con straordinaria partecipazione di folla, la scomparsa di don Giuseppe Cavalli. Un grande prete, don Cavalli. Il prete partigiano, che dedicò la sua vita all'affermazione dei valori della democrazia e dell'educazione dei giovani. Io non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo, ma ai tempi in cui lavoravo alla "Gazzetta" ne conoscevo la fama di grande sacerdote, amato da generazioni intere di ragazzi che l'avevano avuto come insegnante. Sapevo poco però della sua attività clandestina durante la guerra civile, quando si attivò per dare il suo contributo alla Resistenza, dando aiuto morale e materiale ai giovani che sceglievano la via delle montagne per combattere il fascismo. Ma il suo coraggio di prete (e non fu l'unico a battersi per la democrazia in quei disgraziati giorni) non poteva passare inosservato alla polizia fascista, cosicché don Cavalli fu arrestato il 25 aprile 1944 e rinchiuso nel carcere di San Francesco. Qui conobbe due eroici ammiragli, Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, che pagarono con la vita la loro avversione al regime. Li assistette durante il processo e fu loro vicino fino al momento della fucilazione, il 24 maggio dello stesso anno. Dieci anni dopo li ricordò con un saggio, "Il Calvario dei due ammiragli". Fu il massiccio bombardamento del 13 giugno 1944 a ridare la libertà a don Cavalli: le bombe infatti colpirono anche il carcere di S. Francesco, favorendo la fuga di molti detenuti, tra i quali il sacerdote, che riprese la via della clandestinità, a Noceto, fino alla Liberazione. Nato a Berceto l'8 ottobre 1898, ultimogenito dei quattro figli di Guerrino Cavalli e Angela Barbuti, don Giuseppe Cavalli dedicò buona parte della sua missione sacerdotale all'insegnamento (al Melloni, al Romagnosi, al Convitto Maria Luigia) alla Steccata, all'Istituto storico della Resistenza per la provincia di Parma e fu uno dei conferenzieri più ascoltati. Un grande prete, che a 35 anni dalla scomparsa è stato degnamente ricordato dall'Ade, la società comunale che si occupa dei cimiteri di Parma (e della quale è presidente Carletto Nesti) con un'intensa cerimonia alla Villetta.

martedì 22 luglio 2008

QUI BRASILE: TAMARA BARONI CON FAMIGLIA




Missione compiuta: mi ero ripromesso di scoprire che fine avesse fatto Tamara Baroni, la parmigiana più famosa degli anni Sessanta e adesso sono soddisfatto. Dopo il primo contatto e le prime notizie da Natal, dove Tamara vive felice con marito e tre figli, è arrivata l'intervista e adesso, infine, le fotografie, che Tamara mi ha gentilmente inviato dal suo paradiso brasiliano. (Già, come mai i parmigiani non l'hanno ancora scoperto?). Eccole: cliccare per ingrandire. In una c'è la famiglia al completo (comprese fidanzatine dei figli), in occasione della festa di laurea della figlia Sara. Da sinistra: Ciro, 25 anni e la sua ragazza Raissa, Sara, 23, seria ed emozionatissima con il tocco, Tamara, il marito Gianni Garbellini e Marco, 20, con la sua ragazza Kamila. In una seconda foto ecco invece i tre figli "brasiliani" di Tamara (che ha un'altra figlia in Italia, Viviana, nata dal suo primo matrimonio): da sinistra Marco, Sara e Ciro. Infine Sara, da sola, in una suggestiva immagine, che rivela tutto il suo fascino.

lunedì 21 luglio 2008

Parma non dimentica il "suo" Mat Sicuri



Ho già parlato, in queste pagine, di Enzo Sicuri, il "Mat Sicuri" che è uno dei ricordi più indelebili della mia infanzia. Ma voglio ricordarlo ancora adesso, a vent'anni dalla scomparsa, proprio nei giorni in cui tutti celebrano un ventennale, diciamo, più importante: quello della scomparsa del grande Giovanni Guareschi, il "papà" di Peppone e Don Camillo (al quale ho già dedicato un servizio, con il ricordo in video di Indro Montanelli). Oggi invece torno a rioccuparmi di Sicuri perché mi è giunta notizia che il Comune di Parma ha provveduto a sue spese a traslare i suoi resti mortali in una nuova ubicazione: celletta 64 del quadro 1 del reparto A, alla Villetta. Sulla piccola lapide, che sarà realizzata gratuitamente dalla ditta De Giuli, di Bordoni, probabilmente si leggerà la scritta "Enzo Sicuri, uomo libero, 1907 - 1988". E' prevista anche una piccola cerimonia di inaugurazione, a cura del Comune e dell'Ade. Trovo molto bello che Parma non ricordi soltanto i suoi figli più illustri, ma anche figure "minime", come quella di un clochard, che però, come straordinario e inimitabile "uomo libero" è rimasto nel cuore di molti.
(Nelle foto, da sinistra: la statua creata da Maurizio Zaccardi e il ritratto di Tiziano Marcheselli)

In vacanza mi leggo "Tua città Parma"




Sono in vacanza, si fa per dire, in montagna, ma faccio fatica a staccarmi dalla mia creatura, "Pramzanblog", anche perché sono estremamente lusingato dal modo in cui è stata accolta. I lettori cominciano a essere tanti. E in crescita. Per altro, grazie a "Pramzanblog", mi sto riappropriando in un qualche modo della mia città, che torno a conoscere un po' di più. Ogni giorno faccio una scoperta nuova. Come quella del bel mensile cartaceo (con tanto di portale online) "Tua Città Parma", diretto da Fabrizio Marcheselli, figlio d'arte, in quanto suo padre è lo scrittore - pittore - giornalista Tiziano. Ne sono già usciti tre numeri, maggio, giugno, luglio, e viene distribuito gratuitamente nei luoghi di ritrovo di Parma e provincia, come bar, ristoranti, alberghi, sale d’attesa, circoli, ecc. Bella iniziativa davvero. Io me lo posso leggere qui, in Val Seriana, visto che ogni numero ha anche la versione in pdf.

domenica 20 luglio 2008

Le interviste di "Pramzanblog": Tamara Baroni ECCO TUTTA LA MIA VITA IN UN PARADISO CON UN GRANDE MARITO E TRE FIGLI MERAVIGLIOSI



Da vent'anni vivi in Brasile, nel paradiso di Natal. Che cosa ti è restato di Parma?
Da quando é morta mia madre non vengo piú a Parma, nonostante il buon rapporto con la mia prima figlia Viviana e con alcuni, pochissimi amici. Del resto non ho mai molto amato la "provincialitá" negativa di Parma, come non la amo in altre cittá...
Come ricordi i tuoi "anni ruggenti": con nostalgia, con rabbia, o con divertimento?
Se proprio dovessi scegliere, direi divertimento, ma in realtá sono una di quelle persone fortunate che ,praticamente, "non hanno passato, o almeno ricordi di questo...
Rifaresti alcune tue scelte?

Se fossi nella stessa occasione, certamente. Io non so che cosa siano né i rimpianti, né i rimorsi...
Giuseppe Bertelli, Iller Pattacini, Gianni Garbellini: tre mariti. A questo punto puoi dire che Garbellini è stato ed è l'uomo più importante della tua vita?
Gianni é non solo mio marito, ma anche il mio complice e compagno. Ogni epoca ha avuto uomini e scelte differenti:questa é definitiva.
Tua figlia Viviana ti ha reso nonna: vedi i nipotini?

Ho mantenuto buoni contatti, anche se vorrei che lei e i miei tre nipoti e il marito, venissero a trovarci qui, in questo paradiso.
Che cos'è per te la parmigianità?
Non lo so. Mio padre, che come tu hai scritto era una persona buonissima e fantastica, mi insegnó da piccola, molto piccola, che la Patria é il posto dove stai davvero bene.
Conosci o incontri parmigiani in Brasile?

Per quanto strano possa essere, non conosco parmigiani qui, eppure Natal e dintorni sono strapiene di italiani, specialmente torinesi, veronesi e romani. Qui ci sono moltissimi spagnoli e norvegesi. Sono molto amica sia di italiani (il nostro console onorario, il milanese Rino Bordogna, è una persona meravigliosa), sia di stranieri. Molto spesso mi chiedo perché i parmigiani non si interessano di un posto cosí fantastico!!!
Tuo marito che attività svolge?
Ci occupiamo insieme di immobili e terreni. Tempo fa avevamo comperato moltissime case, specialmente sulle spiagge a sud di Natal: ora abbiamo deciso di tenerne tre e le altre venderle e fare un condominio orizzontale abbastanza vicino ( ma non troppo!) alla nostra casa. Un condominio di case ad un solo piano, con un'area sociale con barbecue, piscina, ecc.
Come passi le tue giornate?
Avevo aperto una scuola d´equitazione con 20 cavalli, quando i miei figli saltavano gli ostacoli (fra l´altro Ciro è stato campione del Rio Grande do Norte 5 volte, Sara 3, perché ha avuto un brutto incidente, grazie a Dio senza grandi complicazioni e Marco, che si era lui pure ferito alla spalla destra come la sorella, tre volte campione). Ora ho venduto i nostri 3 cavalli (di razza inglese, che continuano a vincere), ma l ´equitazione resta sempre una delle cose che preferisco. In questi anni abbiamo viaggiato molto (2 mesi  ogni anno ) tutti insieme e i ragazzi conoscono piú di metá del mondo. Oggi mi sono calmata un po' e preferisco passare settimane a Camurupim (dove abbiamo due case): è bellissima, non ha niente da invidiare ai Caraibi. Sono chilometri e chilometri di spiagge bianchissime, protette da barriere di scogli dall´oceano e formano stupende piscine naturali. Oppure andiamo a Pipa, dove ci sono tanti stranieri, tanto che la lingua che si sente meno parlare é il brasiliano. Anche qui abbiamo due case, la terza l'ho venduta ora. Adoro la mia casa, che è in 10 ettari, con un torrente piccolo, ma perenne, nel mezzo. Mi piace fare del giardinaggio (realmente sembra una foresta tropicale). Al mattino nuoto 40 minuti in piscina molto presto, poi ho una palestra enorme dentro casa e faccio circa un'ora di ginnastica. Nonostante i domestici (un pó pigri ad onor del vero, come tutti i brasiliani del nord!!), essendo la casa di 1000 metri quadrati, ho sempre da fare. Per esempio oggi sono qui perché aspetto amici per un barbecue e, ovvio, devo organizzare tutto, ma normalmente nei week-end sono a Pipa o a Camurupim. Seguo ancora molto le attivitá dei ragazzi, che, grazie a Dio, mi considerano la loro piú cara amica. Insomma vivo giornate pienissime, a volte perfino troppo stancanti, ma entusiasmanti.
Come mai avete scelto di vivere a Natal: la solita decisione di "cambiare vita" dopo una vacanza in un paradiso?
Abbiamo scelto Natal dopo aver provato Rio e Salvador: è stata un´ottima scelta!!!
Frequenti la società brasiliana? Sei diventata un po' brasileira?
Certamente frequento brasiliani. Certamente mi sento parte della societá in cui vivo e mi piace il loro temperamento e il loro gusto di vivere il presente al meglio!
Dimmi ancora qualcosa dei tuoi figli.
Dovrei, oltre quello che ho un po' già detto, solo farne catene di elogi: sinceramente tutti ce li invidiano. Prossimamente ti manderó le loro foto, ma non sono solo belli di fuori, lo sono, cosa ben piú importante, di dentro!!
Hai mai nostalgia di Parma, della tua casa in viale Mentana? E delle Luigine?
Non ho mai saputo, in tutta la mia vita, che cosa sia la nostalgia. Figurati ora!!!
Ti va di lasciare un messaggio alle tue ex compagne di scuola Mirella Adorni e Nica Magnani?
Auguro loro, e a tutte le altre, tutta la pace, la felicitá che sento io, il senso di realizzazione che mi pervade dal mattino alla sera e la Fede, che io ho trovato nella dottrina di Gesú. E mi farebbe piacere vederle qui, in questo assaggio di Paradiso!
Achille Mezzadri
(Nelle foto: Tamara Baroni con il figlio Ciro e il giornale brasiliano che parla di lei)

venerdì 18 luglio 2008

Piccolo scoop, l'abbiamo trovata: risiede a Natal ECCOMI QUA, SONO TAMARA BARONI E VIVO FELICE CON MARITO E FIGLI IN BRASILE


Caro Achille,
sono proprio io! Vivo in Brasile, a Natal, dove, circa otto anni fa sono stata intervistata dal vivo. Alessandro Bertolotti era venuto dall´Italia con una équipe e la trasmissione, che è andata in onda su Rai Tre era Novecento, guidata da Pippo Baudo: è stata una cosa molto simpatica, vedi se riesci a ritrovarla. Scusa se ora non ho tempo, ma prossimamente ti darò piú notizie e fotografie. Ho tre figli qui, letteralmente splendidi, due dei quali già avvocati e il terzo sta per diventarlo. Ciro, Sara e Marco hanno 25, 23 e 20 anni. Il mio ultimo marito si chiama Gianni Garbellini ed abbiamo un bellissimo rapporto. In quanto al mio aspetto, beh, non voglio essere vanitosa...lo vedrai dalle foto! Certo non dimostro i miei 61 anni, che ora dichiaro al vento, tanto nessuno ci crede! Sono felice e ne ringrazio Dio. A presto (e puoi darmi del tu !!!).

Tamara




Cara Tamara,
non puoi immaginare la gioia che ci dai a saperti felice in quel bellissimo Paese, in un paradiso come Natal (nella foto), con tre figli meravigliosi che ti danno tante soddisfazioni e con un marito (che saluto) con il quale hai trovato l'armonia e la serenità. Il tuo passato di ragazza-copertina si è sublimato in questa realtà solida che ti fa molto onore. I lettori di "Pramzanblog" e non solo, saranno ben contenti di avere queste tue notizie. Che dirti ora? Tanti auguri per tutto e... aspettiamo le foto... Achille Mezzadri

giovedì 17 luglio 2008

Tamara Baroni: è lei che mi scrive dal Brasile?


Gentile Tamara Baroni,
ieri sera, alle 23,47 ho ricevuto una e-mail dal Brasile. Una e-mail non proprio amichevole, diciamo. C'era scritto: "Visto che hai scritto su di me, vorrei almeno sapere chi sei tu (fuori la foto, avrai un nome e un cognome). Tamara". Non ho le prove, gentile signora, che sia stata proprio lei a scrivermi dal Paese sudamericano, anche se nell'indirizzo del mittente c'è il suo cognome. Se non è così, vuol dire che è stato lo scherzo di qualche buontempone. E se invece fosse proprio sua quella e-mail? Vuole la mia foto? E' nel blog, qui a fianco. Vuole nome e cognome? Non sono un segreto, ormai, ma li trova qui in calce. Adesso però (sempre che sia lei ad avermi scritto) venga allo scoperto anche lei: mi dimostri di essere veramente la Tamara Baroni che è stata una delle "icone" del costume italiano degli anni Sessanta e Settanta e mi dica, se vuole, dov'è finita, come vive, se fa la nonna, se è felice... Vede, questo mio "Pramzanblog" è un blog, non è un giornale scandalistico. Io sono un giornalista di lunga carriera, è vero, ma questo mio sito vuole diventare soprattutto un monumento alla parmigianità. E lei, è impossibile negarlo, è stata un simbolo di Parma. Qualcuno arriccerà il naso, a questo punto, ma per me è così. Simbolo della provincia ricca e crapulona, simbolo della bellezza, simbolo dell'anticonformismo, simbolo della libertà. I giovani non sanno chi era lei e che cosa ha fatto. Ma chi ha passato gli "anta" sì e questo esercito del "tempo che va" gradirebbe senz'altro sapere com'è andata a finire. Dov'è e com'è adesso Tamara Baroni.

Vede, da quando ho creato questo sito controllo il suo andamento (finora ottimo, e in crescendo) su Google Analytics e Vivistats, strumenti molto utili dai quali si apprende chi ha cliccato il blog (non il nome, ma l'identificativo elettronico, cioè l'IP), perché, come, quando, attraverso quale motore di ricerca... E lo sa che ho scoperto che decine, centinaia di lettori sono arrivati su "Pramzanblog" scrivendo su "Google" le paroline magiche "Tamara Baroni"? Vede che la cercano? Che "il popolo degli anni Sessanta" vuole sapere? Molti sono rimasti fermi a vecchie informazioni, vecchie di decine d'anni: che lei era finita in Sudamerica, che era diventata nonna... Ma niente più. Anche le sue vecchie compagne di scuola, che frequentavano con lei la scuola delle Maestre Luigine, desiderano sapere. Purtroppo non tutte: una, la mia prima moglie, che fu sua grande amica e frequentava la sua casa in viale Mentana, purtroppo non c'è più, da otto anni. Ecco vede, gentile signora Tamara, è con spirito d'amicizia e di parmigianità che la cerchiamo: non per morboso spirito di gossip, ma per riannodare a Parma una figura come la sua, per la quale sono stati consumati quintali di piombo (allora i giornali si facevano ancora con le linotype, i testi venivano composti con il piombo fuso). Con amicizia. Achille Mezzadri
(Nelle foto: Tamara Baroni al Parco Ducale e nel 1967, al concorso di Miss Italia quando vinse il titolo di Miss Eleganza. Con lei Sylva Koscina e la Miss Italia di quell'anno, Cristina Businari).

Amelio Zambrelli, "mito" pramzan degli anni '60 CHIEDI CHI ERA IL "CONOSCITORE ATMOSFERICO"


Che tempo farà domani? E dopodomani? Basta andare su "Pramzanblog" e cliccare qui a destra: il link, che porta a IlMeteo.it permette di leggere le previsioni, molto molto credibili, non solo di giorno in giorno ma addirittura di tre ore in tre ore. Prima come si faceva? Nei gloriosi anni Sessanta, a Parma, c'era il "conoscitore atmosferico". Si chiamava Amelio Zambrelli (1912 - 1983) ed era un omino alto e magro rotolato giù dai monti e dalla lunga barba ispida, che si era presentato ad Aldo Curti, allora redattore capo della "Gazzetta di Parma", sostenendo che, "secondo il suo acume", era in grado di dire quale sarebbe stato il tempo il giorno dopo. "Assunto". La sua rubrica, che terminava ogni volta con la fatidica frase "Sappiatevi regolare", fu seguitissima, anche se, nonostante il suo "acume" non sempre "ci prendeva".

Fui io, Pramzan45, a fargli lo scherzo più divertente e nello stesso tempo più atroce. Riporto integralmente il pezzo che gli dedicai nel lontano 1972 su "Parma Bell'Arma", l'allora strenna natalizia più amata dai parmigiani:
"Zambrelli. Lo scherzo più bello, forse, gliel'ho fatto, fruendo della collaborazione di colleghi, amici e di un poliziotto vero. Era un giorno d'inverno, ma anche di sole. Appuntamento, alle quindici dalla "Wanda", il bar ad un tiro di schioppo dalla "Gazzetta" (ndr:allora la sede era in via Emilio Casa). Zambrelli arrivò puntualissimo, tenendo tra le mani la lettera d'invito scritta in inglese e contenente, oltre alla traduzione in italiano, una piccola tessera. Diceva la lettera: "Egregio conoscitore atmosferico, avendo appreso dalla stampa le sue notevoli doti di previsione, la invitiamo a far parte dell'Associazione Mondiale degli Inventori Atmosferici, con sede in London. In attesa della investitura ufficiale, che avrà luogo nella suddetta London in gennaio, alla presenza di Sua Maestà Regina Elisabetta, un nostro vicepresidente, Mister Donald Campbell, verrà a Parma per la cerimonia dell'investitura provvisoria, consistente nell'assegnazione della speciale medaglia degli inventori atmosferici". Il buon Amelio Zambrelli era visibilmente emozionato.

Mezza "Gazzetta" gli era attorno: giornalisti, collaboratori, fotografi. Scattavano i flash, giravano i nastri dei registratori ("è per il giornale radio", gli assicurammo). Alla combriccola s'era aggregato anche un amico poliziotto in divisa. Non fece niente di particolare, naturalmente, stette solo a vedere, ma la sua presenza diede uno speciale tono di serietà e di importanza alla "cerimonia". All'arrivo di Mister Donald Campbell (interpretato con flemma tutta britannica da Oliviero) Zambrelli si comportò con grande dignità. Rispose a tutte le domande con precisione, ma approfittò della specialissima occasione per muovere una piccola contestazione. "A proposito dell'invito della Regina", disse "ho letto che è per il prossimo gennaio in London, vero? Sa, mister Campbell, siccome in quel periodo c'è molto freddo, nn si potrebbe tramandare?...". Lo scherzo non ebbe un seguito, anche se Zambrelli, in realtà, non si convinse mai che era stata una burla. Anzi, tenne per mesi, in bella mostra, prima sulla giacca, poi sul cappotto, la medaglia di cartone-simil-oro che gli era stata consegnata...
(Pubblico queste foto per gentile concessione della "Gazzetta di Parma". Dall'alto: Zambrelli con la medaglia dello scherzo, un primo piano e un disegno di Monica).

La Madonna di Lourdes celebrata alla Villetta

La Villetta, o, diciamo meglio, il Cimitero Monumentale della Villetta, non è solamente la "dimora" dei nostri cari defunti, ma, in particolare da quando Carletto Nesti è presidente dell'ADE (la società che si occupa dei cimiteri di Parma) è anche un luogo di riferimento per cerimonie che onorano la città. Come quella che ha avuto luogo ieri mattina davanti alla Tomba di Padre Lino Maupas, per celebrare il 150° anniversario dell'ultima apparizione della Madonna di Lourdes a Bernadette Soubirous. Momenti di raccoglimento e di assoluta commozione per ricordare contemporaneamente l'apparizione della Vergine in terra di Francia e Padre Lino, il grande frate santo che è rimasto vivo nel ricordo di tutti i Pramzan.
La cerimonia è stata organizzata dall'ADE, dai Frati Francescani dell'Annunciata, da "Parma in dialetto", dall'Unitalsi e dagli "Amici di Padre Lino". Per l'occasione Enrico Maletti, noto attore dialettale e ideatore del favoloso sito parmaindialetto.it, ha letto una delle più celebri poesie di Renzo Pezzani, intitolata appunto "Padre Lino". Nella foto, da sinistra, Camillo Mazza componente dell' Unitalsi e rappresentante del Presidente degi Amici di Padre Lino, Carletto Nesti, presidente dell'ADE , Padre Berardo Rossi, dei Frati Francescani dell'Annunciata, (Chiesa definita dai Pramzàn il "Duomo dell'Oltretorrente") ed Enrico Maletti. Tra Padre Rossi (che è stato l'inventore, più di 50 anni fa, dello Zecchino d'Oro ed è postulatore per la causa di Beatificazione di Padre Lino) e Maletti, è visibile un quadro che rappresenta la Madonna di Lourdes: appartenne a Padre Lino e ancora adesso è sistemato in quella che fu la sua cella nel Convento dell' Annunciata. Solo per questo evento è stato esposto da Padre Rossi davanti alla tomba del frate più amato della città.

martedì 15 luglio 2008

La banda di Busseto è rimasta senza la sua sede VERDI, TI PREGO, FALLI TORNARE A BUSSETO


Quando ero piccolo andavo matto per le bande musicali. E ancora adesso ho un debole, come il maestro Riccardo Muti, che recentemente ne ha parlato, ricordando che sono un patrimonio della tradizione popolare, assolutamente da salvare. Le bande mi provocano emozioni forti. Comincio oggi, dunque, una carrellata sulle bande parmigiane, e lo faccio con quella di Busseto, intitolata a Giuseppe Verdi. Venticinque elementi (il più piccolo 10 anni, il più grande 50), direttore Alessandra Tamborlani, presidente Massimo Comati. Dilettanti doc, verdiani doc, amanti della musica doc. Con un problema: sono rimasti senza sede. Ne avevano una, a Busseto, ma attualmente, per motivi vari, non ne possono disporre e così hanno dovuto traslocare. Ogni venerdì sera, armi e bagagli, vanno ad "allenarsi" in un'aula della Scuola Media di Polesine Parmense. "Speriamo che sia una soluzione provvisoria", dice il presidente Comati. "Far vivere una banda, al giorno d'oggi, è sempre più difficile. Dobbiamo autofinanziarci, anche il direttore, il Maestro Tamborlani, non becca un'euro, eppure le spese sono tante: le trasferte, le divise da rinnovare... Comunque non ci lamentiamo. Continuiamo a portare in giro il nome di Verdi". E con onore, aggiungo io. Perché la storia dell'Associazione Bandistica "Giuseppe Verdi" di Busseto è di tutto rilievo, e merita attenzione. La banda, nata negli anni Venti dalle ceneri della Filarmonica Bussetana di Antonio Barezzi (che fu istituita nel 1816 e dove il giovanissimo Verdi mosse i primi passi) visse i suoi momenti di massimo splendlore tra gli anni Settanta e Ottanta: allora, direttore Valentino Giazzi, la banda aveva 120 tra musicanti e majorettes e ben oltre 300 soci sostenitori. Nel 1981 il maestro Giazzi fu sostituito dallo scomparso maestro Franco Titani, docente ai Conservatori di Milano e di Piacenza e prima tromba dell’orchestra sinfonica della Rai.
Il repertorio della banda attuale, diretta da Alessandra Tamborlani, spazia dalle marce brillanti, ai brani patriottici e religiosi, per arrivare ai pezzi classici di Giuseppe Verdi (da Nabucco, La Traviata, Aida, Rigoletto, Ernani, La forza del destino) e a quelli moderni, tra i quali i cavalli di battaglia Abba Gold, Il Padrino Parte Seconda, Jesus Christ Superstar. L'Associazione Bandistica organizza anche un corso di musica aperto a tutte le persone (senza limiti di età) che desiderano imparare a suonare uno strumento.

lunedì 14 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Maurizio Zaccardi CREA MONUMENTI ALLA PARMIGIANITA'



Durante una recente scappata a Parma, una sera, passeggiando nei vicoli della mia infanzia, mi trovai, in piazzale della Macina, di fronte alla statua di un mio ex "vicino di casa", Enzo Sicuri. Il Mat Sicuri. L'emozione fu tanta. Guardai e riguardai quella statua, per cogliere il bagliore di quegli occhi da furetto, che da bambino mi colpivano e impaurivano un po'. Perché Sicuri lo vedevo mattina e sera, con i suoi cartoni e il suo cappello da muratore. Mi considerai debitore, da quel momento, nei confronti dello scultore Maurizio Zaccardi, che aveva realizzato l'opera. E ora sono felice che questo artista parmigiano doc abbia accettato di avere uno spazio in "Pramzanblog".
Lei ha realizzato la scultura del Mat Sicuri , quella di Arturo Toscanini, che si trova nel pergolato della Corale Verdi e infine quella di Giovannino Guareschi, su incarico del Comune di Fontanelle. Mancano solo Verdi, la Tebaldi, Pizzetti e la Borboni... E' con queste statue che vuole cementare lo spirito di parmigianità?
Be', in un certo senso sì. Non è che io crei queste opere con questo scopo, ma il risultato è quello. Tutto è cominciato con Sicuri. Un comitato, nato per ricordare le figure meno importanti, ma caratteristiche, della storia della città, mi ha coinvolto e io ho accettato, anche perché Sicuri era una figura a me nota, visto che mio padre lo conosceva bene. Una scultura che ha destato polemiche...
Perché?
Perché Sicuri era uno spirito libero, un clochard. E molti erano scettici sulla scelta di dedicare un monumento a un clochard. Comunque, dopo la scultura di Sicuri sono venute le richieste dalla Corale Verdi, per Toscanini e dal Comune di Fontanelle, per Guareschi.


Ho letto sul suo sito che i figli di Guareschi, Carlotta e Alberto, le hanno dato un grande aiuto...
Sì, sono stati molto gentili e carini con me. Mi hanno fatto vedere un sacco di foto del padre, abbiamo scelto insieme il periodo in cui ambientare la statua, perfino l'abbigliamento. La loro è stata una collaborazione anche morale.
Quanto tempo ha impiegato per realizzare il monumento a Guareschi, che è stato inaugurato il 1° maggio scorso?
Il progetto è nato nel 2005, l'ho realizzato in due anni, 2006 e 2007.
Lei non crea soltanto monumenti, ovviamente. Le sue sculture hanno varcato presto i confini di Parma e sono conosciute in tutta Italia e tutta Europa. Lei cominciò a scolpire la pietra. Ora sembra prediligere marmo e bronzo, spesso abbinandoli. Come mai?
Sì. E' stata un'evoluzione continua. Prima mi limitavo a scolpire la pietra, poi cominciai a sentire il bisogno di abbellirla, patinandola con oro e più avanti fondendoci sopra il bronzo. Poi sono arrivato all'abbinamento con il marmo. Una ricerca continua, una trasformazione continua.
Perché la scultura "tira" meno della pittura?
Non so perché, ma è la verità. La misura la danno anche i galleristi: due, tre opere i scultura e 50, 60 di pittura. Ma io sono fiero di fare lo scultore, anche e mi considero, semplicemente, un artigiano. Mi piace sporcarmi le mani, faticare, sudare, usare attrezzi a volte pericolosi: ci sono dischi che possono mettere a repentaglio l'incolumità. I pittori sono più eleganti, giocano con il colore.


Come si pongono oggi i parmigiani nei confronti dell'arte?
C'è sensibilità, ne sono convinto. Anche l'attuale assessore alla cultura, Lorenzo Lasagna, sta lavorando bene secondo me. Dà spazio ai giovani artisti, li ha portati perfino a New York. Le iniziative culturali non mancano, ci sono mostre importanti, vedi quella dedicata a Mario Schifano, che c'è appena stata, vedi quella di Correggio, che si sarà.
E della cultura in generale?
Guardi, non so. E' difficile dare una risposta. Comunue vedo sempre le librerie piene. E questo è sicuramente un buon segno.
Una breve incursione nella sua vita privata.
Ho 55 anni, sono sposato, ho due figli maschi, uno di 32 e uno di 29. E un dolce cagnolino di 5 anni, But. E' un trovatello e gli voglio un bene dell'anima. E lui non si stacca mai da me un secondo.
Lei parla il dialetto?
Perché no? Anche quella è cultura, sa...

domenica 13 luglio 2008

Renzo Pezzani: lo ricordiamo con una poesia


Il 14 luglio 1951, nella sua casa di Castiglione Torinese, scompariva il grande poeta parmigiano Renzo Pezzani, autore di un'ottima produzione poetica in lingua italiana, ma ricordato da noi in particolare per la sua trilogia in vernacolo, Bornisi, Tarabacli e Oc luster, tutti editi dal grande editore parmigiano Antonio Battei. Lo voglio ricordare con una delle sue poesie meno famose, ma non per questo meno belle, tratta dall'"Antologia della poesia dialettale parmense" edita dalla "Gazzetta di Parma" nel 1970.
COMPLIMENT
Lävet, cära, lävet ben,
l'aqua la ridda s'la vedda un puten.
L'aqua la canta, la luza, la zuga,
po gh'è la mama ch'at suga.
Minen'ni netti
i n'en pu povretti;
oc pulì
oc bendì:
puten lavè
angiol a pè,
Cost ch'a vdì
l'è al me omm.
Tri ani compì:
un pomm.

Caro Dessena, ma non studiavi da "bandiera"?




Io non sono molto addentro agli affari del calcio. Come tutti sanno, ho un debole per il rugby. Però il Parma non è "il calcio": è il Parma, punto e basta. Quindi ce l'ho nel cuore. Sono un nostalgico. La fede crociata non la mollo. Allora credo di avere il diritto di dire anche la mia sulla "vicenda Dessena". Il gioiellino made in Parma, classe 1987, aveva detto a più riprese che gli sarebbe piaciuto tanto restare qui, anche in serie B, perché il suo sogno era diventare una "bandiera" della nostra squadra. Cigarini, si sapeva, era dell'idea di andarsene, di restare in serie A. Daniele Dessena, invece, non voleva tradire la sua "bandiera". Ma Berta filava... Sì, mentre Berta filava i contatti con altre società, il destino di Dessena (e Cigarini) cambiava. Luca veniva dirottato a Bergamo, tra i nerazzurri dell'Atalanta. E Daniele alla Sampdoria. Con la formula della compartecipazione. Traduzione: adesso il ragazzo è di tutti e due e gioca da te, l'anno prossimo deciderai se tenertelo o ridarmelo. Quindi facciamo un ragionamento: Dessena, alla Sampdoria, fa sfracelli... e voi pensate che i blucerchiati se ne privino? Ragionamento due: Cigarini diventa una colonna dell'Atalanta e i nerazzurri lo lasceranno tornare all'ovile? Io credo proprio di no. Ora, tornando a Dessena, io sono convinto che il ragazzo fosse in buona fede quando sosteneva che gli sarebbe piaciuto diventare la nostra "bandiera"... Allora perché non è stato accontentato? Morale della favola: l'anno scorso abbiamo perso Giuseppe Rossi e quest'anno abbiamo perso Daniele Dessena e Luca Cigarini. Rossi, Dessena, Cigarini: tutti e tre nella Nazionale Olimpica che giocherà a Pechino. Mi viene da piangere.
(Nelle foto: Daniele Dessena, Ghirardi e Medeghini ai bei tempi e, dal sito dei Boys, una spiritosa composizione di un tifoso).

venerdì 11 luglio 2008

Le interviste di Pramzanblog: Carlo Bergonzi MAESTRO BERGONZI, 84 MILIONI DI AUGURI!


Ottantaquattro anni e lo spirito, e la grinta, di un cinquantenne. Grande Carlo Bergonzi, una delle glorie della lirica mondiale, una delle glorie di Parma. Lo trovo nella sua casa milanese, con la moglie Adele, alla vigilia dei loro compleanni. Lui ne fa 84 domenica 13, lei 78 lunedì 14. Lì festeggeranno qui, dalle parti di piazza Stuparich, con i figli e nipoti che arriveranno da Busseto. Sono molto fiero che Bergonzi, un'idolo della mia infanzia parmigiana, arricchisca la galleria delle "Interviste di Pramzanblog".
Innanzitutto, come sta Maestro?
Molto meglio. Sono stato operato di ernia del disco a marzo, al Policlinico di Milano. Sto facendo la fisioterapia qui nella mia casa milanese. Diciamo che sono in convalescenza. Comunque sono pronto per riprendere il mio lavoro. Il 20 ottobre riapre l'Accademia Verdiana Carlo Bergonzi, al Due Foscari di Busseto. Il 10 settembre ci sono le audizioni.
Lei è considerato il tenore verdiano per eccellenza. Qual è l'opera a cui è più legato?
Ho sempre avuto l'onore di essere considerato un cantante "verdiano", però vorrei precisare che il mio repertorio è aperto a tutti i grandi compositori. Comunque ho quattro opere verdiane alle quali sono particolarmente affezionato: Un ballo in maschera, La forza del destino, Aida e Il trovatore.





Che cosa è stata ed è Parma nella sua vita?
Tutto. Lì ho studiato al conservatorio, lì ho avuto e ho molti amici. Con i vari sovrintendenti del Teatro Regio ho sempre avuto un rapporto bellissimo.
Lei è stato un grande tenore. Come mai cominciò la sua carriera da baritono?
Tutti mi dicevano che ero un baritono, quindi io cantavo da baritono... Rimasi tale dal 1947 al 1950. L'ultima volta che cantai il Barbiere nel ruolo di Figaro fu il 12 ottobre 1950. Tre mesi dopo, e non so ancora come ho fatto, il 12 gennaio 1951, cominciai la carriera di tenore con l'Andrea Chenier di Umberto Giordano. Quello fu un grande giorno: nacque anche il mio primogenito, Maurizio.
Lei ha cantanto con i soprani più grandi, da Maria Callas a Renata Tebaldi, da Magda Olivero a Montserrat Caballé. Come mai non ha mai cantato con Mirella Freni? Qualche problema?
Nessun problema. Ce lo siamo domandati anche noi. E' che non combaciavano mai gli impegni. Peccato. No, nessun problema fra noi.
E' sempre andato d'accordo con i direttori d'orchestra?
Io sono stato diretto dai più grandi. Pensi che ho debuttato nel Requiem di Verdi con il grande Bruno Walter. E poi ho avuto bacchette prestigiose com Herbert von Karajan, Georg Solti, Dimitri Mitropoulos, Gianandrea Gavazzeni, Thomas Schippers. Ma il migliore di tutti, per me, è stato Tullio Serafin. Sono andato d'accordo con tutti e lo sa perché? Il segreto è conoscere bene la musica. E' il passepartout per non avere discussioni con nessun direttore. Io ho avurto solo lodi dai maestri che mi hanno diretto.
E con i "terribili" loggionisti di Parma?
Un problemino ce l'ho avuto anch'io. Nel '56, o '57. Ero appena stato al Metropolitan di New York, chiamato da Mario Del Monaco, dove avevo trionfato con l'Aida. Aveva copito pubblico e critica il mio si bemolle della "Celeste Aida" eseguito pianissimo, proprio con 4 p, come scrisse nella partitura Giuseppe Verdi. Venne giù il teatro. A Parma dovevo cantare proprio l'Aida. Mi dissi: "Visto come è andata in America, qui lifaccio impazzire". Così eseguii il mio si bemolle "pianissimo". Ma il loggione rumoreggiò. Non me l'aspettavo. Non furono proprio fischi, ma dissenso sì. Qualcuno pensò che avessi cantato "pianissimo" perché non riuscivo a cantare con una maggiore estensione di voce. Mi aspettarono all'uscita degli artisti, per dirmelo. E io spiegai la mia scelta. Li convinsi. Nelle recite successive mi applaudirono. Fu un nuovo trionfo".


Lei è stato uno dei maestri di Michele Pertusi, il grande basso parmigiano...
Sì. Ma anche di altri ottimi cantanti, come La Scola, Licitra, Aronica, la Fiorillo, Altomare...
In una recente intervista concessa a "Pramzanblog" Pertusi mi ha detto che in valigia, durante le sue trasferte, porta sempre il parmigiano. E lei cosa portava?
Be', il parmigiano anch'io, naturalmente. Ma io andavo oltre. Portavo il culatello. E siccome era proibito portare Otreoceano carne di suino, per regole sanitarie, io aggiravo le leggi nascondendolo. Era un culatello sublime, della Salumeria Aimi di Vidalenzo. Pippo Aimi era mio suocero. Il suo era il miglior culatello della provincia. Io lo nascondevo dove potevo: tra gli abiti, tra gli spartiti...Per fortuna non mi hanno "beccato" mai.
Lei è stato un idolo del Metropolitan...
Sì, ero di casa. Mi volevano e mi vogliono molto bene. Ho vissuto a lungo a New York. Abitavo nello stesso palazzo di Luciano Pavarotti, al Central Park South. Ero molto amico di Luciano. Ci frequentavamo regolarmente. Lui mi chiamava affettuosamente "il campione". Gli volevo molto bene. Conoscevo bene ovviamente anche la sua seconda moglie, Nicoletta, ma avevo confidenza più con lui. Ci legava la musica".
Perché non l'ha mai invitato al Pavarotti and Friends?
Perché io non amavo cantare le canzoni, per lo meno in pubblico. Ho inciso un disco di canzoni napoletane, è vero, ma non mi piaceva cantare canzoni davanti a una platea.
Che cosa ricorda di Renata Tebaldi?
Che aveva una voce meravigliosa, che era una grande amica. Veniva spesso a casa mia, a New York. E' stata una bella amicizia. E poi eravamo parmigiani tutti e due. Tra noi parlavamo anche in dialetto.
E della sua giovinezza a Parma, dei suoi primi approcci con la lirica?
Ricordo bene quando andai a sentire Aureliano Pertile nell'Otello, al Regio. Sublime. Poi nel '42 sentii Beniamino Gigli e la Caniglia nel Ballo in maschera. M rimasero per sempre nel cuore. Amavo molto anche Tito Schipa.
Che cosa mi dice dei tenori di oggi?
Ci sono delle belle voci in giro, è vero. Ma urlano troppo... Ai miei tempi c'era il bel canto... Sa come li chiamo io? Gli sbrajòn...
Allora, Maestro, pensa che un giorno arriveremo ai concerti dei "trì sbrajòn"?
Ha ragione, ha ragione...Gh'arivèma.
Achille Mezzadri (Pramzan45)
CONTRIBUTI VISIVI DA YOU TUBE
*** "Forse la soglia attinse", da "Un ballo in maschera" (1981)
*** "Ah sì, ben mio", da "Il trovatore" (1981)
*** "Celeste Aida", da "Aida"
*** "Tu sì che fedele", da "Un ballo in maschera" (1967)

giovedì 10 luglio 2008

Come eravamo: Istituto de La Salle 50 anni fa


Istituto de la Salle, vicolo Scutellari 4, telefono 38-69. Nel '58: 50 anni fa. Gli alunni che appaiono in questa foto, infatti, erano quelli di terza media dell'anno scolastico 1957-1958. Con il loro professore, fratel Albertino. Seduti, da sinistra: Renato Sorba, Sergio Zani (futuro docente universitario), Achille Mezzadri (Pramzan45), Carletto Nesti (attuale presidente dell'Ade), Alessio Terzi. Prima fila in piedi: Dante Fontechiari, Ortalli, Sansoni, Luigi Beccaluva, fratel Albertino, Riguzzi, Angelo Mezzadri, Francesco Corvi, Vittorio Pelagatti. Seconda fila: Pinardi, Carlo Arduini, Giovanni Perizzi, Claudio Rapacchi, Francesco Giacobazzi, Severino Bertocchi, Oreste Venè (futuro azzurro del rugby). Terza fila: Luciano Dazzi (attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate), Maurizio Schiaretti (futuro giornalista della "Gazzetta di Parma", prematuramente scomparso), Fizio, Piazza, Bertozzi, Roberto Baghi. Ventisei ragazzi di belle speranze che si accingevano a lasciare l'istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane per affrontare la vita. Mi riprometto di scrivere dell'Istituto de La Salle com'è oggi, diretto da fratel Mario Chiarapini, che desidero incontrare al più presto. Intanto voglio ricordare l'atmosfera lasalliana di cinquant'anni fa, quella dei "miei tempi". Quello che mi ha colpito di più, in età matura, ragionando da ex allievo, è stato lo spirito di apertura, tutto lasalliano, anche ai ragazzi non ricchi della città. Ed io ero tra questi. Nella stessa classe si trovavano il figlio dell'industriale e del portiere della Prefettura, il figlio del primario e quello dell'infermiere di un ospedale. Chi pagava la retta? Le borse di studio, che venivano sponsorizzate dalle famiglie più abbienti, con le offerte più disparate.
Io conservo religiosamente il bollettino de la Salle, "Scuola e vita" del marzo 1956, 54 pagine. A pagina 48 e 49 c'è l'elenco di queste borse di studio, con i nomi degli offerenti. Un N.N. quell'anno, offrì 20.000 lire, e uno (preferisco non fare il nome, 50.000). Ognuno offriva quello che poteva, vedo cifre che vanno dalle 420 lire (che comunque era già una bella somma) alle 1.000, alle 5.000, alle 8.000, alle 10.000. E via e via. Ebbene, noi ragazzi "non ricchi" eravamo in classe assieme ai figli dei benefattori. Ma nessuno se la tirava. Nessuno lo faceva pesare. La grande lezione lasalliana era che, in quella scuola, eravamo tutti uguali. Uguali davvero. Frequentavo le case di industriali, direttori di banca, grandi medici, senza alcun imbarazzo. E quei "rampolli fortunati" venivano a casa mia. Quella fu una grande lezione. Una grande lezione di vita. Allego la riproduzione della copertina del bollettino lasalliano del 1956 (allora il direttore era fratel Alfredo Aimone Prina) e qualche pagina all'interno. Tra queste -cliccare per ingrandire - c'è la pagina pubblicitaria di Calisto Tanzi. Sì, era il nonno del Calisto attuale, quello della Parmalat. Allora l'industria casearia era di là da venire. Come si vede dalla pubblicità, la "Calisto Tanzi & figli" era una "premiata industria salumi di pura carne suina e fabbricazione estratto pomodoro". Quel Calisto era papà di Melchiorre, il padre di Calisto, Giovanni e Anna Maria Tanzi).