O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...
martedì 10 giugno 2008
13 giugno 1855: Giuseppe Verdi trionfò a Parigi
Cerco nella cronologia della vita di Giuseppe Verdi e vedo che il 13 giugno 1855, 153 anni fa in questi giorni, trionfò a Parigi con una sua opera in francese, Les Vepres Siciliennes. La "prima" italiana di quest'opera famosa, di cui ascoltiamo l'ouverture, diretta da Carlo Maria Giulini (da Youtube) andò in scena proprio a Parma, al teatro Ducale, ribattezzato poi Teatro Regio, il 26 dicembre dello stesso anno. Però non subito con il titolo italiano I Vespri Siciliani, bensì come Giovanna de Guzman. L'opera era la prima che Verdi scrisse dopo La Traviata (da YouTube Toscanini durante le prove di quest'opera). Verdi. Immortale Verdi. Quando passo davanti alla Casa di riposo per musicisti, la sua opera più bella, mi viene spontaneo guardare in su, verso i tetti. E mi piace provare l'impressione di vedere lui, il Maestro, accanto ad Arrigo Boito e all'impresario edile Noseda, mentre guardano Milano dall'alto, proprio come nella storica foto che pubblico qui, accanto a un'altra immagine del Maestro a riposo nella sua villa di Sant'Agata.
ADE SpA – CIMITERI DI PARMA – Luoghi della Memoria
ARTURO TOSCANINI: 52 ANNI FA MORIVA UN INNOVATORE
La mattina del 16 gennaio 1957 una notizia svegliò New York: “Arturo Toscanini, uno degli immortali della nostra epoca, non e' piu”. Il grande direttore d'orchestra aveva novanta anni e viveva a Riverdale, poco fuori dalla metropoli americana.
Ancora oggi - 52 anni dopo la sua morte - è difficile pensare come un uomo in una sola vita sia riuscito a realizzare tanto, diventando esempio di statura morale, di gusto artistico e di intransigenza culturale. Quando ebbe la responsabilità della Scala, operò una vera rivoluzione del gusto teatrale e musicale: pretese le luci spente in sala durante lo spettacolo; impose il sipario che si chiude al centro, al posto di quello antico che cala dall'alto; vietò vietò i bis, i capelli in testa in platea e l'ingresso ai ritardatari. Giunse persino a vietare l'accesso al palcoscenico ai grandi finanziatori del teatro, come il duca Uberto Visconti di Modrone (il padre del futuro regista Luchino). E questo sarebbe nulla, se non fosse accompagnato da una continua ricerca della perfezione delle esecuzioni musicali. Nato a Parma, il 25 marzo 1867, Toscanini è figlio di un sarto e corista, acceso garibaldino; il piccolo trascorre così buona parte dell'infanzia con i nonni materni.
A 11 anni ama già la musica e ottiene un posto gratuito al Conservatorio di Parma, dove si diploma in violoncello. A 18 anni è a S.Paolo del Brasile e a Rio, dove gli orchestrali contestano il direttore Miguez. Toscanini sale sul podio per la prima volta ed é un trionfo con Aida, Rigoletto, Trovatore e Faust. Tornato in Italia nel 1887, suona il violoncello alla prima di Otello alla Scala, ma torna sul podio nel 1892. Passa alla Scala quale direttore di concerti e nel 1896 è a Torino con Boheme e al Metropolitan di New York con Fanciulla del West (interpretata da Caruso).
Nel 1898 diventa direttore artistico e maestro principale alla Scala, mentre Torino gli affida i 43 concerti dell'Esposizione internazionale. Il 26 febbraio 1902, per la traslazione delle salme di Verdi e della Strepponi, dirige 900 voci nel coro del Và pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. L'anno dopo è a Buenos Aires, poi di nuovo a Torino, quindi al Metropolitan. Scoppia la guerra e Toscanini è interventista: si spinge con una banda militare quasi in prima linea. Nel 1920 dirige un'orchestra italiana negli Usa. Al suo ritorno, nasce l'Ente autonomo Teatro alla Scala di Milano. Dopo un anno di lavoro organizzativo, presenta 'Falstaff', 'Boris Gudinov', 'Mefistofele' con Pertile, 'Debora e Jaele' di Pizzetti, 'Belfagor' di Respighi, Il Nerone di Boito.
Con la Scala va Vienna e a Berlino, quindi torna negli Stati Uniti, a capo della Filarmonica di Nuova York, con la quale viene in Europa nel maggio 1930. Il suo rifiuto di eseguire 'Giovinezza' lo rende sgradito ai fascisti, mentre l'università di Georgetown gli conferisce la Laurea honoris causa. Finita la guerra, la Scala lo richiama, dopo la ricostruzione del teatro: dirige il terzo atto della 'Manon' e il prologo del 'Mefistofele', il coro del Nabucco e il 'Te deum'.
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ARTURO TOSCANINI: 52 ANNI FA MORIVA UN INNOVATORE
La mattina del 16 gennaio 1957 una notizia svegliò New York: “Arturo Toscanini, uno degli immortali della nostra epoca, non e' piu”. Il grande direttore d'orchestra aveva novanta anni e viveva a Riverdale, poco fuori dalla metropoli americana.
Ancora oggi - 52 anni dopo la sua morte - è difficile pensare come un uomo in una sola vita sia riuscito a realizzare tanto, diventando esempio di statura morale, di gusto artistico e di intransigenza culturale. Quando ebbe la responsabilità della Scala, operò una vera rivoluzione del gusto teatrale e musicale: pretese le luci spente in sala durante lo spettacolo; impose il sipario che si chiude al centro, al posto di quello antico che cala dall'alto; vietò vietò i bis, i capelli in testa in platea e l'ingresso ai ritardatari. Giunse persino a vietare l'accesso al palcoscenico ai grandi finanziatori del teatro, come il duca Uberto Visconti di Modrone (il padre del futuro regista Luchino). E questo sarebbe nulla, se non fosse accompagnato da una continua ricerca della perfezione delle esecuzioni musicali. Nato a Parma, il 25 marzo 1867, Toscanini è figlio di un sarto e corista, acceso garibaldino; il piccolo trascorre così buona parte dell'infanzia con i nonni materni.
A 11 anni ama già la musica e ottiene un posto gratuito al Conservatorio di Parma, dove si diploma in violoncello. A 18 anni è a S.Paolo del Brasile e a Rio, dove gli orchestrali contestano il direttore Miguez. Toscanini sale sul podio per la prima volta ed é un trionfo con Aida, Rigoletto, Trovatore e Faust. Tornato in Italia nel 1887, suona il violoncello alla prima di Otello alla Scala, ma torna sul podio nel 1892. Passa alla Scala quale direttore di concerti e nel 1896 è a Torino con Boheme e al Metropolitan di New York con Fanciulla del West (interpretata da Caruso).
Nel 1898 diventa direttore artistico e maestro principale alla Scala, mentre Torino gli affida i 43 concerti dell'Esposizione internazionale. Il 26 febbraio 1902, per la traslazione delle salme di Verdi e della Strepponi, dirige 900 voci nel coro del Và pensiero, che non compariva alla Scala da vent'anni. L'anno dopo è a Buenos Aires, poi di nuovo a Torino, quindi al Metropolitan. Scoppia la guerra e Toscanini è interventista: si spinge con una banda militare quasi in prima linea. Nel 1920 dirige un'orchestra italiana negli Usa. Al suo ritorno, nasce l'Ente autonomo Teatro alla Scala di Milano. Dopo un anno di lavoro organizzativo, presenta 'Falstaff', 'Boris Gudinov', 'Mefistofele' con Pertile, 'Debora e Jaele' di Pizzetti, 'Belfagor' di Respighi, Il Nerone di Boito.
Con la Scala va Vienna e a Berlino, quindi torna negli Stati Uniti, a capo della Filarmonica di Nuova York, con la quale viene in Europa nel maggio 1930. Il suo rifiuto di eseguire 'Giovinezza' lo rende sgradito ai fascisti, mentre l'università di Georgetown gli conferisce la Laurea honoris causa. Finita la guerra, la Scala lo richiama, dopo la ricostruzione del teatro: dirige il terzo atto della 'Manon' e il prologo del 'Mefistofele', il coro del Nabucco e il 'Te deum'.
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