/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

lunedì 30 giugno 2008

Dialetto parmigiano: perché deve vivere




Parecchi anni fa, accanto al mio ufficio, al settimanale Gente, a Milano, c'era quello di Giuseppe Barigazzi. Lo chiamavo il "giornalista da grattugiare" in quanto era parmigiano - reggiano. Purtroppo non c'è più, da cinque anni. E mi manca. Ebbene, visto che eravano entrambi "in esilio", con lui mi esercitavo a rinfrescare quel poco di dialetto parmigiano che conoscevo. "Bagolòn", gli dicevo. Oppure "Vat'la tòr...". E lu: (cioè lui): andéma a magnär pramzan incò? Insomma, due disperati che cercavano, in un qualche modo, di sentirsi a casa. Anche se Barigazzi si era integrato a Milano molto più di me, al punto di aver scritto libri memorabili, come Le osterie di Milano, La Scala racconta, Da un palco della Scala. Il nostro dialetto, per la verità, al fäva ridor, ma a suo modo era dialetto. Dialétt pramzan.
Perché il dialetto, secondo me, non è folclore. E' vita. E' la vita genuina del popolo. E' la radice della nostra vita. E mi fa molto piacere vedere che ancora adesso ci sono encomiabili persone, a Parma, che lo tengono in piedi, che lo fanno vivere giorno dopo giorno. Io a casa mia, qui a Milano, conservo gelosamente Il dizionario Italiano - Parmigiano di Guglielmo Capacchi (edito da Artegrafica Silva), in due tomi, ma vedo che di produzione in vernacolo non c'è che da scegliere, grazie soprattutto al grande editore Antonio Battei, con la sua preziosa collana "Musa dialettale parmense". Così com'è mirabile l'impegno dell'Associazione Culturale "Parma Nostra" (presidente Renzo Oddi, vicepresidente Enrico Maletti), che con la collaborazione di Vittorio Botti e Giuseppe Mezzadri, pubblica il Lunäri Pramzan, che l'anno prossimo arriverà alla trentesima edizione. Così com'è assolutamente straordinario l'incredibile sito Internet Parma in dialetto, un vero contenitore di sorprese, che, in vernacolo, racconta la città: fornisce ricette di cucina, dà gli orari delle messe, fa l'elenco dei vescovi di Parma, dà notizie, segnala libri. Gli animatori? Guarda un po': la famiglia Maletti, vale a dire Marco, il figlio, ed Enrico, il padre. Io definisco tutte queste persone citate "benemeriti della cultura pramzana". Fanno venire il lussi aj oc'a chi, come me, è lontano dalla sua terra.
Ma i giovani? I ragazzi di oggi, quelli della "generazione Internet", conoscono il dialetto? E se sì, lo amano? Sanno che è un bene prezioso? Io ho i miei dubbi, ma non disperiamo. Il dialetto (e non solo il parmigiano) non può morire.
Qui sopra: la copertina del Dizionario italiano - parmigiano, un'antologia della poesia dialettale offerta ai lettori dalla "Gazzetta di Parma" e l'editore Antonio Battei. Qui sotto, da You Tube (mmorfeo 73) Enrico Maletti di Parmaindialetto.it, declama la poesia La maja crozäda.

giovedì 26 giugno 2008

Rugby - C'era un omino piccino piccino: Tolentini



Ho già parlato della mia passione per il rugby. E' giunto il momento dunque di ricordare la figura di un parmigiano che ha dato tantissimo al rugby: Geo Tolentini (1919 - 1997). Era un omino piccino piccino che la città ha dimenticato. Invece, perché no, potrebbe ricordarlo intitolandogli uno stadio (come ha fatto per Lanfranchi), o un centro sportivo, o un borgo. Perché Tolentini fu un arbitro di grandissimo valore. Negli anni Cinquanta e Sessanta arbitrò più di 500 partite del campionato d'eccellenza del rugby e, diventato fischietto "internazionale", ben 12 incontri, tra Coppa Europa e amichevoli. Era chiamato "il Concetto Lo Bello della pallovale". Piccolino tra i giganti, ma dall'occhio infallibile e dai nervi saldi. Un grande uomo di sport. Tra l'altro fu anche tra i fondatori dell'Unione Nazionale Veterani dello Sport, della quale fu segretario per trent'anni. Chi l'ha conosciuto lo sa bene (e non a caso la Federazione Italiana Rugby gli assegnò il riconoscimento più prestigioso, l'Ovale d'oro) e chi invece non sapeva chi fosse, beh... adesso lo sa.

mercoledì 25 giugno 2008

Le notizie di Parma on line: è una pacchia






Ai tempi di Pramzan45, vale a dire ai tempi in cui i cronisti dovevano semplicemente "pedalare" e non avevano scorciatoie tipo telefoni cellulari o Internet, per conoscere le notizie parmigiane del giorno (visto che non c'erano nemmeno le Tv private) bisognava aspettare pazientemente il giorno dopo e leggersi la "Gazzetta di Parma". Oppure le pagine locali del "Resto del Carlino" o dell'"Avvenire d'Italia" (poi "Avvenire"). Adesso è una vera pacchia. In tempo reale si può volare di qua e di là. Perché i quotidiani "on line" alla pramzana sono ben cinque. L'immancabile Gazzetta di Parma.it (edizione Web guidata da Gabriele Balestrazzi), ParmaDaily.it (diretta da Andrea Marsiletti), La Repubblica Parma.it (guidata da Antonio Mascolo), ParmaOk.it (diretta da Pierluigi Ghiggini) e LungoParma, che ha compiuto 4 anni il 1° marzo scorso. Lungi da me l'idea di fare classifiche. Bravi tutti. E preziosi. Il futuro dell'informazione, ne sono sempre più convinto, è nel Web.

martedì 24 giugno 2008

Le interviste di Pramzanblog: Stefano Spagnoli PARMA E' UNA CITTA' CULTURALMENTE VIVA




Stefano Spagnoli è uno dei pittori più noti di Parma. Ma non solo. E' stato anche per sei anni assessore alla Cultura, con la giunta Ubaldi ed è il creatore di una delle rassegne antiquariali e di modernariato più famose d'Italia (e d'Europa), il Mercanteinfiera. E' con lui che proseguiamo la serie delle "Interviste di Pramzanblog", per parlare, in particolare, della cultura a Parma.
Sei anni da assessore alla cultura (dal 1999 al 2004), tre da consulente. Come ha trovato e come ha lasciato la vita culturale a Parma?
Ricordo una Parma culturalmente inerte, ripiegata stancamente sulle proprie tradizioni. C'era tanto da lavorare. Abbiamo lavorato. Credo di poter dire che ce l'abbiamo fatta.
In che modo?
Io seguivo, assieme ai miei collaboratori, una regola molto semplice. La regola delle tre "c": coordinamento, cooperazione, comunicazione. In questo modo si è potuto operare a 360 gradi. I risultati sono da vedere: come sono adesso il Parco Ducale, il Teatro Regio, il San Paolo che è diventato un punto di riferimento, il Museo dei burattini, la Casa della musica... E poi il Festival Verdiano che è in continua crescita, il Festival barocco, il Festival della musica d'avanguardia... Certo, il lavoro non era finito. Ho avviato un importante progetto sul Palazzo del Governatore, che secondo il mio piano sarebbe dovuto diventare un punto di coordinamento e osservazione... E c'era ancora molto da fare sull'Ospedale Vecchio...
Impegni presi in eredità dalla nuova amministrazione e, nel settore, dall'assessore alla cultura Lorenzo Lasagna...
Certo, la nuova amministrazione, e Lasagna, hanno un'eredità poderosa. Ma vedo che non dormono. Il Parma Poesia Festival, per esempio, che è nato dalla due fusione di due progetti distinti (e il logo della manifestazione l'ho disegnato io) sta andando a gonfie vele.
Di che colore vede il futuro della cultura a Parma? Nero, grigio, azzurro?
Direi azzurro, considerato che la città, adesso, è intellettualmente viva, è culturalmente vivace. le biblioteche di Parma sono all'avanguardia, i parmigiani, andando in controtendenza rispetto al resto d'Italia, sono ancora ottimi compratori di libri, la città, insomma, sa aprirsi all'innovazione culturale.
Un rammarico come ex assessore?
Non essere riuscito a riunire sotto un'unica etichetta i festival musicali parmigiani: da quello verdiano, a quello barocco a quello elettroacustico. Io avrei puntato su Verdi per tutto. Un richiamo di forza dirompente, un richiamo mondiale.
Lei è anche anche il creatore del "Mercanteinfiera", una manifestazione ormai storica, famosa in tutto il mondo.
Sì, e ne vado fiero. Sono da molti anni consulente dell'Ente Fiere di Parma, "Mercanteinfiera" è il mio figlio più fortunato. Adesso purtroppo risente anch'esso della grave flessione del mercato, delle profonde mutazioni nell'ambiente del collezionismo. Bisogna tirare avanti con sempre nuove idee.
Lei resta essenzialmente un pittore...
Certo. Continuo a dipingere. E' la mia autoterapia per la sopravvivenza.
(pramzan45)
(Nelle foto i logo creati da Spagnoli per "Mercanteinfiera", per "Parma Poesia festival" e uno dei suoi dipinti)

Parma Poesia Festival: complimenti!

Si diceva, e si temeva, che Parma stesse abbandonando via via il suo animo culturale a beneficio di griffe modaiole, discoteche e bar. Invece vedo, da lontano, che fortunatamente c'è chi si da da fare. E mi rincuora vedere che il "Parma Poesia Festival", giunto quest'anno alla quarta edizione e conclusosi ieri, ha un crescente successo. Ospito qui un filmato, preso da YouTube (Maydaynews) che comprende le interviste a Enrico De Angelis del Club Tenco e all'assessore alla cultura Lorenzo Lasagna.

lunedì 23 giugno 2008

Io avrei ricostruito il Palazzo Ducale




Mi ricordo che parecchi anni fa, quando ancora si doveva sistemare in modo definitivo Piazzale della Pace, c'era chi (io ero tra quelli, anche se la mia voce contava meno di meno) caldeggiava la ricostruzione, com'era e dov'era, del Palazzo Ducale, distrutto dai bombardamenti di sabato 13 maggio 1944, la quarta pioggia di bombe in soli venti giorni. Lì governarono i Farnese, i Borboni, Maria Luigia... Quello era il cuore della Storia Patria della nostra ex capitale. Niente. Non restano che i dipinti e le fotografie. Li ospito volentieri qui.

Poeti dialettali parmigiani: Ercolén Manfredi



Dire poesia dialettale pramzana è dire Renzo Pezzani, è dire Alfredo Zerbini, è dire Domenico Galaverna. Si sa. Ma anche Ottorino Tentolini, Luigi Vicini, Giovanni Casalini, Italo Ferrari, Maurizio Corradi Cervi, Ermelinda Rondani. E ancora: Pier Luigi Bacchini, Ugo Ugolotti, Bruno Pedraneschi, Luciano Bertozzi, Bruno Lanfranchi, Orazio Campanini, Renzo Ildebrando Bocchi, Giuseppe Perlini, Ubaldo Grassi, Giovanni Mazzoni, Ernesto Dalcò. Ovviamente ce ne sono tanti altri, e tra questi ha ben diritto di figurare in un'antologia di poesia dialettale parmigiana anche Ercole Manfredi (1874 - 1966), detto Ercolén. Una semplice, schietta, umanissima figura dell'Oltretorrente. Di lui, nella colonna di destra, possiamo leggere la dolcissima Parla un nonòn. E con lui vorrei cominciare una carrellata dei poeti dialettali meno celebrati, ma non per questo meno sinceri e meno preziosi per la memoria storica della nostra "lingua". Ercolén, come viene ricordato dal nipote Walter nel volumetto Ercolén al ribéll, pubblicato da Quadra Srl nel 2002, nacque a Parma il 23 gennaio 1874 e morì, a 92 anni, l'8 dicembre 1966. Si occupò del commercio di tessuti per abbigliamento e trascorse gran parte della sua vita nell'Oltretorrente, in via Imbriani, all'angolo con borgo Cocconi, ex borgo Santa Maria. Si sposò giovanissimo, con Taide Balestrieri, ed ebbe otto figli: Elena, Arnaldo, Opilio (Freddy, che fece fortuna a New York), Ugo, Giovanni, Ida, Gino ed Enzo (da destra nella foto, con i genitori). Fu molto conosciuto per i suoi versi in vernacolo e continua a vivere con le sue umanissime poesie.

mercoledì 18 giugno 2008

In attesa della Tortellata di San Giovanni



Tempo d'estate, tempo di rozäda ad San Zvan, tempo di tortellata. Tradizione che si rinnova ogni anno (tempo permettendo) e che raduna schiere di parmigiani smaniosi di cenare all'aperto, possibilmente tirando tardi, per beneficiare dei poteri salvifici (così sostenevano i nostri antenati) della rugiada. E' anche il tempo in cui le rezdore preparano il nocino, con le noci ancora verdi. Io ho un ricordo molto vivo della rozäda ai tempi della mia giovinezza, quando la parentela a ranghi compatti si dava appuntamento in una celebre trattoria del Molinetto (dove allora si sosteneva che venissero preparati i migliori tortelli del Ducato, Ristorante Aurora a parte) per festeggiare "l'evento". Vedo su Internet che, fortunatamente, la tradizione ha la pellaccia dura. La tortellata anche quest'anno si celebra ovunque, anche in date diverse, da sabato 21 a martedì 23. A Parma, per esempio, presso la parrocchia di S. Evasio alla Crocetta, oppure (organizzzata dall'Associazione Amicizia senza frontiere di Valera), il 23, nell'area del Parco Cavagnari di via Spezia, presso il ristorante- pizzeria Arca del Molinetto. Oppure presso la casa cantoniera di Via Mantova 24. E poi in tutta la provincia: a Vianino di Varano de' Melegari, a Sala Baganza, a Sorbolo, al Castello di Compiano, a Basilicanova, presso il Circolo Don Bosco (con Fiesta latina). Ce n'è per tutti i gusti. Nelle foto: la Rozäda 2007 a Borgotaro (dal Giornale di San Rocco) e una distesa di tortelli d'erbette.
Per un elenco completo delle tortellate in provincia, vi consiglio di andare su Gazzetta.it.

Le interviste di Pramzanblog: Renzo Allegri PARMA PORTO' MARIA CALLAS ALLA SCALA




Renzo Allegri è veronese. E' uno degli scrittori italiani (non romanzieri) di maggior successo, anche all'estero (soprattutto in Giappone). Vive da undici anni sulle colline di Salsomaggiore. "Sono meglio delle famose colline toscane", dice. Ama la lirica. Il suo libro più recente è Maria Callas lettere d'amore. Il penultimo: Toscanini dolce tiranno. Ma ha anche scritto libri di grande successo su Padre Pio, sulla vita di Giovanni Paolo II, su Fatima, su Rol... Instancabile. Penna fertilissima. Ebbene, Allegri si è integrato nella "parmigianità", assieme a tutta la sua bella famiglia, moglie, due figli, due cani (Wagner e Azucena) e dieci gatti (Kundry, Amneris, Meg, Quickly, Carmen, Micaela, Luca, Falstaff, Pellegrino e Vassili). E' nato con l'animo contadino, che gli è rimasto. Segue un bel podere, con vigneti che producono un ottimo vino. L'ho scelto per inaugurare la serie delle "Interviste di Pramzanblog".

Come mai hai scelto di vivere in provincia di Parma?
Non avrei mai immaginato di venire a vivere qui. Sono veronese, pensavo di trasferirmi lì, al massimo nel Bresciano. Invece un amico parmigiano mi ha indicato questo posto e me ne sono innamorato. Appena l'ho visto ho deciso, ho firmato il compromesso la notte stessa. Era l'una. Abito qui da undici anni.
Che cosa ti lega, dopo 11 anni, alla provincia di Parma, alla "parmigianità"?
Tante cose. L'aria stessa, di rilassatezza, la cordialità. E poi la lirica. Io amo molto la lirica, ho scritto libri sulla lirica. Sono andato anche al Teatro Regio più volte. Ora meno, perché Tv Parma segue in diretta la stagione e mi vedo le opere comodamente seduto a casa mia. Andare, in fondo, mi interessa meno, non amo molto la mondanità. Tv Parma dà un ottimo risalto alla lirica, fa anche trasmissioni che "preparano" a ogni opera. Ottime davvero.
Secondo te a Parma la passione per la lirica è rimasta immutata?
Tra i giovani direi di no. Ma non hanno nemmeno tutti i torti. C'è un disegno per distruggere questo grande patrimonio tutto italiano. Televisione, radio, giornali: il disinteresse è in aumento. E in questa situazione, perché i giovani dovrebbero andare contro corrente? Tra i meno giovani, invece, vedo che la passione è rimasta. A Parma ci sono ottimi intenditori.
Nei tuoi libri ti occupi spesso di lirica. L'ultimo è "Maria Callas, lettere d'amore", il penultimo è "Toscanini dolce tiranno"...
E' vero. Amo raccontare l'anima vera dell'opera lirica, fuggendo dai pettegolezzi. La Callas, per esempio, viene ormai ricordata soprattutto per il suo amore con Onassis. Pochi sanno che fu un parmigiano, il grande Arturo Toscanini, ad aprirle le porte della Scala. Alla fine degli anni Quaranta il sovrintendente Antonio Ghiringhelli non la voleva. Aveva già la Tebaldi e forse non voleva due galli in un pollaio. Fu proprio un parmigiano, un certo Stefanotti, a metterla in contatto con Toscanini. Lei andò con il marito Giambattista Meneghini nella casa del Maestro a Milano, in via Durini. Cantò delle arie del Macbeth. Il maestro disse: "Non ho mai diretto il Macbeth perché non ho mai trovato il soprano giusto. Eccolo qui". Con Ghiringhelli ci parlo io. E così la Callas finalmente esordì alla Scala.
Vai spesso a Parma?
Non spessissimo. Ma ci vado. Mi piace andare nel centro storico e nell'Oltretorrente, dove c'è la casa natale di Toscanini. Amo Piazzale della Pace, con quel grande prato verde dove la gente prende il sole serena.
Che cosa ti piace dei parmigiani?
La rilassatezza, la simpatia, la disponibilità. Sono aperti, schietti. Qui non c'è tutta quella nevrosi che ho conosciuto a Milano, a Roma... E l'ironia... I parmigiani hanno il gusto dell'ironia. Sono ironici, senza però mai essere irrispettosi. E poi amano stare a tavola, non perché sono crapuloni, ma per il puro piacere di stare insieme davanti a un buon piatto di tortelli e a un bicchiere di lambrusco.
(pramzan45)
Sotto: Maria Callas canta "Casta Diva", dalla "Norma" di Vincenzo Bellini (da YouTube / Zurrius)

martedì 17 giugno 2008

Titti è diventata la regina del liscio










Nel 1967 Titti Bianchi aveva 17 anni e un anno prima aveva vinto il Festival di Ariccia, quello che aveva lanciato Rita Pavone. Fu invitata alla "Gazzetta di Parma" assieme a Edda Ollari (altra giovane cantante di talento) per giudicare le canzoni del Festival di Sanremo. Pochi potevano immaginare, allora, che la ragazzina bionda in miniabito sarebbe diventata una regina. La regina del liscio. Ora la si vede poco in Tv, è vero, ma è famosissima in tutte le balere e discoteche d'Italia. Ed è stata premiata con quattro dischi d'oro. Nelle foto Titti Bianchi com'è adesso e com'era nel 1967 (a sinistra, accanto a Edda Ollari). Sotto, da You Tube (Canale di Gajamusic), il video di "Gli Anta".

lunedì 16 giugno 2008

C'era una volta il Trofeo delle Sirene



Il Trofeo delle Sirene, modestamente, lo creò Pramzan45. Era il 1968. Un cronista che si rispetti deve sempre inventarsi qualcosa per essere favorito nella raccolta di notizie in anteprima. Così io studiai una formuletta semplice semplice: fare disputare un torneo di calcio alle fonti di informazione, fondamentali per la "Gazzetta". Quindi Carabinieri, ambulanze, vigili urbani... Insomma, quelli con le sirene, appunto. Il quotidiano cittadino non era dotato di sirena, ovviamente, ma visto che l'organizzatore era Pramzan45, si poteva chiudere un occhio. Nessuno può immaginare quanto mi abbia favorito quel trucchetto, quante amicizie nuove mi sono fatte e quante amicizie vecchie ho incrementato. Nuovi "informatori" (fonti preziose di notizie riservate) spuntavano come funghi. Il primo torneo, con 4 squadre, fu appannaggio della Legione Carabinieri. Il secondo, con sei formazioni, fu vinto dalla squadra dei Vigili Urbani - Dazio. Il terzo Trofeo delle Sirene (che era patrocinato dalla sezione parmigiana della Figc) nel 1970 fu un trionfo in tutti i sensi: fu aperto anche ai "cugini" di Reggio Emilia, vide in campo 12 squadre e fu vinto dalla "Gazzetta di Parma", che in finale, a Salsomaggiore, battè per 3 a 1 dopo i tempi supplementari la Croce Rossa di Reggio Emilia. Tra i giornalisti due firme diventate famose, Redento Mori e Gianfranco Bellè. Nelle foto un disegno scherzoso sul Torneo e la formazione vincitrice dell'edizione 1970 (Mori e Bellè in prima fila, terzo e quarto da sinistra). Nel 1971 io lasciai Parma e il Torneo cercò di andare avanti ma senza Pramzan45, purtroppo non ce la fece.

Quando Tamara Baroni studiava dalle Luigine


Ancora in tema di esami di maturità, ho scovato un bel giornaletto del 1964, "In cammino", la pubblicazione bimestrale dell'Istituto Maestre Luigine, che aveva sede in borgo Valorio 6. A pagina 11 c'è una foto, che pubblico (scusate se è molto "sgranata", ma fu stampata ai tempi in cui ancora i computer erano di là da venire) a corredo di una "Lettera alle abilitate 1964". Vale a dire, le nuove "maestrine" che avevano appena superato, 28 su 29, il famigerato esame di Stato. Eccole in posa accanto a due delle loro insegnanti e a don Umberto Tavernari, che era anche il direttore del giornalino. Se qualcuna riesce a riconoscersi... Tra queste c'era anche Mirella Adorni, sorella del celebre campione del ciclismo e Nica Magnani, diventata poi una famosa scenografa e costumista. Una però ve la "svelo" io: la prima a sinistra, in piedi, è Tamara Baroni. Sì, proprio la Tamara che tre anni dopo, nel 1967, avrebbe vinto il titolo di Miss Eleganza e che nel 1970 sarebbe stata la piccantissima protagonista del "giallo di Parma" che appassionò mezza Italia (vedere tra i post precedenti).

domenica 15 giugno 2008

Esami di maturità: come eravamo


Mercoledì prossimo, 18 giugno, cominciano gli esami di maturità, con la prova di italiano. Ho l'impressione che i ragazzi d'oggi arrivino a questo appuntamento con minore angoscia, minore tensione. Le comunità virtuali aiutano ad avvicinarsi all'evento con maggiore serenità. Wikipedia, l'enciclopedia virtuale, è diventata il Bignami del ventunesimo secolo. Ricordate i "bignamini", quei librettini piccoli piccoli dove veniva sunteggiato il sapere? Ci sono ancora, ma chi li usa più? Lacune? Dimenticanze? Paure? Una volta eserciti di ragazzi, in questi giorni, andavano a lezione dalla mattina alla sera, per puntellare le loro fragilità. Oppure facevano sessioni di "studio di gruppo". Ora molto meno. Ora c'è Internet. Ora c'è Wikipedia. E la paura passa. Resta, ovviamente, un po' di tremarella, almeno tra i ragazzi più responsabili. Ma niente di più. Anche le città (Parma compresa) vivono con minore partecipazione questa tappa fondamentale nella vita di ogni ragazzo. A Parma, ricordo, negli anni Sessanta, l'esame di maturità era considerato davvero un "evento", al punto che in moltissime vetrine dei negozi, soprattutto del centro, venivano esposte le fotografie dei "maturandi" e dei loro insegnanti. Come quella che pubblico qui sopra (cliccare per ingrandire): sono i 23 "eroi" (con i loro professori) della quinta A di ragioneria - commercio estero dell'Istituto Macedonio Melloni, nel giugno del 1964. Quarantaquattro anni fa. Come vola il tempo.

sabato 14 giugno 2008

Salsomaggiore "sposa" Yalta: bel matrimonio





Leggo su ParmaDaily che è sempre più vicino il gemellaggio tra Salsomaggiore e Yalta. Ottima iniziativa, secondo me. Sono due città già famose, ma il "matrimonio" non potrà che accrescere la loro fama. Di Salso non dico nulla perché tutti qui sappiamo dov'è e com'è. Ma possiamo giurare che i ragazzi d'oggi sanno dov'è Yalta, che cosa ha rappresentato nella storia, che importanza ha ora? Be', meglio un ripassino. Dunque Yalta, in Crimea (che fa parte dell'Ucraina), è la più bella località turistica sul Mar Nero, con numerose spiagge, ha 90mila abitanti e dal 4 all'11 febbraio 1945 ospitò la famosa Conferenza di Yalta dove i grandi della terra si divisero il mondo dopo la devastante Seconda Guerra Mondiale. (Sotto potete vedere lo straordinario filmato sulla Conferenza (in inglese), tratto da YouTube: il canale di Downing Street). E sempre a Yalta, il 21 agosto 1964, morì Palmiro Togliatti.


giovedì 12 giugno 2008

Guareschi in carcere: il ricordo di Montanelli

Questo è un anno di doppio anniversario per Giovannino Guareschi, il papà di Peppone e Don Camillo: 100 anni dalla nascita (1° maggio) e 40 dalla scomparsa (22 luglio). Non tutti sanno (in particolare i giovani) che il giornalista e scrittore parmigiano finì in carcere, per ben 409 giorni. Perché? Perché sul "Candido" pubblicò delle lettere apocrife in cui Alcide De Gasperi avrebbe chiesto al Comando Alleato, durante la guerra, di bombardare Roma. Capì più tardi di aver preso una cantonata, ma rifiutò la grazia che gli era stata offerta, preferì pagare di persona. I clamorosi retroscena di quell'incredibile vicenda furono svelati in una memorabile intervista concessa per la Rai (TG1) a Vincenzo Mollica, dal mai dimenticato Indro Montanelli, che fece di tutto, senza riuscirvi, per dissuadere Guareschi dalla pubblicazione di quelle lettere. Un'intervista perfetta, tutta da seguire. L'abbiamo presa da YouTube (canale Rai).

mercoledì 11 giugno 2008

14 giugno: Attilio Bertolucci 8 anni dopo


Ricordo Attilio Bertolucci, il grande poeta, a 8 anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 14 giugno di 8 anni fa. Non ebbi la fortuna di intervistarlo (cosa che invece feci con suo figlio Bernardo), però gli telefonai. Gli chiesi se poteva scrivere, per il settimanale Gente, qualcosa su Parma, per una serie nella quale gli scrittori più famosi d'Italia raccontavano la loro città. Lui fu cordialissimo. Declinò l'invito, ma lo fece a modo suo, con gran classe. Prima si dichiarò onorato della proposta, poi in una seconda telefonata mi disse che doveva pensarci, poi infine, in una terza telefonata, mi spiegò che preferiva lasciare "l'ardito compito" (mi disse proprio così) ad altri. La mia scelta cadde dunque su Alberto Bevilacqua. Questo è un ricordo minimo, lo so. Ma non voglio fermarmi qui. Ecco una sua poesia:
Una sera di pioggia a Parma
Ma ti ritroverò, di là del ponte aperto
alla pioggia di questa sera
smarrita in tanti occhi ignoti,
luce violetta della primavera ?
Anche la rondine è tornata e il tempo
cammina veloce, le ali
acute filano su e giù
azzurre sui fanali
che l'acqua batte ancora e ancora.

martedì 10 giugno 2008

13 giugno 1855: Giuseppe Verdi trionfò a Parigi

Cerco nella cronologia della vita di Giuseppe Verdi e vedo che il 13 giugno 1855, 153 anni fa in questi giorni, trionfò a Parigi con una sua opera in francese, Les Vepres Siciliennes. La "prima" italiana di quest'opera famosa, di cui ascoltiamo l'ouverture, diretta da Carlo Maria Giulini (da Youtube) andò in scena proprio a Parma, al teatro Ducale, ribattezzato poi Teatro Regio, il 26 dicembre dello stesso anno. Però non subito con il titolo italiano I Vespri Siciliani, bensì come Giovanna de Guzman. L'opera era la prima che Verdi scrisse dopo La Traviata (da YouTube Toscanini durante le prove di quest'opera). Verdi. Immortale Verdi. Quando passo davanti alla Casa di riposo per musicisti, la sua opera più bella, mi viene spontaneo guardare in su, verso i tetti. E mi piace provare l'impressione di vedere lui, il Maestro, accanto ad Arrigo Boito e all'impresario edile Noseda, mentre guardano Milano dall'alto, proprio come nella storica foto che pubblico qui, accanto a un'altra immagine del Maestro a riposo nella sua villa di Sant'Agata.




domenica 8 giugno 2008

Pippo Campanini : da Gregoretti a Bertolucci



Non ricordo, francamente, quando è scomparso Pippo Campanini, ma il solo fatto che non ci sia più da anni mi crea un vuoto di "parmigianità". Perché Pippo, fidentino, nato nel 1907, incarnava perfettamente lo spirito pramzan. Suo nonno, Fernando, aveva scoperto le ossa del patrono di Fidenza, San Donnino; suo padre, Tito, era stato un pioniere della concimazione chimica delle campagne; lui era cresciuto a parmigiano, lambrusco, tortelli, Verdi e salumi. Trasudava parmigianità. E Ugo Gregoretti, arguto conoscitore del costume italiano, fu il primo a capirlo, al punto di "lanciarlo", nel 1966, con un'intervista nel suo programma "I.R.A.S.", trasmesso dalla Rai. Poi arrivò Bernardo Bertolucci e non si lasciò scappare per i suoi film quel personaggio meraviglioso che provava lo stesso gusto nel cantare una romanza verdiana o nel mangiare qualche fetta di salame di Felino ben stagionato. Lo volle nella Strategia del ragno. E poi in Novecento. E poi ancora in La luna. Ma Pippo non si "gasò". Era un attore nato e quindi per lui era "normale" trovarsi davanti a una macchina da presa. Si trovava a suo agio allo stesso modo in cui banchettava con uomini di cultura famosi: come Indro Montanelli, come il già citato Ugo Gregoretti, come il poeta Attilio Bertolucci (papà di Bernardo), come Mario Soldati. Mi piace ricordarlo con un articolo che io scrissi su di lui, alla Gazzetta di Parma, dopo il suo esordio cinematografico .

sabato 7 giugno 2008

40 anni fa: il Sessantotto a Parma /3/





Avevo preannunciato che avrei anche ricordato la famosa Occupazione del Duomo, nel Sessantotto. E così faccio. Dunque avvenne, clamorosa e inaspettata, il 14 settembre. Alle 17. Alcuni cattolici del dissenso, provenienti dalla Parrocchia di Santa Maria della Pace (Piazzale Pablo) e che si definivano "Gruppo I Protagonisti", prima si misero a cavalcioni dei due leoni che si trovano davanti all'ingresso, poi proclamarono ufficialmente l'occupazione, distribuendo volantini che ne spiegavano le motivazioni. Tra l'altro protestavano per il finanziamento della Cassa di Risparmio di Parma per la costruzione di una chiesa e per l'allontanamento dalla loro parrocchia di un sacerdote, don Pino Setti. Secondo le loro intenzioni avrebbero voluto "tenere in ostaggio" la cattedrale tutta la notte. Invece il vescovo, Amilcare Pasini, chiamò le forze dell'ordine, che riuscirono a far sgombrare il Duomo dai "rivoltosi". La cosa sarebbe finita lì, se la comunità del dissenso di Firenze, il famoso "Isolotto" di don Enzo Mazzi, non si fosse schierata apertamente a difesa degli occupanti parmigiani. Al punto che papa Montini intervenne e il cardinale di Firenze, Ermenegildo Florit, obbligò i "rivoltosi" a ritirare la loro lettera di solidarietà. Alla fine finì tutto in una bolla di sapone, ma il clamore non mancò. (Per una cronologia del '68 a Parma, cliccare su Biblioteca Umberto Balestrazzi - Archivio '68).

giovedì 5 giugno 2008

Il rugby a Parma, parliamone



Approfitto dell'intervista (con cover) del mensile Rugby! al presidente federale Giancarlo Dondi, parmigianissimo, per aprire una parentesi su questo sport nobile del quale mi sono invaghito fin da ragazzino. I motivi erano più d'uno: la Rugby Parma allora era vincente e un mio cugino (per la verità cugino di mia madre), Geo Tolentini, era un famoso arbitro internazionale. In più, alla Salle, ero in classe con Oreste Venè, tallonatore che poi giocò anche in Nazionale. Così mi sono ammalato di rugby, al punto che nel 1965 fui anche l'accompagnatore della squadra parmense di pallovale ai Campionati nazionali universitari a Napoli. Squadra con campioni indimenticati: Degli Antoni, Bertoli, Soncini... Il virus è rimasto dentro, per riesplodere con le imprese, su e giù, degli azzurri al Sei Nazioni. Ovviamente seguo, a distanza, tutte le squadre targate Parma: Overmach, Rolly Gran, Colorno e Noceto. Ho gioito per la Coppa Italia, sono rimasto deluso per l'esclusione dei gialloblu dai playoff. Comunque pazienza. Sarà per l'anno prossimo. Resta un problema, anzi due. Primo: perché quattro squadre poco vincenti, e non una che vinca tutto? Secondo: possibile che non si sia risolta ancora definitivamente la questione del nuovo campo di rugby? La storia, il presente (e il futuro) del "Rugby di Parma", ne meriterebbero uno bellissimo. (Nelle foto: la cover di Rugby! con Dondi fotografato al Teatro Regio e il trionfo dell'Overmach in Coppa Italia, dal sito gialloblu).

mercoledì 4 giugno 2008

40 anni fa: il Sessantotto a Parma /2/





Il Sessantotto viene ricordato, a Parma, non solo per la contestazione, ma anche per altro: per esempio per due scomparse di parmigiani illustri, Ildebrando Pizzetti, il grande compositore autore fra l'altro de L'assassinio nella cattedrale e Giovannino Guareschi, il papà di Peppone e don Camillo. E per il trionfo di Vittorio Adorni a Imola. Pramzan45 non potè seguire quel trionfo alla Tv perché stava arrivando a Bucarest. La "Gazzetta" aveva mandato un inviato perché si temeva che i russi, dopo la Cecoslovacchia, invadessero anche la Romania. Invece niente. Comunque sull'invasione di Praga ho un ricordo "divertente". Subito dopo l'invasione il direttore della "Gazzetta", il mai dimenticato Baldassarre Molossi, entrò nell'ufficio cronaca e disse: "Il nostro è un grande giornale e deve mandare, come tutti i grandi giornali, un inviato a Praga. Chi parte?". "Io", disse Pramzan45. "Hai il passaporto?". "No", rispose Pramzan45. "Ce l'ho io", disse pronto Gianfranco Bellè. "Allora parte Bellè", sentenziò Molossi. Pramzan45 ci rimase male. Poi venne a sapere che  Bellè aveva sì il passaporto, ma nella notte era corso in questura perché mancava un timbro. Il giorno dopo Molossi e l'allora presidente della Segea, Pauri, forse venuti a conoscenza del retroscena, chiamarono Pramzan45. "Te la senti di partire per la Romania? I russi adesso stanno arrivando anche lì". Pramzan45 andò in questura, gli fecero il passaporto in cinque minuti e partì. Uno a uno.

40 anni fa: il Sessantotto a Parma /1/




Sono passati 40 anni, sembra ieri. Il Sessantotto che rivoluzionò l'Europa. E che non risparmiò Parma. Ma nella nostra città fu una rivoluzione, diciamolo, "alla parmigiana". Qualche sassaiola contro i vetri della "Gazzetta", qualche uovo marcio ai signori delle "prime" al Regio, l'ovvia occupazione dell'Università, proteste per l'uscita del film "Berretti verdi". Al proposito posso svelare un piccolo retroscena. Il sit in avvenne davanti al cinema Verdi, dove veniva proiettato il film sulla guerra in Vietnam, con John Wayne. Pramzan45 arrivò con la Cinquecento del giornale e una Rollyflex per documentare il sit in, un vero e proprio picchetto per non far entrare gli spettatori. Scattò una foto, investito dalle urla dei contestatori contro di lui e la "Gazzetta". Ma tra questi il più agitato era proprio un collaboratore fisso della "Gazzetta", addirittura il "vice" della rubrica cinematografica. Un altro scatto e si scatenò il tafferuglio. Ci fu, per la verità, un episodio che destò scalpore in tutta Italia: l'occupazione del Duomo, il 14 settembre. Ma di questo parlerò in un prossimo post.