
E' giusto dimenticare Maria Luigia, che fu imperatrice di Francia e poi duchessa di un piccolo Stato italiano, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla? Molti parmigiani non sanno nemmeno che è esistita, ma a Parma c'è ancora qualcuno che, quando va a Vienna, porta violette sulla sua tomba, nella cripta della Kapuziner Kirche...
I francesi, che l'ebbero come imperatrice, la chiamavano, con disprezzo, "l'austriaca". I parmigiani, che l'ebbero come sovrana del loro staterello, l'amarono come una di famiglia. Perché, pur straniera, ebbe a cuore le loro sorti: si interessò della prevenzione e della lotta alle epidemie, si fece carico della condizione femminile, inaugurando l'Istituto di maternità e la Clinica Ostetrica Universitaria, fu indulgente con i carbonari. Quale sovrano straniero, all'epoca, ebbe l'ardore di trattare con delicatezza i patrioti italiani, comminando pene ridicole e aiutando economicamente i familiari? Nessuno. Soltanto lei. E poi fu l'artefice di opere importanti, come il Ponte sul Taro e il Teatro Ducale, ribattezzato poi Teatro Regio. I bonapartisti, i nostalgici di Napoleone, non le perdonarono mai di averlo abbandonato al suo destino, lasciandolo marcire prima all'Elba e poi a Sant'Elena e dimenticando di avere avuto un figlio da lui, il "Re di Roma". Ma che cosa avrebbe potuto fare Maria Luigia, se non assecondare le necessità della storia? Prima, per ragion di Stato, fu gettata tra le braccia di Napoleone, il peggior nemico della sua Patria. Poi, ancora per ragion di Stato, se ne allontanò per tornare all'ovile austriaco e sposare (dopo la morte di Bonaparte) il bel generale Neipperg. Un tradimento? Basta leggere le sue lettere per accorgersi che tradimento fu, ma "pilotato", cioè fermamente voluto da Vienna. Non ebbe il coraggio, ecco l'unica colpa che le si può imputare, di ribellarsi, di fare di testa sua, di seguire le ragioni del cuore. Come fece più tardi sua nipote, l'imperatrice Sissi (moglie di Francesco Giuseppe) e in tempi molto più recenti Lady Diana. Molti hanno scritto di Maria Luigia. Le librerie sono ancora piene di biografie francesi, austriache, italiane. Alcune dissacranti, altre imparziali, altre elogiative. Ognuno può scegliersi la "sua" Maria Luigia. Io la mia scelta l'ho fatta: quando vado a Parma, appena posso, faccio "un salto" al museo dedicato a Maria Luigia dallo storico che più l'amò: Glauco Lombardi. Lì, nei saloni dell'ex Palazzo della Riserva, si può respirare ancora l'atmosfera di quei tempi antichi, quando Parma era una capitale e aveva la fortuna di avere una sovrana illuminata.

























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