
Recentemente sono stato a Parma e, come faccio abitualmente quando ho un po' di tempo, sono andato a ritrovare i luoghi della mia infanzia, via XX marzo, borgo Mistrali, piazzale della Macina. E mi sono fermato in raccoglimento davanti alla statua del Matt Sicuri, realizzata in bronzo nel 2004 da Maurizio Zaccardi. Sicuri è ritratto con la sua inseparabile bicicletta, la palandrana di plastica e il cappello di carta da muratore. I giovani non possono sapere chi era Enzo Sicuri, da tutti chiamato il Mat Sicuri (nelle foto un ritratto e il libro a lui dedicati da Tiziano Marcheselli). Ve lo dico io, che l'ho conosciuto bene, perché eravamo "vicini di casa". Lui infatti aveva scelto come "rifugio" proprio i cortili e gli scantinati della mia casa. E quindi lo vedevo quasi ogni giorno. Era un omino dal volto burbero, quasi completamente nascosto da un barbone incolto, una giungla di barba secca e impenetrabile. Due occhi che quando ti fissavano ti mettevano paura. In testa aveva, appunto, un cappellino di carta, da muratore. Sulla pelle aveva strati di sporco d’antiquariato: ci sarebbe voluto un idrante per farli ritornare all’origine. In estate indossava un cappotto vecchio come il mondo e triste come la fame. D’inverno sostituiva invece il cappotto con una specie di impermeabile sottile, per la verità un telo di plastica messo su come una mantella. Spesso era a piedi nudi, e quando aveva le scarpe, era difficile chiamarle con questo nome: erano pezzi di cuoio, o di cartone, tenuti insieme dallo spago. Lo vedevi in giro per i borghi del centro a tirare un carretto pieno di cartoni. Non si è mai capito bene di che cosa vivesse: forse commerciava, a modo suo, in robe vecchie. Andava a cercare vecchi oggetti in tutti gli angoli della città, nelle cantine, nei cortili, anticipava gli spazzini. Forse trovava sempre qualcosa che riusciva a rivendere. Si fa per dire… Secondo me qualcuno gli comprava le sue povere cose non per interesse, ma per aiutarlo a vivere… E lui andava avanti così, burbero e inavvicinabile, un eremita da città. Non era un esempio da seguire, ma molti parmigiani lo consideravano un mito, perché era la bandiera della libertà. Solo nella sua folle solitudine, assediato dalla frenesia del benessere, dai luoghi comuni, dalle convenzioni, dalla sete di arricchimento, dalle manie di grandezza, dalle ipocrisie. Sicuri era la ribellione vivente a questi tarli che rodono la società. Era l’esempio che si può vivere anche senza macchinoni, abiti firmati, liturgie del benessere. Magari più vestiti, in ordine e ben lavati, ma liberi. Era poi così matto, Enzo Sicuri?

























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