/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

venerdì 30 maggio 2008

Lettera aperta a Tommaso Ghirardi




Caro presidente,
mi permetto di scriverle, in questi giorni in cui lei è nel mirino, per dirle che può contare, per quel che vale, sulla mia solidarietà. Molti la accusano di aver mandato il Parma in B: io rispondo che, dopo tutto quello che è successo, prima o poi, con un logico ridimensionamento, era inevitabile. Molti la accusano di dilettantismo: io rispondo che mettercela tutta, con grande passione, in un mondo nuovo, pieno di insidie, non è dilettantismo. Molti la accusano di aver scelto Gigi Cagni: io rispondo che, per quel poco che so di calcio, il nuovo allenatore è un esperto di B e questo ci voleva. Molti la accusano di circondarsi soprattutto di bresciani: io rispondo che se io diventassi presidente del Brescia mi circonderei di parmigiani (non per campanilismo, ma solo perché conosco più parmigiani che bresciani). Molti la accusano di non essere riuscito a tenere Giuseppe Rossi: ecco, qui non rispondo. Se fosse riuscito a tenere Rossi forse le cose sarebbero andate diversamente... Se me lo avesse chiesto avrei potuto darle un aiutino... (che so, 100, 200 euro). Scherzo, ovviamente. Caro presidente, passata la maleodorante "grandeur tanziana", lei mi ricorda il Giuseppe Agnetti del Parma che ho amato io da ragazzo (Mezzi, Polli, Silvagna, Azzali, Cocconi, Marmiroli, Smerzy....). Lei mi ricorda il geometra Ceresini... Brave persone che, con il Parma in B, hanno dato l'anima. Lei, presidente, forse la B se l'è meritata, ma soltanto perché le servirà per crescere, per ritornare stabilmente in A. Io non provo la frenesia del tutto e subito. Il nostro Parma tornerà in A quando sarà possibile. Ma sono sicuro che, con lei, ci riuscirà. Forza Ghirardi.
Pramzan45

mercoledì 28 maggio 2008

Best wishes, Parma, for your 200 years!!!





I migliori auguri Parma, per i tuoi 200 anni. No, non sono pazzo. Questo post è dedicato ai parmigiani dello Stato americano di New York, che sono circa 15mila. La loro città infatti, la più antica Parma degli States, che prese il nome proprio dalla "nostra Parma", fu fondata l'8 aprile 1808 e quest'anno, il 31 luglio, cominceranno le celebrazioni del Bicentennial, che dureranno un anno. Non ci sono mai stato, ma mi sono documentato su Wikipedia e sui siti Town of Parma e Village of Hilton (compreso dentro i confini della città e centro pulsante della stessa, con scuole, parchi, shopping) e così ho capito che è un fior di piccola città, a ovest di Rochester e a due passi dal Lago Ontario. (Aggiungo alcune foto prese da questi siti, compresa quella del supervisor di Parma, Richard A. Lemcke). Ancora i migliori auguri.

Faccio seguire la traduzione, per inviare il post ai parmigiani d'America.

Best wishes Parma, for your 200 years. No, I'm not crazy. This mailing is dedicated to the inhabitants of the american State of New York, about 15.000. Their town, in fact, the most ancient Parma of the States, which took the name from "our Parma", was founded in april the 8th of 1808 and this year, on july the 31th, it will begin the celebrations of the Bicentennial, which will have end on august 2009. I never went to Parma,Ny, but I've read news on Wikipedia and on the websites Town of Parma and Village of Hilton (within the borders of the town, with schools, parks, shopping) and so I knew that it's a beautiful little town at the westside of Rochester,approaching the Lake Ontario. (I put some pics taken from these websites, containing the one of Parma supervisor, Richard A. Lemcke). Best wishes, yet.

domenica 25 maggio 2008

Ma che fine ha fatto Tamara Baroni?






Tamara Baroni, nella sua vita, non ha vinto né il Nobel, né l'Oscar, ma non c'è alcun dubbio che, tra gli anni Sessanta e Settanta, sia entrata a gonfie vele nell'immaginario collettivo. E non soltanto nella sua città. Basti dire che il suo nome fu usato, da più parti, per slogan esteriormente simili, ma profondamente diversi. Tipo: "Se Valpreda è colpevole, Tamara è vergine". Oppure: "Se Andreotti è innocente, Tamara è vergine". Oppure ancora: "Se Calabresi è innocente, Tamara è vergine". E via di questo passo. Perché Tamara, nata il 3 gennaio 1947 (ma ai tempi d'oro, ogni anno che passava nelle interviste aveva un anno in meno!), divenne un simbolo di tante cose: della provincia trasgressiva, dell'arrampichismo sociale, delle amanti di lusso. Il suo trampolino di lancio fu, nel 1967, il concorso di Miss Italia, dove vinse il titolo di Miss Eleganza, che le aprì le porte al concorso di Miss Mondo, dove arrivò in semifinale. Da miss ad attrice, però in filmetti erotici, tipo Le nipoti della colonnella, Gatta pericolosa, Visone nero su pelle morbida, Sex Life. Ma il boom arrivò nel 1970 con uno scandalo, il "Giallo di Parma", di cui parlò tutta Italia, e non solo. Dal classico triangolo, il marito, l'industriale Pierluigi Bormioli detto Bubi, la moglie, la marchesa Maria Stefania e l'amante, appunto Tamara, scaturì un giallo a forti tinte (vero, inventato?) secondo il quale sarebbero stati assoldati due aspiranti killer per far fuori la marchesa. La stampa ci sguazzò e Tamara divenne famosissima. Aveva già alle spalle un matrimonio fallito, con Giuseppe Bertelli e una bellissima bambina. Dopo lo scandalo si legò a un musicista, Iller Pattacini, che poi sposò, incise un disco (che si intitolava "Dicono") fece anche teatro ("Le mani sporche" di Sartre e "Zoo di vetro" di Tennessee Williams), scese perfino al gradino, se ricordo bene, di spogliarellista. Poi credo sia finita in Sudamerica, per un terzo matrimonio. Nel frattempo era diventata nonna. Di lei ricordo nitidamente tre cose: la cucina del piccolo appartamento di viale Mentana dove fu cresciuta da due bravissimi genitori, i fischi dei ragazzi quando la vedevano passare per strada in minigonna e la volta che la vidi arrivare al pronto soccorso dell'ospedale di Parma con le vene tagliate. (Ma non potei dare la notizia sulla "Gazzetta"...). (Nelle foto: Tamara con la figlia al Parco Ducale, /immagine presa dall'opuscolo "Tamara-il giallo di Parma"/ e la pagina di uno dei tanti servizi dedicati allora alla Baroni). Ora Tamara ha 61 anni. Che fine ha fatto? Vorrei tanto saperlo. Se qualcuno ha notizie...

Anche Mina, nel 1967, cantò al Regio


Forse molti non lo sanno, o non ricordano: Mina cantò al Teatro Regio. Era il 1967. Venne a registrare un ampex per la Rai, che poi andò in onda nella trasmissione del sabato sera Studio uno. Eccolo da YouTube (Violino11). La Tigre di Cremona (allora la chiamavano ancora così, per distinguerla dall'Aquila di Ligonchio (Iva Zanicchi) e dalla Pantera di Goro (Milva), arrivò con il suo look Vergottini, cioè con un'acconciatura a caschetto, allora di moda. Anche Caterina Caselli, in biondo, ce l'aveva, e la chiamavano "Casco d'oro". Ovviamente, sempre come un falchetto, Pramzan45 piombò al Teatro Regio e intervistò Mina per la "Gazzetta di Parma", dietro le quinte.

venerdì 23 maggio 2008

Quando a Salso c'era il Corso dei fiori



Chi si ricorda il "Corso dei fiori" a Salsomaggiore? Be', ammettiamo che bisogna essere un po' in età... Chi se lo ricorda, come me, a quel tempo era bambino. E restava a bocca aperta davanti alla sfilata dei carri ridondanti di fiori, provenienti dalla Riviera ligure. Quintali, tonnellate di garofani, rose, camelie. Una meraviglia. Con contorno di personaggi famosi, da Mike Bongiorno a Edi Campagnoli, da Marcello Mastroianni a Paola Bolognani. Qui sopra, dal Canale di Cloppj, su YouTube, vediamo il servizio di un famoso cinegiornale dell'epoca, la Settimana Incom, dedicato all'edizione del 1956. Poi nel 1960 arrivò in pianta stabile il concorso di Miss Italia (che era già stato ospitato a Salso nel '50, rivelando Sofia Loren) e del Corso dei fiori non si parlò più. Così come di un altro grande evento salsese di allora, il Concorso Ippico.

giovedì 22 maggio 2008

Grazie agli amici di Parmadaily.it


Ho avuto il piacere e l'onore di venire intervistato dagli amici di Parmadaily.it, quotidiano online di Parma, che hanno dedicato a me e a "Pramzanblog" ampio spazio, con richiamo perfino in prima pagina. Ringrazio il direttore, Andrea Marsiletti, che evidentemente crede nel mio progetto di rilanciare, con considerazioni e ricordi in prima persona, il cuore pramzan di una volta.

lunedì 19 maggio 2008

18 maggio: un giorno da dimenticare


18 maggio, che tristezza. Il Parma in B e una parte di città stravolta dalla furia di squadracce di imbecilli che hanno il coraggio di chiamarsi tifosi. Quelli non sono interisti, sono solo deficienti. (Filmato da YouTube /Tangoarghentino/). Se la sono presa con tutto, perfino con una scuola materna. Questo prima della partita. E se il Parma avesse vinto, togliendo lo scudetto all'Inter? Avrebbero incendiato tutta la città? Che tristezza. E com'è triste, per un parmigiano in esilio, vedere la sua squadra retrocedere (il giorno 18, dopo 18 anni di serie A, che il 18 porti sfiga?). Io che tifavo già per il Parma del presidente Agnetti, per Mezzi, Polli, Silvagna, Cocconi, Azzali, Menichelli, Smerzy... e via e via. Io che tifavo Parma anche in serie D (contro il Città d Castello!!!). Io che ho gioito per i trionfi in Europa con la società targata Parmalat, per poi scoprire il marciume che c'era dietro. Io che ho creduto, e credo, in Tommaso Ghirardi. Certo, di errori ne ha fatti (il più grave: non essere riuscito a tenersi Giuseppe Rossi), ma è ancora giovane come presidente. Ha capacità e tempo per rifarsi.

martedì 13 maggio 2008

Lirica al Regio ieri e oggi: quale meglio?


Parma ha celebrato degnamente il 150° della nascita di Giacomo Puccini con l'opera sua più famosa, La Bohème, diretta al Teatro Regio dal maestro Bruno Bartoletti e con un cast di tutto rispetto, con la bulgara Svetla Vassileva nei panni di Mimì e Stefano Secco in quelli di Rodolfo. Grazie a Tv Parma, che ha trasmesso l'opera in diretta e a YouTube (Canale di Cloppj) che fa da cassa di risonanza, ho potuto gustarmi il finale. Tutto ok, per carità, ma... Ma la passione per la lirica è un tarlo che ti rode fin da bambino e non ti lascia mai più, la lirica crea dipendenza e allora io a casa mia ho tre Bohème con la coppia Freni - Pavarotti (direttori Schippers, Severini, von Karajan) e in più quella storica del 1956 con Callas - Di Stefano, direttore Votto. Che dire? Che faccio un po' fatica ad abituarmi al nuovo... con tutto il rispetto per la Vassileva. Io sono stato allevato a opere e tortelli d'erbette. A 8 anni ero già tra quelli "lassù in loggione", mio nonno mi insegnò a guardare per un attimo la scena e poi passeggiare nei corridoi del loggione per gustare meglio le armonie, le musiche immortali, per capire meglio (e criticare eventualmente) i virtuosismi canori degli interpreti. Le Mimì di allora magari pesavano 100 chili (la Cerquetti, per non fare nomi...) ma ti davano i brividi. Adesso invece... Comunque, senza malanimo nei confronti di nessuno, vogliamo fare, seduta stante, un piccolo raffronto tra il finale di La Bohème con Vassileva - Secco e quello con Freni - Pavarotti? Anche il secondo è da YouTube (ManonLes88). Eccovi serviti.


lunedì 12 maggio 2008

Quando c'erano le linotype


Notizie online, quindi in tempo reale, per tutti. Gazzetta.it, ParmaDaily.it, ParmaRepubblica.it, Lungoparma, ParmaOk.it , consentono a ogni parmigiano dotato di computer e Internet, di essere informato degli avvenimenti della propria città mentre ancora stanno accadendo. Una rivoluzione per chi è della generazione abituata ad aspettare il giorno dopo per leggere fatti e misfatti. Era affascinante, allora, entrare nella tipografia della Gazzetta di Parma ed assistere al lavoro dei linotipisti, che componevano gli articoli da inserire in pagina battendo sulla tastiera, appunto, della linotype, che era simile a quella della macchina per scrivere. Con piombo fuso venivano composte le lettere che formavano la riga. Un lavoro assordante e pericoloso, perché il piombo era fonte di guai seri. Non a caso molti linotipisti, nonostante la quotidiana razione di latte che dovevano bere obbligatoriamente per difendersi da intossicazioni, sono "caduti sul lavoro". Nella foto qui accanto, scattata negli anni Sessanta alla "Gazzetta", un linotipista d'eccezione, che per pochi minuto rubò il posto a un "collega", Zanlari.

venerdì 9 maggio 2008

Il monumento a Verdi dov'era com'era


Nelle lettere al direttore di Gazzetta.it ne vedo una (di ieri) di Giannina Barilli, sul monumento a Verdi. Dove metterlo? Lei auspica dove già fu, cioè in piazzale Dalla Chiesa, allora piazzale della Stazione. Io sono della stessa idea. Con tutto il rispetto, e l'affetto, per la pozzanghera dedicata a Vittorio Bottego, mi piace troppo la soluzione che era stata ideata in orgine. Perché no?

41 anni fa: il mito Charlot a Parma


Dall'album dei ricordi spunta Charlot: ecco Charlie Chaplin (1889 - 1977) in veste di turista a Parma, a 78 anni, con la moglie Oona O'Neill, davanti a uno dei leoni del Duomo. Era la primavera 1967, 41 anni fa. I cronisti della Gazzetta (nella foto completa ci sono anch'io) erano già su posto, come "falchetti". Poi i Chaplin (nel filmato qui sotto, di YouTube (da Blueslogan) nel celebre discorso finale del memorabile film Il grande dittatore, del 1940) andò a mangiare con la moglie, "inseguito" da Pramzan45, alla Filoma. I divi, allora, oltre al ristorante scelto da Charlot, quando erano di passaggio a Parma non si perdevano gli indimenticabili tortelli d'erbetta di un altro famoso ristorante del centro, l'Aurora (che non c'è più da una vita). Qui i soliti "falchetti" pescarono tra gli altri Richard Burton, Liz Taylor, Gino Cervi, una giovanissima Raffaella Carrà...

giovedì 8 maggio 2008

Ciao Malerba, salutami Molossi



Questa notte, nella sua casa di Roma, si è spento a 80 anni lo scrittore parmigiano Luigi Malerba (pseudonimo di Luigi Bonardi). Io non sono di quelli che, dopo la scomparsa di un personaggio noto, dicono "Lo conoscevo bene, eravamo amici". Malerba non l'ho mai conosciuto e ho letto soltanto uno dei suoi tanti libri, Le pietre volanti. Però mi era nel cuore per numerosi motivi. Perché era di Parma. Perché tanti anni fa, nell'Appennino parmense, a Bardi, avevo intervistato suo fratello, che era un amatissimo medico condotto. Perché aveva fatto parte, negli anni Quaranta, al Liceo Romagnosi, della storica "classe dei giornalisti", assieme ad altre future "grandi firme", il mio maestro Baldassarre Molossi, Luca Goldoni, Giorgio Torelli. Perché per un decennio, negli anni Sessanta e Settanta, le nostre firme sono apparse sulla stessa mitica strenna natalizia, Parma bell'arma. E anche, nel 1985, in occasione dei 250 anni della Gazzetta, in una raccolta intitolata Testimoni del tempo. Qui Malerba scrisse poche righe, che si possono leggere cliccando la foto dell'articolo riportata qui sopra. E' per tutti questi motivi che il 23 febbraio scorso, vedendo la scarna scheda di Luigi Malerba su Wikipedia, una scheda di poche frettolose righe, ero rimasto un po' male e mi ero premurato di "adottarla", rimpolpandola come potevo e dando spazio anche alla sua straordinaria produzione di libri per l'infanzia. Addio Malerba, salutami Molossi, lassù, nel paradiso dei giornalisti e degli scrittori.

mercoledì 7 maggio 2008

Il monumento al Mat Sicuri



Recentemente sono stato a Parma e, come faccio abitualmente quando ho un po' di tempo, sono andato a ritrovare i luoghi della mia infanzia, via XX marzo, borgo Mistrali, piazzale della Macina. E mi sono fermato in raccoglimento davanti alla statua del Matt Sicuri, realizzata in bronzo nel 2004 da Maurizio Zaccardi. Sicuri è ritratto con la sua inseparabile bicicletta, la palandrana di plastica e il cappello di carta da muratore. I giovani non possono sapere chi era Enzo Sicuri, da tutti chiamato il Mat Sicuri (nelle foto un ritratto e il libro a lui dedicati da Tiziano Marcheselli). Ve lo dico io, che l'ho conosciuto bene, perché eravamo "vicini di casa". Lui infatti aveva scelto come "rifugio" proprio i cortili e gli scantinati della mia casa. E quindi lo vedevo quasi ogni giorno. Era un omino dal volto burbero, quasi completamente nascosto da un barbone incolto, una giungla di barba secca e impenetrabile. Due occhi che quando ti fissavano ti mettevano paura. In testa aveva, appunto, un cappellino di carta, da muratore. Sulla pelle aveva strati di sporco d’antiquariato: ci sarebbe voluto un idrante per farli ritornare all’origine. In estate indossava un cappotto vecchio come il mondo e triste come la fame. D’inverno sostituiva invece il cappotto con una specie di impermeabile sottile, per la verità un telo di plastica messo su come una mantella. Spesso era a piedi nudi, e quando aveva le scarpe, era difficile chiamarle con questo nome: erano pezzi di cuoio, o di cartone, tenuti insieme dallo spago. Lo vedevi in giro per i borghi del centro a tirare un carretto pieno di cartoni. Non si è mai capito bene di che cosa vivesse: forse commerciava, a modo suo, in robe vecchie. Andava a cercare vecchi oggetti in tutti gli angoli della città, nelle cantine, nei cortili, anticipava gli spazzini. Forse trovava sempre qualcosa che riusciva a rivendere. Si fa per dire… Secondo me qualcuno gli comprava le sue povere cose non per interesse, ma per aiutarlo a vivere… E lui andava avanti così, burbero e inavvicinabile, un eremita da città. Non era un esempio da seguire, ma molti parmigiani lo consideravano un mito, perché era la bandiera della libertà. Solo nella sua folle solitudine, assediato dalla frenesia del benessere, dai luoghi comuni, dalle convenzioni, dalla sete di arricchimento, dalle manie di grandezza, dalle ipocrisie. Sicuri era la ribellione vivente a questi tarli che rodono la società. Era l’esempio che si può vivere anche senza macchinoni, abiti firmati, liturgie del benessere. Magari più vestiti, in ordine e ben lavati, ma liberi. Era poi così matto, Enzo Sicuri?

martedì 6 maggio 2008

Ciao Gimmi, anche se in ritardo




Pochi giorni fa, leggendo la scheda dei Corvi su Wikipedia, ho scoperto che Gimmi Ferrari non c'è più. Dal 31 dicembre 2006. Con lui se ne è andato un altro pezzo della mia gioventù "parmigiana". Quando ero amico suo, e di Angelo Ravasini, e di Fabrizio Levati e di Claudio Benassi. I Corvi di Un ragazzo di strada, Bang Bang, Datemi una lacrima per piangere, Che strano effetto. I Corvi degli struggenti e indimenticabili Anni Sessanta. Quando ero amico suo e di suo fratello Luciano. E di suo padre Giordano. I Ferrari. La grande famiglia dei Ferrari, i burattinai. Avevo voluto bene a Giordano. Quando ero bambino mi aveva affascinato con i suoi burattini, Sandrone, Fagiolino, Bargnocla, ai quali dava la voce. Tanti anni dopo, quando Gimmi era diventato una star della musica leggera, andavo a trovarlo nel suo laboratorio, nell'Oltretorrente. Una malattia gli aveva tolto il dono della voce, si esprimeva con l'aiuto di una spoletta ficcata nella gola. Ma aveva una inguaribile gioia di vivere. E provai gioia quando seppi che Gimmi aveva lasciato i Corvi per tornare alla "professione di famiglia", i burattinai. Le nostre vite avevano preso binari diversi. Ci siamo rivisti qualche anno fa, al Museo dei burattini, che era il suo orgoglio. "Mi raccomando", mi disse "teniamoci di vista". "Promesso", gli risposi. Promessa non mantenuta, caro Gimmi. Ora voglio ricordarti così, grazie a questo servizio della Rai del 1980, pescato su You Tube (da Sandrountube). Ciao Gimmi, anche se in ritardo.

Una sovrana da non dimenticare


E' giusto dimenticare Maria Luigia, che fu imperatrice di Francia e poi duchessa di un piccolo Stato italiano, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla? Molti parmigiani non sanno nemmeno che è esistita, ma a Parma c'è ancora qualcuno che, quando va a Vienna, porta violette sulla sua tomba, nella cripta della Kapuziner Kirche...


I francesi, che l'ebbero come imperatrice, la chiamavano, con disprezzo, "l'austriaca". I parmigiani, che l'ebbero come sovrana del loro staterello, l'amarono come una di famiglia. Perché, pur straniera, ebbe a cuore le loro sorti: si interessò della prevenzione e della lotta alle epidemie, si fece carico della condizione femminile, inaugurando l'Istituto di maternità e la Clinica Ostetrica Universitaria, fu indulgente con i carbonari. Quale sovrano straniero, all'epoca, ebbe l'ardore di trattare con delicatezza i patrioti italiani, comminando pene ridicole e aiutando economicamente i familiari? Nessuno. Soltanto lei. E poi fu l'artefice di opere importanti, come il Ponte sul Taro e il Teatro Ducale, ribattezzato poi Teatro Regio. I bonapartisti, i nostalgici di Napoleone, non le perdonarono mai di averlo abbandonato al suo destino, lasciandolo marcire prima all'Elba e poi a Sant'Elena e dimenticando di avere avuto un figlio da lui, il "Re di Roma". Ma che cosa avrebbe potuto fare Maria Luigia, se non assecondare le necessità della storia? Prima, per ragion di Stato, fu gettata tra le braccia di Napoleone, il peggior nemico della sua Patria. Poi, ancora per ragion di Stato, se ne allontanò per tornare all'ovile austriaco e sposare (dopo la morte di Bonaparte) il bel generale Neipperg. Un tradimento? Basta leggere le sue lettere per accorgersi che tradimento fu, ma "pilotato", cioè fermamente voluto da Vienna. Non ebbe il coraggio, ecco l'unica colpa che le si può imputare, di ribellarsi, di fare di testa sua, di seguire le ragioni del cuore. Come fece più tardi sua nipote, l'imperatrice Sissi (moglie di Francesco Giuseppe) e in tempi molto più recenti Lady Diana. Molti hanno scritto di Maria Luigia. Le librerie sono ancora piene di biografie francesi, austriache, italiane. Alcune dissacranti, altre imparziali, altre elogiative. Ognuno può scegliersi la "sua" Maria Luigia. Io la mia scelta l'ho fatta: quando vado a Parma, appena posso, faccio "un salto" al museo dedicato a Maria Luigia dallo storico che più l'amò: Glauco Lombardi. Lì, nei saloni dell'ex Palazzo della Riserva, si può respirare ancora l'atmosfera di quei tempi antichi, quando Parma era una capitale e aveva la fortuna di avere una sovrana illuminata.