/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

mercoledì 31 dicembre 2008

BUON ANNO A TUTTI CON LA PARMA DI ALFREDO ZERBINI
Voglio fare un augurio speciale a tutti i lettori di Pramzanblog, a quelli che conosco e alle centinaia di quelli che non conosco. E in particolare agli strajè nel mondo, che seguono Pramzanlog dagli Stati Uniti, dal Brasile, dal Canada, dalla Cina, dal Lassemburgo, dalla Gran Bretagna, dalla Germania, dalla Francia. Come può essere speciale un augurio di Pramzanblog? Con una poesia dedicata a Parma. E scritta da uno dei più grandi poeti dialettali della nostra terra, se non il più grande (Pezzani mi scusi): Alfredo Zerbini. Eccola:
La me Pärma
Pärma l' è 'na duchèssa sénsa bòrja,
alégra in pàza e furibonda in lòta,
e béla tant che tutti a's sa a memoria
che mi par lè gh' ò sémpor na gran còta.
De 'd là gh'è i sign antìgh a la so stòrja:
al Dòm, al Batistéri e la Pilòta,
e al Pramzanén ch' al serca la so glòria
al gran pitór dal Gióron e dla Nòta.
De 'd sà l' è pu povrètta, n' ältra còza;
l 'è Pärma sott' al tòrri di Pavòlt
coi bullo äd San Fransèssch e 'd Santa Cróza.
Na Pärma sgréza, che s' la s' mètta in mot,
da bón'na ch'l'è, la sälta su fogósa
cme un còro äd Verdi scritt dal Cuarantòt.
(La poesia di Zerbini è tratta dal sito "I poeti di Parma")
RINALDI, UN COGNOME
DA PRESIDENTE



Sarà il destino di un nome, sarà un caso, sarà una curiosità da Guinness dei primati. Fatto sta che a Parma chiamarsi Rinaldi porta bene. O, meglio, porta a una presidenza. I tre signori che vediamo nella foto di
Anna Rita Melegari della "Gazzetta di Parma", per esempio, sono tre Rinaldi e tutti e tre hanno conquistato una "poltrona" da presidente. Da sinistra vediamo Claudio Rinaldi, redattore capo della "Gazzetta di Parma" e presidente dell'Academia Parmigiana della Pipa, poi Rossano Rinaldi, costruttore e presidente del Parma Baseball e infine, con barbetta alla D'Artagnan, Andrea Rinaldi, presidente della Corale Verdi.
Però non finisce qui... Il signore che vediamo ritratto nell'altra foto si chiama Raffaele Rinaldi ed è presidente pure lui: dell'Associazione culturale Istriomania, una Compagnia teatrale che ha sede in via Padre Lino. Quattro fratelli, o almeno quattro parenti? Neanche per idea. Soltanto omonimi. Tutti i Rinaldi di Parma ora sono avvertiti: il loro cognome porta bene.
(Nelle foto, dall'alto: 1) da sinistra Claudio, Rossano e Andrea Rinaldi; 2) Raffaele Rinaldi)

martedì 30 dicembre 2008

Chiedi chi era...

...Nicola Bettoli, l'architetto














Che cosa direbbe oggi Nicola Bettoli se potesse vedere la "sua" Parma, quella che lui, ai tempi di Maria Luigia, contribuì a rendere sempre più bella e ammirata? Beh, forse ci rimarrebbe un po' male: il Teatro Regio (che ai suoi tempi si chiamava Teatro Ducale) c'è ancora, ed è uno dei simboli della città, ma il Palazzo Ducale, che lui ricostruì nel 1833, è finito sotto le bombe della seconda guerra mondiale e le Beccherie di Piazza Ghiaia, uno dei più pregevoli edifici neoclassici della regione, sono finiti sotto i colpi di piccone ispirati dagli amministratori cittadini, nel 1928. Ma almeno il suo nome è rimasto nei libri e non sono pochi i parmigiani che sanno quanto Bettoli ha fatto per la città. Molti altri, soprattutto i giovani, però non lo sanno e quindi vediamo di spiegarlo qui.
Nicola nacque a Parma, da Luigi Bettoli e Luigia Salati, il 3 settembre 1780 e studiò all'Accademia di Belle Arti. Si mise in luce nel 1805 vincendo il secondo premio a un concorso di architettura bandito dall'Accademia, della quale poi divenne uno degli insegnanti. Come architetto di Corte curò il restauro di numerosi monumenti cittadini, come il Teatro Farnese, la Camera di San Paolo e Santa Maria del Quartiere e assieme a Paolo Toschi curò l'allestimento della galleria che avrebbe poi ospitato la Pinacoteca Borbonica e le opere acquistate da Maria Luigia (l'attuale Galleria Nazionale).
Sempre per la Duchessa ricostruì nel 1833 l'antica residenza ducale, progettò il Salone della Biblioteca Palatina, riadattò il Palazzo Ducale di Colorno e quello del Giardino. Eresse anche le Beccherie della Ghiaia, completò la costruzione del Collegio Lalatta (divenuto poi il Collegio Maria Luigia) e progettò la nuova sede dell'Università, completata poi dal figlio Luigi. Morì, a Parma, il 16 luglio 1854.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Nicola Bettoli in un bassorilievo che si trova nella Chiesa di S.Giovanni /da "Volti e figure del Ducato di Maria Luigia", Antea Edizioni 1991; 2) Il Teatro Regio; 3) Le Beccherie di Piazza Ghiaia).

lunedì 29 dicembre 2008

Chiedi chi era...

...Riccardo Barilla, il pastaio
Ma la Barilla, quello che può essere considerato il "cuore" dell'imprenditoria parmigiana, com'è nata? Con Riccardo Barilla, classe 1880. Per la verità era stato il padre Pietro ad avviare, nel 1877, nell'allora via Vittorio Emanuele (l'attuale via della Repubblica) un forno per la cottura del pane e un piccolo laboratorio per la lavorazione delle paste alimentari, ma fu lui alla morte del padre, assieme al fratello Gualtiero (che aveva studiato in seminario, con l'intenzione di partire come missionario in Cina), ad avviare verso all'inizio del Novecento lo stabilimento vero e proprio. Riccardo seguiva da vicino la produzione e Gualtiero si occupava della vendita dei prodotti.
Il passaggio a una dimensione più propriamente industriale avvenne nel 1910, quando i fratelli Barilla presero in affitto un fabbricato (che successivamente diventò di loro proprietà) situato sulla via Emilia e dotato di vasti magazzini. Lo stabilimento venne attrezzato con i più moderni macchinari e la produzione aumentò subito da trenta a cento quintali al giorno. Nel 1917 salì a trecento quintali al giorno, mentre nello stabilimento lavoravano circa duecento operai. Dopo la scomparsa del fratello, Riccardo Barilla, coadiuvato dalla moglie Virginia, ampliò l'attività, orientandola verso l'industrializzazione della produzione del pane e sviluppando il pastificio grazie alla meccanizzazione della lavorazione delle paste alimentari e un'adeguata organizzazione commerciale. Fu durante il ventennio fascista che la Barilla cominciò a espandersi anche oltre i confini nazionali, in pratica in tutte le colonie italiane, arrivando ad avere circa 800 dipendenti, per una produzione giornaliera di 700 quintali di pasta e 150 quintali di pane.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale la Barilla era tra i primissimi stabilimenti per la pasta alimentare, in grado di produrre giorno e notte per le popolazioni di ogni parte d'Italia. Nell’immediato dopoguerra Riccardo, che nel '34 era stato insignito dell'onorificenza di Grand'ufficiale del Regno, si fece affiancare e progressivamente sostituire alla guida dell’impresa dai figli Pietro e Gianni. Morì il 9 luglio 1947.

(Nelle foto, dall'alto: 1) Riccardo Barilla; 2) Una pubblicatà degli anni Trenta; 3) Una pubblicità del 1939)

domenica 28 dicembre 2008

Alle radici della cultura

"Corriere di Parma": da rivale
della "Gazzetta"
a prima "rivista" della città
Tra i molti lettori del "Corriere di Parma", il bel periodico della Casa Editrice Battei, sempre ricco di servizi e di foto bellissime, non tutti forse sanno che questo giornale (due numeri all'anno più un bel numero di straordinarie monografie), per cinque anni e 5 mesi è uscito tutti i giorni. Dal 1888 al 1893. Sì, era un quotidiano ed era il concorrente diretto della "Gazzetta di Parma".
Raccontare la sua storia è raccontare la storia di Luigi Battei (bisnonno dell'attuale editore, Antonio Battei), grande imprenditore d'avanguardia per i suoi tempi, lungimirante, socialmente attento anche alle esigenze dei lavoratori, insomma un personaggio di quella categoria di uomini-dinosauri che si è irrimediabilmente estinta. E chi meglio può ricordare il bisnonno Luigi e la storia del "Corriere di Parma" se non il pronipote Antonio Battei?
Chi era suo bisnonno, Luigi Battei?
Un imprenditore illuminato, pieno di intuizioni, un uomo che teneva conto delle esigenze della sua azienda ma anche delle persone che vi lavoravano. C'è un episodio che lo ritrae molto bene: nel 1891, alla vigilia di Natale, una serie di guai tecnici in tipografia mise a rischio l'uiscita del giornale proprio con il numero natalizio. Ebbene, tutti i dipendenti, operai, impiegati, tipografi, rinunciarono al cenone in famiglia per lavorare tutta notte e far uscire il giornale.
Luigi scrisse in prima pagina: "Questo giornale non è perfetto, ma devo ringraziare tutti i dipendenti che hanno rinunciato a stare con le loro famiglie per farlo uscire". E non si fermò a questo riconoscimento. Tutto il ricavato di quel numero fu devoluto all'infanzia abbandonata.
Era un uomo di cuore...
Di grande cuore. Per venire incontro alle esigenze dei suoi dipendenti aprì la mensa interna (alla quale uno spazio era riservato proprio all'infanzia abbandconata) e fu il primo ad assicurare i suoi lavoratori contro le malattie. Ridusse anche l'orario di lavoro, senza ridurre il salario.
Pubblicò solo il "Corriere"?
No. Fondò anche "Le campane d'Italia", un settimanale illustrato che fu in pratica un precursore di "Panorama" e "L'Espresso" e fu venduto in tutto il Paese. Fu anche il primo a regalare ai lettori, due volte all'anno, a Natale e a Pasqua, un libro-strenna.
Aveva un tipografia sua?
Sì, e per un certo periodo stampò anche la "Gazzetta di Parma".
Cinque anni e 5 mesi, poi il quotidiano fu chiuso...
Lo scontro con la "Gazzetta" era impari.Il risultato finale era inevitabile. Vinse il migliore, anche se il "Corriere" aveva avuto tanti meriti, e tra questi la pubblicazione, per primo, delle primissime xilografie del sipario del Teatro Regio, realizzato da Borghesi. Con i mezzi a disposizione allora, fu uno "scoop". Comunque il "Corriere di Parma" non morì. Si trasformò in periodico illustrato.
Come aveva vissuto la rivalità con la "Gazzetta"?
Anche con una certa arlìa, alla parmigiana. C'è per esempio una simpatica pubblicità del "Corriere", con una vignetta dove ci sono due personaggi: accanto a un omino esile che suona una trombetta c'è la scritta "Corriere di Parma" e accanto a un omone che suona la grancassa c'è la scritta "Gazzetta di Parma".
Ai tempi del suo maggior successo, quanti dipendenti aveva la Casa editrice Battei?
Centoventi, tra cui 8 contabili e 80 macchine da stampa. Aveva anche un ufficio postale interno per le spedizioni e una cartiera tutta sua, a San Lazzaro.
E adesso?
Me compreso, siamo in otto. Stampiamo libri e il "Corriere di Parma", che esce per Santa Lucia e per San Giovanni. Ma a questi numeri vanno aggiunti dai cinque ai sette numeri monografici all'anno.
Che hanno tutti, aggiungo io, grande successo.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) L'editore Antonio Battei accanto al ritratto del bisnonno Luigi Battei, fondatore del "Corriere di Parma"; 2) Il "Corriere" del Natale 1984; 3) Una suggestiva immagine serale della storica Libreria Battei; 4) Antonio Battei; 5) Il "Corriere" del Natale 1985; 6) Il recente numero speciale dedicato al Correggio; 7) L'ultimo numero invernale del "Corriere di Parma")

sabato 27 dicembre 2008

PEZZANI: AFORISMI PRAMZÀN
Era da tempo che morivo dalla voglia di leggere i 68 aforismi che Renzo Pezzani, poco prima di morire, nel 1951, scrisse per dedicarli ai coristi della "Corale Verdi" in occasione della prima esecuzione dell'"Inno a Parma", scritto da lui stesso, per la musica di Ildebrando Pizzetti. Finalmente ho potuto soddisfare questo desiderio, grazie all'amico Walter Darecchio che me li ha forniti. Sessantotto sono troppi per gli spazi angusti di questo sito, per cui ne ho scelti venticinque, da regalare ai lettori. Premetto, non si tratta di un inedito, però è comunque una "chicca" che dimostra l'amore di Pezzani per Parma e per i parmigiani. E quindi merita spazio su "Pramzanblog". Ecco i 25 aforismi che ho scelto:
1) Con una bella voce non si invecchia.
2) Canta se vuoi sentirti il cuore; canta in coro se vuoi sentire il cuore del tuo popolo.
3) Un corista dopa s'nè, al ne va a let s'al n'a cantè.
4) A Pärma anca il sideli di poss jen intonädi.
5) Dove canta un parmigiano splende il sole e nasce il grano.
6) Cantare è un po' amare.
7) Se Parma non avesse i suoi coristi, vivrebbe giorni opachi e giorni tristi.
8) Nella cupola del Duomo il Correggio dipinse un coro di parmigiani in Paradiso.
9) Nei boschi si trovano i funghi: nei borghi di Parma le belle voci.
10) Un vero parmigiano ha l'anima in gola.
11) Canta ch'a t'è un drit!.
12) La vita è bella, ma la musica è più bella.
13) Ogni corale ha il ritmo del popolo che cammina.
14) Un coro è una famiglia di voci dove regna l'armonia.
15) Baritono, basso o tenore, non sei tu che canti, è il tuo cuore.
16) Il dialetto, più di ogni altra forma d'espressione, è corale. Canta in dialetto.
17) L'Oltretorrente è una gran chitarra.
18) La fatica si consola nel canto.
19) Un inno a Parma è sempre una lettera d'amore.
20) Chi canta bene è cittadino di Parma.
21) Quando un parmigiano canta, pensa sempre: "E se in loggione ci fosse Verdi a sentire?". E canta come un dio.
22) Un bel coro ti fa pensare come Platone e Aristotile. Ha, in più, che ti diverte.
23) Parma ha l'anima corale.
24) Un bel coro spaventa i tiranni.
25) Mutilato è il parmigiano che non sa cantare.
(Nelle foto, dall'alto: 1) e 2) Renzo Pezzani; 3) il testo di "L'inno a Parma" di Renzo Pezzani)

venerdì 26 dicembre 2008

Le interviste di Pramzanblog: Paolo Gandolfi

SONO IO IL RE DELLE
CARTOLINE SPORTIVE
"Ranucci?". "Campione del mondo dilettanti a Frascati. Ce l'ho". "Favero?". "Secondo al Tour de France. Ce l'ho". "Gismondi?". "Secondo al mondiale vinto da Darrigade. Ce l'ho". "Pettinati?". "Maglia rosa al Giro d'Italia per sei giorni. Ce l'ho". "Dai, non dirmi che hai anche Malabrocca". "Maglia nera "storica" al Giro d'Italia. Mi mancava, è stata una gran fatica, ma ce l'ho".
Con questo dialogo surreale voglio cominciare l'incontro con Paolo Gandolfi, 62 anni, sportivo a tutto tondo, ex giocatore di pallacanestro, insegnante di educazione fisica in pensione, vicepresidente del Panathlon, consigliere dei Veterani sportivi e (questo è il motivo dell'intervista) straordinario collezionista di cartoline sportive. Ecco Paolo (al quale do del tu perché lo conosco dal '66 e perché, ancor prima, visto che abitava dalle parti di casa mia, non passava certo inosservato visto i suoi 1,96 d'altezza), nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Quando è nata la passione per il collezionismo di cartoline sportive?
Da bambino per un certo periodo ho abitato a Sondrio, perché mio padre era direttore dell'Inail ed era stato trasferito lì. Ebbene, quando passava il Giro d'Italia io andavo negli alberghi dove alloggiavano i corridori e mi facevo dare le cartoline con le loro immagini. Sì, chiedevo anche qualche autografo, ma soprattutto mi interessavano le cartoline. Le accantonai. Molti anni dopo, quando ormai abitavo nell'attuale appartamento di via Nino Bixio, in Oltretorrente, ho aperto quella scatola ed è esplosa la passione. Da allora ho cominciato la collezione vera e propria.
Prima di parlare delle cartoline, però, facciamo un passo indietro. In che quartiere sei nato? E dove hai trascorso l'infanzia e l'adolescenza?
Quando sono nato la mia famiglia abitava in viale Duca Alessandro. Poi si è trasferita al Corpus Domini. Quindi siamo andati a Sondrio, Cremona, per poi tornare a Parma, nel '61 - '62. Abitavamo in via Verdi, nel palazzo dell'Inail. Più tardi ho abitato con i miei, sempre per i trasferimenti di mio padre, a Napoli. Da ragazzino andavo a messa all'Oratorio dei Rossi, ma la mia parrocchia era la Trinità di don Saccani. Lì giocavano al pallone, ma io ero troppo alto per il calcio. Il mio destino era la pallacanestro.
Ed infatti...
Ed infatti prima ho cominciato a Cremona, poi a Parma, nell'Audace, nella Salvarani. Più tardi a Napoli (dove mi sono iscritto a Economia e commercio) nella Partenope, nel Pozzuoli e a Roma (dove ho fatto l'Isef) nella Lazio. Poi sono tornato a Parma e ho giocato nel Rapid, per tre anni nella Fulgor Fidenza e infine ho fondato la sezione basket del Cus, di cui sono stato allenatore e giocatore.
Più tardi però ho subito un grave incidente stradale ed ho abbandonato l'attività. E ho cominciato a insegnare educazione fisica, prima alla Fra Salimbene, poi alla Pascoli, alla Don Cavalli e infine dal 1978 al liceo scientifico Marconi, dove sono rimasto fino al 2007, quando sono andato in pensione.
Torniamo alle cartoline. Quante ne hai e dove le conservi?
Ne ho oltre 40mila di ciclismo e più di 60mila degli altri sport. In tutto oltre centomila. Ma ho anche una biblioteca con duemila volumi di sport. Conservo tutto in una stanza dove entro soltanto io. Mia moglie, Marina, con la quale sono sposato dal 1976, non può metterci piede.
Hai figli?
Sì, una, Barbara, sposata, che è alta 1,80 e ha giocato anche lei, pivot come me. Con il Basket Parma ha vinto anche un titolo italiano allievi.
Ti è costata questa passione per le cartoline sportive?
Mi costa soprattutto in viaggi, perché partecipo a convegni di collezionisti anche in Francia e in Belgio. E poi ogni cartolina rara ha una sua valutazione. Comunque ho avuto ed ho delle belle soddisfazioni. Tra i miei "fiori all'occhiello" c'è la cartolina di Dorando Petri, quella di Sante Ranucci, quella di Malabrocca, la "storica" maglia nera del Giro d'Italia, per la quale sono letteralmente impazzito. L'anno scorso, quando sono andato in pensione, mi sono fatto un bel regalo: 11 giorni in Belgio, per seguire il Giro delle Fiandre, la Gand-Wewelgem, il Gran Premio Cerami e la Parigi-Roubaix. Mi sono fatto una scorpacciata di cartoline.
Voi collezionisti vi siete riuniti in un'associazione di cui sei presidente: quando e come vi incontrate?
Sì, l'abbiamo chiamata Acci, Associazione Collezionisti Ciclismo Italiani. Ma è una cosa tra amici, via Internet. Ci incontriamo ai convegni. Non abbiamo statuto, io sono stato eletto presidente intorno a una tavola imbandita, in Belgio, a Namur.
A quanti personaggi hai scritto per avere cartolina e autografo?
A tantissimi, ho perso il conto. Comunque centinaia.
Il più gentile, il più scorbutico.
Il più gentile senza dubbio il campione del mondo di ciclismo Astarloa che ha interrotto la preparazione sui rulli prima di una cronometro al Giro d'Italia per andare a prendere un pennarello con il quale mi ha fatto l'autografo. Il più ostico un altro spagnolo, Flecha. Devo dire che in questa mia attività mi aiuta molto, con informazioni e contatti, Vittorio Adorni.
La cartolina che non sei mai riuscito a ottenere...
Non c'è, ho soddisfatto tutti i miei desideri. Ho penato molto per quella di Malabrocca, ma adesso ce l'ho.
Internet ha ucciso il collezionismo di cartoline?
No, caso mai aiuta molto per la raccolta di informazioni sui campioni. E' più facile reperire notizie e anche materiale, attraverso Ebay.
Se ti capita di conoscere qualche personaggio nuovo chiedi ancora l'autografo?
Sì. La collezione parte dal 1900, non può fermarsi adesso.
Ti vergogni un po'? Dici che sei un collezionista o che lo chiedi per un nipotino?
No, non mi vergogno per niente. Dico che sono un collezionista, che è la verità, e tutti mi credono.
Che cos'è per te la parmigianità?
Un po' di snobismo, la convinzione di sentirsi la capitale del mondo. Comunque io, pur avendo vissuto in varie città, mi sento molto parmigiano e sono fiero di abitare in questa città, dove mi trovo molto bene.
Il Parma secondo te tornerà subito in serie A?
Penso proprio di sì.
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto: 1) Paolo Gandolfi /by aemme/; 2) Da sinistra: Vittorio Adorni, Emilio Casalini, Luciano Armani, Ercole Gualazzini; 3) Umberto Masetti; 4) Bruno Mora; 5) Franco Gandini; 6) Il campione olimpico parmigiano di bob a 2, Conti, con Dalla Costa; 7) Il Cus Parma di rugby del '58-'59; 8) Il Parma As del '56-'57)

giovedì 25 dicembre 2008

Le fotostorie

SCAVANO PER LA "METRO"?
Tranquilli. Gli scavi per la fermata della futura Metropolitana (sempre se si farà) in Piazza Garibaldi, non sono già cominciati. Ma questa foto dà un'idea, parziale, di quello che potrebbe avvenire. Il buon Garibaldi potrebbe trovarsi "i piedi scoperti" per la seconda volta, come accadde già nel 1927 (l'anno di questa foto). Allora gli scavi che vediamo qui sopra servirono per consentire la costruzione del "grandioso albergo diurno" di un imprenditore bolognese, il commendator Cleopatro Cobianchi, che poi ospitò anche un locale da ballo, il "Ragno d'oro". L'albergo fu inaugurato nel 1929 e rimase in attività fino al 1965. Successivamente, nel 1973, i locali dell'ex Cobianchi divennero anche la sede della "Biblioteca Guanda". Nel 1927, proprio ai piedi del monumento, dieci metri sottoterra, si scoprì anche un mosaico romano. Quando cominceranno i lavori per la "Metro" non è da escludere qualche altra sorpresa, perché gli scavi saranno, presumibilmernte più profondi.

mercoledì 24 dicembre 2008

Il terremoto -2-: due testimonianze UNO SPAVENTO ENORME: BALLAVA TUTTO

Il drammatico racconto dello scrittore Renzo Allegri e del giovane direttore d'orchestra Matteo Pagliari
Le telefonate d'auguri si mescolano, in queste ore, a quelle per sapere quali strascichi hanno lasciato le scosse del terremoto di ieri pomeriggio, martedì 23. Ecco il racconto, "dentro la paura", di due importanti amici di "Pramzanblog": il giornalista e scrittore Renzo Allegri, che abita sulle colline di Salsomaggiore e il giovane direttore d'orchestra Matteo Pagliari, che abita a San Michele Gatti, frazione di Felino, quindi abbastanza vicino a Traversetolo, l'epicentro del sisma.
RENZO ALLEGRI, scrittore: "Ero in mansarda, alla mia scrivania, quando ho sentito una scossa forte. Lo spavento è stato enorme. Anche il mio fedelissimo gattino, che sta sempre vicino a me quando lavoro, si è spaventato ed è scappato via come un fulmine. Io l'ho seguito, di corsa, con il cuore in gola. Non avevo mai provato una paura così. Ballava tutto, cadevano i libri. Ai piani alti le scosse si sentono di più. Mia moglie infatti, che in quel momento si trovava in giardino, non ha sentito quasi niente. Ripeto: una grande, grandissima paura".
MATTEO PAGLIARI, direttore d'orchestra: "Ero in mansarda, al computer. Anche mia madre, Elda, non era distante da me. La scossa è stata molto forte, la paura tanta. Siamo scappati via, in preda al panico. Quanbdo siamo rientrati in casa abbiamo visto che cosa ci aveva "regalato" il terremoto: si erano staccate le piastrelle di rivestimento di una stanza e si erano spostati notevolmente il mio pianoforte e una libreria alta tre metri. Insomma, a casa nostra non soltanto un grande spavento, ma anche qualche danno. Per fortuna che siamo rimasti illesi".

Le interviste di Pramzanblog: Roberta Pinetti

COSÌ, DALLE COSTOLE
DELLA
"VERDI", È NATO
IL CORO TEBALDI

ECCO IL NOSTRO SITO: NAVIGATE NELLA MUSICA
Una cascata di capelli corvini, un decisionismo da manager mescolato a una dolcezza da mamma, un sorriso smagliante, una sorella, un figlio di 16 anni: ecco in poche parole Roberta Pinetti, presidente da tre anni del Coro Tebaldi, l'ultimo nato (dal 2006) dei cori parmigiani che fanno lirica. Anche lei, di diritto, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
In che rione è nata e cresciuta?
A San Lazzaro. Qui ho frequentato le elementari, poi le medie al Pascoli e infine ragioneria al Bodoni. Dopo il diploma mi sono messa a lavorare come impiegata. E ora faccio lo stesso lavoro all'Università.
Chi le ha trasmesso la passione per la musica?
I miei genitori, che avevano un bar a San Lazzaro. In casa mia c'erano dischi di lirica, di Domingo, della Callas, era normale che mi appassionassi. Per i miei l'unico vero divertimento era, d'estate, andare a vedere qualche opera all'Arena di Verona.
Da bambina e ragazza cantava in un coro?
Be', credo che a tutti i bambini capiti di cantare in un coro, magari in quello della parrocchia. Ecco, è capitato anche a me. Allora ero un soprano, adesso sono un contralto. La musica mi ha sempre accompagnato nella mia vita. Da adolescente mi piaceva suonare la chitarra e l'organo elettrico. Ma mai avrei pensato che poi la musica corale sarebbe diventata il mio hobby preferito. Un giorno però...
Un giorno però...
Una mia amica faceva parte della Corale Verdi e mi disse: "Renata, hai una bella voce, perché non vieni anche tu?". Decisi di provare. Allora il direttore del coro era il maestro Faelli, coadiuvato dal maestro Fabrizio Cassi. Il primo mi fece l'audizione, che superai, il secondo curava la scuola, nella quale entrai per studiare. Dopo la normale trafila entrai nel coro. La prima opera alla quale partecipai con la Corale Verdi fu un Elisir d'amore. Un'emozione indescrivibile. Era il 2000.
Perché, nel 2006, ha lasciato la Corale Verdi?
Non sono stata l'unica. Si è staccato un bel gruppo, compreso il maestro Sebastiano Rolli che dirigeva la Corale Verdi.
Una scissione come quella di Edilio Rusconi che lasciò "Oggi", che dirigeva, per fondare il rivale "Gente". Una scissione come quella di Indro Montanelli che lasciò il "Corriere della sera" per fondare il rivale "Il giornale"... Una scissione come quella che fece nascere, dalle costole del Milan, l'Inter...
E' un esempio che ci può stare.
I motivi?
La prego, non ho alcuna intenzione di sollevare o riaprire polemiche. Posso solo dire che la nostra decisione di lasciare la Corale Verdi non è stata un capriccio, ma una decisione sofferta.
Parma ha tre cori che fanno lirica: non sono troppi?
In teoria potrebbero essere anche troppi, ma le cose sono andate così...
Ora vi considerate rivali della "Verdi"?
No. Credo ci sia posto per tutti.
Potreste collaborare insieme un giorno?
Non escludo alcuna collaborazione futura con altre corali, compresa la "Verdi".
Quanti sono gli elementi del coro Tebaldi?
Una settantina. Quasi fifty fitfty uomini e donne.
Tra le coriste del Coro Tebaldi c'è rivalità?
No. C'è un bell'ambiente. Un ambiente in cui ci troviamo tutti bene. Ed è lo spirito che speravamo si instaurasse quando è sorto questo gruppo.
Come si fa a entrare nel Coro Tebaldi?
Si fa un'audizione con il maestro Rolli e poi un po' di apprendistato, con Franco Federici e Desdemona Malvisi.
Non avete ancora una sede vostra e vi appoggiate a Parma Lirica: avrete in futuro una sede vostra?
Non abbiamo questo problema. Noi siamo tutti diventati soci di Parma Lirica e, anche se noi non siamo il coro dell'associazione, ci sentiamo a casa nostra. C'è un bel rapporto di reciproca collaborazione.
Dopo tre anni dalla costituzione non avevate ancora un sito Internet, ora ce l'avete, ed è attivo proprio da oggi: come mai tanto tempo?
Be', diciamo che siamo andati avanti per gradi. Per due anni c'eravamo e non c'eravamo. Nel senso che eravamo già attivi, che ci esibivamo già, però non c'era uno statuto, non c'erano cariche sociali, non avevamo, appunto, un sito Internet che spiegasse la nostra attività. Nel 2008, invece, è cominciata l'ufficializzazione. E infatti io sono presidente proprio dal 2008. Adesso abbiamo anche il sito. Spero che sia di piacevole navigazione per tutti gli amanti della musica. E' il nostro regalo di Natale.
E' stato difficile convincere Leo Nucci ad accettare la presidenza onoraria?
Nucci è un grande personaggio, non avrei mai immaginato che potesse essere "dei nostri". L'idea è stata di un nostro corista, che conosceva Nucci. L'abbiamo coinvolto. Ha detto sì con entusiasmo. Non ci pareva vero. Oltretutto Nucci è un grande amico di Parma.
Parma può diventare una capitale della musica?
Di questa cosa se ne sta parlando sempre più. Parma come Salisburgo... Parma come Beireuth... Chissà. In effetti quest'anno ci sono state manifestazioni eclatanti, che possono preludere a un ruolo sempre più importante di Parma in campo musicale. Dipenderà, però, dai fondi a disposizione.
Che cos'è per lei la parmigianità?
Io di questa parmigianità non sento parlare molto bene dai non parmigiani. In effetti molti considerano che noi parmigiani ce la tiriamo un po', ci diamo, come dire, un po' d'arie. Un fondo di verità credo ci sia.
Molti malati di parmigianità considerano però che non ci sia niente di male ricordare le proprie radici, i 300 anni di capitale, che hanno fatto venire a Parma fior di filosofi, mecenati, artisti... che non ci sia niente di male essere fieri di aver dato i natali a Parmigianino, a Verdi, a Pizzetti... che non ci sia niente di male essere orgogliosi dei propri prodotti famosi nel mondo, il prosciutto, il parmigiano, il salame di Felino...
In effetti è giusto essere orgogliosi delle proprie radici. Ma questa è una "parmigianità, diciamo così, culturale", ed ora la cultura è considerata , secondo me, purtroppo, un bene accessorio. Ora si è portati a giudicare con più superficialità, badando a quello che si vede, senza badare alle radici di una città".
Achille Mezzadri
(Le foto, dall'alto /by Massimiliano Ortalli/ - CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) Roberta Pinetti; 2) Il Coro Renata Tebaldi; 3) Roberta Pinetti; 4) il maestro Sebastiano Rolli; 5) La pianista Serena Fava e il soprano Maria Giovanna Pattera; 6) Roberta Pinetti)