O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìrt al nì / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vris andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär. / Int’il gróndi cuànd a pióva / l’àcua t‘ f a la sérenäda / e in-t-il tòrri traforädi / dvénta muzica anca al vént. /O lezgnolén ch’a t’ gh’é la góla dòra / indo ät imparé a cantär csi bén? / Al to gorghègg da ‘dentor tutti al fóra / e il coppiètti alóra is fan l’océn. / J’ò imparé a stär su ‘na pianta / cla se spécia in-t-un laghètt / indo gh’é un izolètta / con di ciggn bianch e morètt. / Tutt il siri là sentiva / i béj cant ädla coräla / e ’l me cór picén al capiva / che csì sól a s’ pól cantär.


lunedì 8 luglio 2019

Amarcord: Vittorio Adorni ricorda un periodo divertente della sua infanzia

ADORNI: DA BAMBINO SONO STATO
IL GARZONE DI BOTTEGA DI CILIÉN
In un momento di "nostalgia canaglia", il popolare iridato del '68 a Imola, 81 anni portati da campione del mondo, rievoca il tempo quando, tra gli 11 e i 13 anni, lavorò come garzone nel negozietto di Icilio Pelizza, per tutti Cilién, che non fu soltanto un ottimo attore dialettale, ma anche un valente orologiaio - "Tra il 1948 e il 1950", dice Adorni "non pensavo ancora al ciclismo.  Passavo le giornate a montare e smontare sveglie e orologi e a pulirli" - "Era preciso ed esigente, ma almeno portavo a casa la paghetta, che tenevo per me"
di ACHILLE MEZZADRI
Cilién, al centro, in una scena del film  "Torniamo in campagna", girato a Parma nel 1934
Ah, nostalgia canaglia. È quella che ti prende all'improvviso e che ti fa leggere un articolo di quasi 11 anni fa su Pramzanblog su Icilio Pelizza, per tutti Cilién, figura indimenticabile della parmigianità 'd 'na volta, attore dialettale di un metro o poco più di altezza (si fa per dire) ma anche valente orologiaio, con negozietto in via Farini al 9. Così a Vittorio Adorni, dopo aver riletto quell'"antico" articoletto,  viene il magone e gli torna all'improvviso davanti agli occhi la sua infanzia. Allora mi chiama sul cellulare. "Ciao Achille, sono Adorni...". "Adorni chi?", ne conosco più d'uno di Adorni. (Mai avrei immaginato che il grande campione, che fu il mio primo assicuratore, con il quale condivisi l'emozione del record dell'ora di Francesco Moser a Città del Messico e che partecipò come corista all'ormai storica registrazione di Bón Nadäl ala pramzàna alla Corale Verdi, avrebbe avuto bisogno, dopo tanti anni, di chiamarmi). "Scusami, Adorni chi?". "Adorni, l'ex ciclista....". Modesto e sempre più grande Vittorio. Mica mi ha detto "Adorni, il campione del mondo". No, senza esibirmi o ricordarmi medaglie, si è limitato a ricordarmi la sua ex professione. "Ti ho chiamato perché ho letto un tuo articolo su Cilién (ndr: del 18 agosto 2008) e mi sono ricordato che Cilién fu il mio "padrone", quando tra gli 11 e i 13 anni, quindi tra il 1948 e il 1950, lavorai come garzone di bottega nel suo negozietto di via Farini". "Ma va... racconta". "Sì, dopo le elementari mia mamma mi disse. Si n'an t'é miga vója 'd studiär at vè a lavorär...". E così fu. Mi trovò quel lavoro lì, garzone di bottega da Cilién". "Che tipo era come padrone?". "Preciso ed esigente, però mi dava la paghetta, che mi faceva comodo... Era un tipo simpatico e molto particolare. Davanti al negozio aveva messo delle scritte. Una era "Chi ha fretta non entri". E un'altra:"Qui si riparano solo orologi guasti". Io passavo le giornate seduto su una sedia a pulire orologi e sveglie. Non ero il solo ad aiutare Cilién, c'era anche un altro che era più vecchio di me. Ricordo una volta che dissi a Cilién: "Ecco, sjòr Icilio, la zvelja l'é pulìda, adésa la va". E lui: "Va bén, mo próva a färla sonär...". E infatti non suonava... Comunque mi trovavo bene con Cilién. A volte andavo anche a casa sua, in via Conservatorio 14, a portare qualche pezzo d'orologio. Ricordo che aveva una moglie bellissima. E non era della sua statura.... Poi piano piano ho cominciato a stufarmi di quel lavoro: troppo ripetitivo. A 13 anni cambiai e feci altri lavori. Per esempio il commesso da Gherardi, negozio di ferramenta. La bicicletta arrivò dopo. Una passione che crebbe sempre più. Ricordo che chiesi una bicicletta ai miei e ne ebbi in regalo una, ma era una bicicletta sportiva, non da corsa. E dopo un mese me l'hanno anche rubata... Ne ebbi un'altra, sempre sportiva. Ma ormai la passione era scoppiata e un giorno con amici, scalai anche la Cisa. Al ritorno eravamo morti...". (a.m.)

giovedì 4 aprile 2019

Zona franca: Vittorio Tessera presenta la "Draisina"

L'ANTENATA DELLE BICICLETTE
(CI FECE UN GIRO GARIBALDI)
È... NEL MUSEO DEGLI SCOOTER
Siamo stati a Rodano, vicino a Milano, dove nel celebre museo di Tessera, con 175 rari modelli di scooter, si può ammirare anche la Draisina, il "fiore all'occhiello" della minicollezione di velocipedi ottocenteschi - Fu inventata nel 1818 dal barone tedesco Karl von Drais - Non si può escludere che questo esemplare, adesso uno dei pochissimi al mondo, possa essere stato visto, e anche provato, da Giuseppe Garibaldi - Il video dell'intervista a Tessera è su Pramzanblog Tv


di ACHILLE MEZZADRI
A prima vista sembra una bicicletta, ma non la è. Non ha i pedali e nemmeno i freni, ma nel 1818, quando il barone tedesco Karl von Drais la inventò, fece furore tra i nobili del tempo che potevano permettersela. Salivano in sella, mettevano le mani sul manubrio e sullo sterzo e, via... Spingendo il mezzo con una camminata veloce raggiungevano in certi tratti anche la velocità "supersonica" di 10 chilometri all'ora. Invidiatissimi. Della Draisina, così fu chiamata in onore del suo inventore, sono rimasti al mondo pochissimi esemplari, e uno di questi, forse il più bello e in perfetto stato di conservazione, è ospitato a Rodano, vicino a Milano, nella piccola sezione dei velocipedi che si trova all'interno del celebre Museo dello scooter e della Lambretta, fondato da uno dei principi del collezionismo, Vittorio Tessera. Tessera, 58 anni, ne aveva 19 quando aprì un'officina specializzata nel restauro di scooter d'epoca e da allora ha dato vita a un piccolo "impero": "Casa Lambretta", che fornisce pezzi di ricambio a collezionisti di mezzo mondo, il "Museo degli scooter e della Lambretta", con ben 175 esemplari rarissimi, uno più straordinario dell'altro, e il "Petit musée du Velo", con una ventina di modelli ottocenteschi, tra i quali spicca appunto la Draisina. Questa "nonna" delle biciclette moderne che si può vedere a Rodano, non è soltanto preziosa per la sua età e per il suo straordinario stato di conservazione, ma anche perché Tessera è riuscito a comprarla da un erede della famiglia di Luigi Perelli Paradisi, che ne fu, come risulta dai documenti, il primo proprietario. Perelli non è un benestante basta  che sia: nel suo tempo fu molto conosciuto e fu addirittura tra i finanziatori di Giuseppe Garibaldi, di cui era amico, per la sua Impresa dei Mille. L'Eroe dei due Mondi andò più volte a trovare Perelli nella sua casa di campagna e, come ci ha detto Tessera nell'intervista che si può  vedere su Pramzanblog Tv, "è molto probabile  che Garibaldi abbia fatto un giro su questa bicicletta".

martedì 19 febbraio 2019

Zona Franca: come un ligure-milanese va alla conquista della Spagna

DA MILANO A VALENCIA PER ENTRARE
NEL CLUB DEI RE DEI COCKTAIL
Dario Amoretti, 40 anni, ligure milanesizzato, ha avuto grande successo nella metropoli lombarda con "Bibendum" poi, amante delle sfide, ha lasciato baracca e burattini per aprire un nuovo locale a Valencia,  che ha battezzato "Interno Mediterrraneo" - Si trova in uno dei quartieri più trendy della città e ha già conquistato soprattutto i giovani - Vi si gustano splendide pizze gourmet e clamorosi cocktail, nonché piatti tipici spagnoli - Un'ottima proposta anche per i parmigiani, e tutti gli italiani, che vogliono programmare un viaggio in una delle più belle città spagnole
di ACHILLE MEZZADRI
Uno si sveglia la mattina e pensa: “Basta, voglio cambiare aria, faccio baracca e burattini e me ne vo all’estero. Se mi è andata bene qui, anzi benissimo, mi andrà ancor meglio là. Mi piacciono le sfide”.  A sommi capi è quello che ha pensato, l’anno scorso, Dario Amoretti, 40 anni,  ligure di Imperia, che a Milano ha avuto grande successo, assieme al socio Enzo, con “Bibendum”, l’ormai celebre locale di via Castel Morrone. Ma ci vuole coraggio per tuffarsi in una nuova avventura, lasciare il certo per l’incerto. “Sì, ci vuole coraggio”, dice Dario con un sorriso intinto nel sole del mediterraneo “ma io ce l’ho. E, inutile nascondersi, ho fiducia nel mio spirito imprenditoriale. Ho lasciato Milano, l’Italia, dove è sempre più complicato fare l’imprenditore: affitti altissimi, tasse sempre più alte, lacci e laccetti. Insomma, non è facile. Allora ho pensato alla Spagna, dove tira un’altra aria. Prima ho voluto conoscerla bene la Spagna, sono venuto qui parecchie volte, Alicante, Cadiz, Siviglia, Valencia e ho capito che....

giovedì 14 febbraio 2019

San Valentino: il giorno (non l'unico) degli innamorati

C'è un modo per trasformare San Valentino da festa consumistica dell'amore a momento essenziale d'amore. Può bastare un sorriso complice, uno sguardo, una mano nella mano. O un biglietto, una dedica. Le parole valgono molto più di una mimosa, di un'orchidea, di un Bacio Perugina, di un braccialetto con brillanti per lei, di un orologio per lui... Buon San Valentino a tutti e a tutte

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domenica 10 febbraio 2019

La scomparsa di Umberto Cocconcelli

QUELLE NOTTI ALL’HASH CLUB… 
Dalle Filippine, alcuni giorni fa, è arrivata la tristissima notizia della scomparsa di “Lallo” Cocconcelli, mai dimenticato animatore delle notti parmigiane con l’Hash Club e fondatore con Marcello Pallini di Radio Emilia 1, fucina di creatività e trampolino di lancio di tanti giornalisti

di ACHILLE MEZZADRI

Arrivo buon ultimo, e con alcuni giorni di ritardo, a ricordare Lallo, il grande Umberto Cocconcelli, che parecchi anni fa, lasciata Parma, aveva cominciato una seconda vita a Cebu, nelle Filippine. Se ne è andato improvvisamente il 4 febbraio, troppo presto, a 71 anni, lasciando il vuoto in tanti amici che ancora, da Parma, non avevano spezzato il filo che li aveva legati e che spesso chiacchieravano con lui grazie al web. La triste notizia, lanciata dalla moglie filippina, si è diffusa a Parma  tra lo scoramento generale, perché Lallo era Lallo e nella sua città aveva lasciato il segno. Il web, oltre a tante sciocchezze, offre anche tante ottime possibilità, come quella di ritrovare amici lontani e di cancellare lontananze. Io scherzavo con Victor Poletti e con Lallo,  il primo a Modena, il secondo nelle Filippine, io a Milano… Nel 2011, grazie a Pramzanblog, lo inserii ...