Siamo stati dei precursori. A un certo punto avevamo conosciuto tre persone simpatiche, Achille Schiaretti (purtroppo scomparso recentemente), Luigi Montagna e Pierluigi Bonini. Ci dicono: perché non fondiamo un club dove i ragazzi vengono ad ascoltare musica e a ballare? Voi sareste il primo complesso che viene a suonare da noi. Detto e fatto. Abbiamo dato una mano anche noi a creare il King Club di via Rossini. Abbiamo fatto, a tempo perso, i muratori e gli imbianchini. Che ricordi... Che tempi... Ho ancora una videocassetta di una gran festa ispirata al film "Blow up" di Antonioni. Poi mano a mano sono arrivati anche altri complessi, per esempio i Gentlemen e Angelo e i Baronetti, ma noi siamo stati primi a suonare al King". Ci chiamavano anhe da altre parti, a Felino, a Traversetolo, alla "Conchiglia verde" di Sirolo, sotto il Monte Conero. Siamo stati anche il primo gruppo che si è esibito in un altro storico locale, il "Whisky a gogò" di Guiscardo Ruggerini, in pieno centro. E proprio lì si crearono le basi per la fine del nostro primo gruppo, quello con Ravasini e Benassi.
Tra i clienti del "Whisky a gogò" c'era anche la titolare dell'Amaro Ramazzotti e una sera, mentre suonavamo, venne a chiederci di non suonare solo rock ma di alternare anche qualche valzer, per poter ballare con suo marito. Angelo Ravasini le disse, seccamente, "no". Allora lei andò a lamentarsi da Ruggerini, il quale le disse: "Signora non si preoccupi. Vada da quei ragazzi lì e si faccia fare un valzer. Dica che gliel'ho detto io". Lei venne e riferì. Ma Angelo la mandò a quel Paese con termini volgari, che è meglio non ricordare. La signora lasciò il locale scandalizzata. Il nostro rapporto con Angelo si incrinò. Proprio in quel periodo lasciammo perdere una grande occasione. Il padrone del "Derby Club", il celebre cabaret di Milano, voleva sritturarci come gruppo di supporto per i cabarettisti che si esibivano lì. Ma noi non eravamo muscisti di professione, avevamo paura di lasciare i nostri lavori che ci permettevano di vivere. Così rinunciammo. Poi, attraverso il nostro impresario, sostenemmo un'audizione a Roma, alla Rca. Ci dissero che non eravamo adatti perché facevamo rock e loro prediligevano il genere melodico. Poi non piaceva la voce roca del nostro cantante, Angelo Ravasini...
Poco dopo Angelo, che aveva delle conoscenze all'Ariston, a Milano, è andato in quella casa discografica e sono nati i Corvi: lui, "Tritolo" (Claudio Benassi), che così lasciavano The Snakes, il mitico Gimmi Ferrari, un vero grande artista e "Figaro", Fabrizio Levati, detto anche "Billo". A quel punto noi dovevamo sostituire batteria e chitarra ritmica: entrarono Gino Tanzi e Vittorio Manghi. Poi ci sono state molte vicissitudini. Diventavamo adulti, avevamo le famiglie. The Snakes cambiarono formazioni, entrarono i fiati. Fino a che siamo arrivati al gruppo che c'è tuttora, formato dai fratelli Corvino (Claudio e Pino), Carlo Ferrari e il sottoscritto.(Nelle foto, dall'alto: 1) Giorgio Capelli; 2) La formazione dei The Snakes del 1962; 3) Le pubblicità dei locali di allora annuncianti le serate con The Snakes; 4) The Snakes "sempreverdi"; 5) Il cd "Na strabucäda d'ironìa pramzàna")













































