/// O rondanén'na bjanca njgra e znéla / ch'a t'gir al mónd par costruìr al ni / par ti che téra éla la pu béla? / parchè la vriss andär a vèddor mi. / Mo l'è Pärma ch'l'è speciäla / pjén'na äd vióli profumädi / e l'è tanta muzicäla / da fär tutti un po' cantär...

Un po' in anticipo....


sabato 1 dicembre 2018

Una nuova rubrica di Pramzanblog: "Pensiero libero"

A PROPOSITO DELL'ULTIMO SALUTO

Secondo le statistiche ogni giorno, nel mondo, muoiono di fame ventiquattromila persone ed altre tremilacinquecento in incidenti stradali. Aggiungiamoci tutte quelle che se ne vanno per guerre, omicidi, esecuzioni capitali e malattie e si può capire che quotidianamente il genere umano è in lutto perenne. Ma come reagisce? I modi, così come le tipologie di morti, sono i più disparati. Ci sono il pianto gridato e quello sommesso, la lacerazione esteriore e quella interiore, la partecipazione sincera dei veri amici e quella dei figuranti che devono “assolutamente esserci”, per far parte del coro nello show del dolore. Faccio queste riflessioni perché troppo spesso assisto al trionfo dell’ipocrisia, con la corsa a dimostrare sui social, oppure con i necrologi sui giornali, che l’estinto (o l’estinta) era un amico carissimo, una persona meravigliosa, un esempio di rettitudine morale. E magari invece...

lunedì 26 novembre 2018

Il ricordo di Bernardo Bertolucci, scomparso oggi a 77 anni dopo una lunga malattia

QUANDO RISPOSE ALL'INTERVISTA A PIEDI SCALZI
Nel 1981, quando ero inviato di "Gente" lo incontrai a Parma, all'hotel Maria Luigia, dopo la prima del suo film "La tragedia di un uomo ridicolo" - Dopo avermi salutato nella sua camera - mansarda, per prima cosa si tolse le scarpe - Fu un'intervista - confessione nella quale polemizzò anche con Zeffirelli che l'aveva definito "uno sciocco velleitario socialista" - La ripropongo qui sotto, oltre ad altri contributi di Pramzanblog
di ACHILLE MEZZADRI
Era da anni che Bernardo Bertolucci, parmigiano, figlio del grande poeta Attilio, regista dei film da nove Oscar L'ultimo Imperatore e di altri capolavori entrati nella storia del cinema come Ultimo tango a Parigi e Novecento, era messo male. Molto male. Ma a lungo, pur costretto su una sedia a rotelle, aveva conservato l'energia mentale che gli aveva consentito di dirigere il suo ultimo film, Io e te, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti. Oggi purtroppo, dopo il padre Attilio nel 2000 e il fratello Giuseppe, pure regista, nel 2012, se ne è andato anche lui, a Roma, dopo lunga malattia, lasciando un vuoto che sarà molto difficile colmare. Perché, film dei nove Oscar a parte, è stato davvero un grande. Uno dei principi della trasgressione cinematografica, ma non solo. Non sto qui a ripercorrere la sua vita e la sua carriera d'artista perché oggi basta leggere i giornali e seguire radio e Tv, nonché Internet, per sapere tutto di tutto. Mi limito dunque a ricordare l'intervista che gli feci nel 1981 quando, come inviato di Gente, lo incontrai a Parma all'hotel Maria Luigia, dopo la prima del suo film La tragedia di un uomo ridicolo, con Ugo Tognazzi, Ainouk Aimée e Laura Morante. Ricordo che prima dell'intervista, dopo avermi salutato nella sua camera - mansarda, dalla quale si vedevano i tetti di Parma, per prima cosa si tolse le scarpe e rispose alle mie domande a piedi scalzi. Fu una bella intervista - confessione nella quale lo "sfrugugliai" su molti temi: sul cinema, sui politici, sul suo amore per Parma la città dove era nato, sul suo fastidio per Roma la città dove viveva, sul modo con cui difendeva la sua vita privata (ammettendo solo di aver sposato in Campidoglio Clare People) ed ebbe anche l'occasione di polemizzare con Zeffirelli che l'aveva definito "uno sciocco velleitario socialista". E al grande regista toscano rispose per le rime, con questa frase: "Lui è solo un buon artigiano. Mi fa ridere, il Zeffirelli". Molti, a parte i lettori di Gente di allora, non hanno letto quell'intervista, che è "custodita come una reliquia" nel mio sito Achille Mezzadri faccia da cronista e che è riproposta qui sotto con un link. Non è di facile lettura, perché le pagine sono leggermente tagliate e perché un pochino "sfuggono" ai clic, ma c'è un piccolo trucco: toglietele dalla pagina e mettetele sulla scrivania del computer, così potete, se volete, leggerle con tutta calma. Aggiungo anche altri contributi di Pramzanblog: quando New York lo festeggiò nel 2010 e Ninni e Giovanni e Christian Lunardi fotografarono l'evento, quando gli facemmo gli auguri per i suoi 70 anni e anche una puntata di Una foto una storia di Giovanni Ferraguti, che lo fotografò in veste di "pirata"... (a.m.)
LA FOTO DI GIOVANNI FERRAGUTI
... E QUELLA DI EDOARDO FORNACIARI

mercoledì 21 novembre 2018

Il ritorno di Ranieri al Teatro Regio il 27 novembre

SOGNO E SON DESTO 400 VOLTE:
INCREDIBILE MASSIMO RANIERI
Il cantante sta portando in tour il suo spettacolo e fra pochi giorni farà tappa anche a Parma, dove ha già trionfato in passato più volte - L’ultima fu nel 2016 - Il racconto del suo spettacolo di ieri sera al Teatro degli Arcimboldi a Milano

di ACHILLE MEZZADRI
Giovanni Calone, in arte Massimo Ranieri, il prossimo maggio, compirà 68 anni. Ma mi domando, dopo averlo visto ieri sera al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel suo spettacolo Sogno e son desto 400 volte, come fa. Insomma, come fa a essere sempre più bravo, così energico, così travolgente. Canta, balla, recita, racconta barzellette, fa le flessioni come Albano Carrisi, imita perfino il grande Totò. E il pubblico va in visibilio. Divertente, ieri sera quando a un certo punto ha detto “ai miei tempi”, poi, guardando la platea, si è  corretto: “ai nostri tempi”. È vero, non sono tanti i giovani, i ragazzi, che riempiono i teatri di questi tempi per Ranieri, bensì un popolo di ragazzi di una volta, che canta assieme a lui, grida, si spella le mani e addirittura (soprattutto le ragazze di una volta) si lascia scappare qualche lagrimuc-cia. Ecco, questo grande artista - che è anche un ottimo attore teatrale e sta per cominciare le prove per andare in scena con Il gabbiano di  Čechov - regala a tutti un’enormità di motivi per andare a vedere il suo spettacolo, anche se l’hanno già visto a teatro o in Tv.
I parmigiani, per esempio. Martedì 27 novembre Massimo sarà al Teatro Regio, dove ha già raccolto ovazioni più volte, per esempio già nel 2008, nel 2009 e l’ultima volta l’8 novembre 2016. Tutti spettacoli sold out. Sono sicuro che ....

giovedì 15 novembre 2018

Zona franca: il nuovo libro di Roberto Angelino

DIETRO ALLE COPERTINE DEI DISCHI
STORIE DI MUSICA E DI PERSONAGGI
Pramzanblog riapre eccezionalmente i battenti per un giorno per parlare di un libro singolare e prezioso, "Cover Story" con il quale il giornalista e scrittore Roberto Angelino, già autore di libri come "Milano 50", Milano, mettiamoci una pietra sopra" e "Milano al verde", non soltanto svela i retroscena della nascita delle copertine dei dischi più famosi, ma nello stesso tempo racconta le storie spesso inedite dei Vip della canzone
La copertina del libro di Roberto Angelino, nella foto in alto accanto ad alcune famose "cover"
di ACHILLE MEZZADRI
Scrivere del libro di un amico è sempre  un’arrampicata di sesto grado. Se infatti la “recensione” è troppo favorevole, può apparire come una sviolinata a prescindere, e se al contrario è negativa dà l’impressione che si voglia dimostrare a tutti i costi di non fare sconti a nessuno. Ma può capitare, come nel caso di Cover story -, con sottotitolo Le più belle copertine dei dischi italiani - del mio amico giornalista e scrittore Roberto Angelino, che il libro edito da Vololibero e con supervisione e prefazione di Luciano Tallarini, mitico art director che ha firmato le copertine più belle dei più grandi artisti, da Mina a Renato Zero, da Mia Martini a Vasco Rossi, è davvero straordinario e che non si possa scriverne che bene. È dunque quello che farò. Ci si può domandare innanzitutto il perché... 

venerdì 2 novembre 2018

La "restaurazione", parziale e saltuaria, di Pramzanblog

TORNANO LE POESIE DIALETTALI
E C'È N'È ANCHE UNA NUOVA...

Il nostro giornälbloggh pramzàn torna a dare, parzialmente, segni di vita, restaurando tanti vecchi servizi e rubriche che non erano più leggibili - Non si tratta di un ritorno alle pubblicazioni regolari, ma un modo per non disperdere un patrimonio di parmigianità - Sono già resuscitate rubriche storiche come "Parma da riscoprire" di Elvis Piovani, i libri e i reportage di Tamara Baroni, i racconti di Gian Paolo Cremonesini, la rubrica "Spazio alla cultura" con gli articoli di Pier Paolo Mendogni e la piccola antologia "Poezìi pramzàni" - In questa raccolta c'è però una "primizia": la poesia "Don Orsi" di Achille Mezzadri, che vi presentiamo
La poesia è stata scritta qualche anno fa, quando la chiesa di San Vitale era stata temporaneamente destinata a auditorium per concerti.