...e allora può succedere, dopo 37 anni d'esilio, che un parmigiano s'incazzi a non trovare più la Parma che non c'è più. Che fare? Ricordare in tutti i modi quella che c'era...

sabato 22 novembre 2008

Giorgio Capelli: Vi racconto la favola degli Snakes, 46 anni di rock in salsa pramzàna

Quarantasei anni fa. Quanti parmigiani d'oggi non erano anora nati quando, nel 1962, si formò il gruppo storico dei "The Snakes", dalle cui costole si formò, due anni dopo, un gruppo destinato ad ancor più ampia celebrità, "I Corvi". Nel '62 io andavo anora a scuola e non avevo ancora cominciato a collaborare alla "Gazzetta" (accadde nell'ottobre del '63). Eppure i The Snakes c'erano già. Anzi, erano nati già due anni prima, nel 1960, con un altro nome, "The Hurricanes", che i gestori delle balere traducevano in "Gi Uragani", altrimenti 'nsón capissa njént.
"Negli Hurricanes", mi dice Giorgio Capelli, che è stato uno dei fondatori di questo gruppo e che tuttora è sulla breccia, "eravamo in cinque: Paolo Costa, io, Enrico Celebrano, Cesare Spaggiari e Gino Manzini". Debuttammo al Rapid l'ultimo dell'anno del 1960. Due anni dopo Spaggiari e Manzini se ne andarono, così sciogliemmo il gruppo e formammo The Snakes, i Serpenti, inserendo due futuri "Corvi", Angelo Ravasini , chitarra ritmica e voce e Claudio Benassi alla batteria. Erano tempi magici e dolcissimi. Pensa che attraverso Riccardo Schmidt, che era titolare di un negozio di dischi, la Discoteca 33, eravamo riusciti d acquistare, a un prezzo ragionevole, tutta la strumentazione Fender. Ragionevole si fa per dire. Pensa che era il 1962 e costò 716mila lire. Io allora insegnavo già tecnica e guadagnavo 60mila lire al mese... Noi siamo stati primi a portare a Parma la musica moderna. Perché Schmidt riusciva a fasi inviare dagli Stati Uniti le primizie. Così suonavamo pezzi che in Italia erano ancora sconosciuti.
Siamo stati dei precursori. A un certo punto avevamo conosciuto tre persone simpatiche, Achille Schiaretti (purtroppo scomparso recentemente), Luigi Montagna e Pierluigi Bonini. Ci dicono: perché non fondiamo un club dove i ragazzi vengono ad ascoltare musica e a ballare? Voi sareste il primo complesso che viene a suonare da noi. Detto e fatto. Abbiamo dato una mano anche noi a creare il King Club di via Rossini. Abbiamo fatto, a tempo perso, i muratori e gli imbianchini. Che ricordi... Che tempi... Ho ancora una videocassetta di una gran festa ispirata al film "Blow up" di Antonioni. Poi mano a mano sono arrivati anche altri complessi, per esempio i Gentlemen e Angelo e i Baronetti, ma noi siamo stati primi a suonare al King". Ci chiamavano anhe da altre parti, a Felino, a Traversetolo, alla "Conchiglia verde" di Sirolo, sotto il Monte Conero. Siamo stati anche il primo gruppo che si è esibito in un altro storico locale, il "Whisky a gogò" di Guiscardo Ruggerini, in pieno centro. E proprio lì si crearono le basi per la fine del nostro primo gruppo, quello con Ravasini e Benassi.
Tra i clienti del "Whisky a gogò" c'era anche la titolare dell'Amaro Ramazzotti e una sera, mentre suonavamo, venne a chiederci di non suonare solo rock ma di alternare anche qualche valzer, per poter ballare con suo marito. Angelo Ravasini le disse, seccamente, "no". Allora lei andò a lamentarsi da Ruggerini, il quale le disse: "Signora non si preoccupi. Vada da quei ragazzi lì e si faccia fare un valzer. Dica che gliel'ho detto io". Lei venne e riferì. Ma Angelo la mandò a quel Paese con termini volgari, che è meglio non ricordare. La signora lasciò il locale scandalizzata. Il nostro rapporto con Angelo si incrinò. Proprio in quel periodo lasciammo perdere una grande occasione. Il padrone del "Derby Club", il celebre cabaret di Milano, voleva sritturarci come gruppo di supporto per i cabarettisti che si esibivano lì. Ma noi non eravamo muscisti di professione, avevamo paura di lasciare i nostri lavori che ci permettevano di vivere. Così rinunciammo. Poi, attraverso il nostro impresario, sostenemmo un'audizione a Roma, alla Rca. Ci dissero che non eravamo adatti perché facevamo rock e loro prediligevano il genere melodico. Poi non piaceva la voce roca del nostro cantante, Angelo Ravasini...
Poco dopo Angelo, che aveva delle conoscenze all'Ariston, a Milano, è andato in quella casa discografica e sono nati i Corvi: lui, "Tritolo" (Claudio Benassi), che così lasciavano The Snakes, il mitico Gimmi Ferrari, un vero grande artista e "Figaro", Fabrizio Levati, detto anche "Billo". A quel punto noi dovevamo sostituire batteria e chitarra ritmica: entrarono Gino Tanzi e Vittorio Manghi. Poi ci sono state molte vicissitudini. Diventavamo adulti, avevamo le famiglie. The Snakes cambiarono formazioni, entrarono i fiati. Fino a che siamo arrivati al gruppo che c'è tuttora, formato dai fratelli Corvino (Claudio e Pino), Carlo Ferrari e il sottoscritto.
Ora non abbiamo più gli impegni di una volta, però suoniamo ancora. Con una novità: che oltre al rock suoniamo canzoni "pramzàne". È nato tutto da un'idea di qualche anno fa, quando abbiamo inciso un cd che si intitolava "Na stabruchäda d'ironìa pramzàna". Da allora, quando ce lo chiedono, in qualche locale della provincia e in feste private (dove siamo piuttosto richisti dagli nostalgici degli anni Sessanta) proponiamo anche divertenti pezzi in vernacolo. Ma io ho un sogno nel cassetto: un musical pramzàn".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Giorgio Capelli; 2) La formazione dei The Snakes del 1962; 3) Le pubblicità dei locali di allora annuncianti le serate con The Snakes; 4) The Snakes "sempreverdi"; 5) Il cd "Na strabucäda d'ironìa pramzàna")

venerdì 21 novembre 2008

ECCOLO! È IL NOSTRO BATISTÉN PICÉN



Fiocco azzurro in casa Pramzanblog. Oggi è nato ufficialmente "Batistén Picén" (©). La sua immagine, che accompagnerà d'ora in avanti le future "ponturén'ni" dell'immaginario nipotino di Batistén Panäda, è stata creata per noi dalla pittrice Sylvia Massera, parigina di nascita ma parmigiana fin dall'infanzia. Sylvia, che ha al suo attivo numerose personali a Parma, Ferrara, Vercelli, Lignano Sabbiadoro e che ha preso parte a diverse "collettive", ha interpretato la modernità del nostro Batistén ritraendolo sì in bicicletta (con la "Gazzetta" nella borsa) e davanti ai simboli di Parma, il Duomo e il Battistero, ma tra un esercito di automobili. Brava Sylvia!
(Ritratto di Batistén © di Sylvia Massera)

Mario Gherardi, uno dei soci del Club dei 27 NEL LAGER CON GUARESCHI C'ERO ANCH'IO

Tra il pubblico del Convegno internazionale su Guareschi c'era, oggi, un anziano signore con le lacrime agli occhi, Mario Gherardi, 86 anni compiuti a luglio, detto anche "Simon Boccanegra" perché è uno dei soci dell'esclusivo "Club dei 27". Gherardi si è commosso quando ha sentito, da un relatore, il racconto del periodo di prigionia in Polonia e Germania di Guareschi, quando il grande scrittore fu internato nei campi di concentramento di Czestochowa e Benjaminovo (Polonia) e di Wietzendorf e Sandbostel (Germania). "C'ero anch'io a Wietzendorf", ricorda "Boccanegra", sono stato uno dei tanti italiani compagni di Guareschi in quel campo di concentramento. Saremo stati anche una quarantina di parmigiani. Oggi, al convegno, hanno ricordato perfettamente quel periodo. Sì, Guareschi fu un amico straordinario per tutti noi. Riusciva a darci coraggio, a darci la speranza.
Nelle baracche c'era un freddo boia e la fame per tutti noi era una fame nera. Ma Guareschi aveva sempre un sorriso per noi e quando ci consentivano di riunirci, ci trovavamo nella "Kulturbarack", la baracca della cultura. Che poi era una baracca come le altre, però lì si poteva leggere, cantare. Fu lì che nacque la celebre "Favola di Natale", un'opera bellissima, che fu poi accompagnata dalle musiche di Arturo Coppola, un altro compagno di prigionia. Guareschi ci raccontava questa favola straordinaria, la storia di un bambino di nome Albertino (che poi era proprio il nome di suo figlio), della sua nonnina, del cagnolino Flick, di una lucciola e del loro viaggio verso un campo di concentramento in cui si trova il padre di Albertino... Una favola incredibilmente bella e noi stavamo ad ascoltarlo con le lacrime agli occhi. Intanto riuscivamo a dimenticare le pene della nostra prigionia. Sono stati mesi durissimi e nello stesso tempo dolci, proprio grazie alla presenza di Guareschi. Prima che arrivasse a Wietzendorf io non sapevo proprio chi fosse. Lì, in quel campo nazista, scoprii che era un grande uomo".
Sono passati tantissimi anni da quel tempo, ma il ricordo è indelebile nella mente di Gherardi, occupata anche da una grande passione, la lirica. "Sì, sono il più anziano dei soci del Club dei 27", dice "la la lirica è una malattia. Ti entra nelle vene e non ti lascia più. Io sono fiero di essere Simon Boccanegra perché è un'opera bellissima, una delle più complete di Verdi. La lirica ce l'ho nel cuore fin da quando ero bambino. Ero molto piccolo quando rimasi estasiato da un "Rigoletto" con la Pagliughi e Filippeschi. Che tempi..."
(Nelle foto, dall'alto -CLICCARE PER INGRANDIRE-: 1) Mario Gherardi /by emmezeta/; 2) Una delle foto segnaletiche di Giovannino Guareschi; 3) Una pagina del "Diario clandestino" di Guareschi)

FERRAGUTI SUPERSTAR NELLE "PIRAMIDI" MUP












Per la serie "cultura a Parma: avanti così", mentre è appena cominciato il convegno internazionale su Guareschi, in piazza Cesare Battisti MUP (Monte Università Parma) ha inaugurato il suo gazebo annuale nel quale presenta, in vista delle festività di fine anno, tutta la sua produzione recente. Quest'anno la struttura ha una marcia in più perché è formata da tre splendide piramidi collegate l'una all'altra, nelle quali c'è spazio da vendere. La "chicca" di questa edizione, il libro su cui MUP punta particolarmente, è "Parma, scatti di cronaca", del mio caro amico ed ex collega alla "Gazza" Giovanni Ferraguti.










Dello splendido libro, che per altro ho particolarmente nel cuore perché ci sono molte foto che Giovanni scattò mentre eravamo "sul servizio" insieme (vedi gli incontri con Charlie Chaplin e Charles Aznavour) ho già scritto, quando Ferraguti l'ha presentato ufficialmente a Parma. Oggi mi piace far notare il fermento culturale che sta animando la città. Appena le "piramidi" MUP sono state aperte al pubblico è cominciato l'amichevole "assalto" del pubblico.
A fare gli onori di casa, naturalmente, è stato il direttore editoriale della casa editrice, lo scrittore e poeta Guido Conti, che ha dovuto sdoppiarsi, perché è contemporaneamente impegnato anche nel convegno guareschiano. Avanti così.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Giovanni Ferraguti davanti al manifesto che pubblicizza il suo libro; 2) Ferraguti tra il direttore editoriale di MUP, lo scrittore e poeta Guido Conti e il redattore capo della "Gazzetta di Parma" Luigi Alfieri; 3) Il pubblico)

Anche dalla Russia con amore per Guareschi

Guareschi vivo. Nell'anno del centenario della nascita e del quarantennale della scomparsa, continuano a susseguirsi le iniziative per ricordare Giovannino, che non fu soltanto, come spesso si dice "il papà di Peppone e don Camillo", ma un grande giornalista, un grande scrittore, un grande vignettista a tutto tondo.






Questa mattina, per esempio, nell'Aula Magna dell'Università, si è aperto il Convegno internazionale "Cent'anni di Guareschi: letteratura, cinema, giornalismo, grafica".










Una grande iniziativa che celebra degnamente Guareschi e che è stata promossa dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Giovannino Guareschi, Provincia di Parma, Banca Monte Parma, Università degli Studi di Parma, Istituto per i Beni Artistici, Culturali, Naturali - Soprintendenza per i Beni Librari e Documentari dell'Emilia Romagna, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generali per i Beni Librari e gli Istituti Culturali.
Nel convegno, che si chiude domani, sono stati chiamati molti personaggi della cultura italiana, ma alcuni sono venuti anche dall'estero: dalla Russia, dal Portogallo, dalla Spagna.
Per non far torto a nessuno, cito tutti: Luisa Marinho Antunes (Portogallo), Roberto Barbolini, Alessandro Baricco, Giuseppina Benassati, Alberto Bertoni, Alberto Bevilacqua, Gloria Bianchino, Marino Biondi, Stefano Bulgarelli, Alberto Cadioli, Roberto Campari, Rosaria Campioni, Giorgio Casamatti, Guido Conti, Roberta Cristofori, Marzio Dall’Acqua, Cristiano Dotti, Alessandro Ferioli, Gino Ferretti, Luisa Finocchi, Alessandro Gnocchi, Olga Gurevic (Russia),
Alonso Ibarrola (Spagna), Daniela Marcheschi, Giuseppe Marchetti, Fabio Marri, Maria Parente, Walter Pedullà, Ezio Raimondi, Rinaldo Rinaldi, Gino Ruozzi, Mirella Serri. È formidabile come tanti eccellenti personaggi del Gotha della cultura siano confluiti a Parma per onorare Guareschi.
Del resto è il giusto tributo a un uomo che, con 20 milioni di copie vendite nel mondo e oltre 400 edizioni in tutte le lingue, è ancora oggi uno degli scrittori italiani più amati dal pubblico internazionale.
(Nelle foto /by emmezeta/, dall'alto: 1) Il manifesto del convegno; 2) Vincenzo Bernazzoli, presidente del Comitato per le celebrazioni guareschiane, Giuseppe Caltabiano e Alberto Guareschi; 3) I presenti al convegno, in primo piano Giuseppe Marchetti; 4) I figli dello scrittore, Alberto e Carlotta, con lo scultore Maurizio Zaccardi, autore del monumento a Guareschi a Fontanelle e delle "sculture satiriche"; 5) Marzio Dall'Acqua; 6) Le sculture satiriche guareschiane; 7) Giovannino Guareschi con il figlio Alberto e la nuora).

Lettera aperta all'assessore Lavagetto



Caro Assessore Lavagetto,
innanzitutto mi scusi per il "caro", visto che non ci conosciamo ancora, ma il 30 novembre, se ci incontreremo, molto probabilmente ci daremo del tu, quindi... mi metto avanti col lavoro. Cos'è tutta questa confidenza, dirà lei. E io le rispondo che, essendo lei ex lasalliano come lo sono io, mi sento vicino a lei in questo momento di turbolenze politiche. Lei, che è assessore alle Politiche dell'Infanzia e della Scuola, ha appena rinunciato alle deleghe dell'Agenzia per il benessere giovanile , mi pare di capire per una questione di appalti che lei non gradisce. Come forse lei sa, sempre che conosca Pramzanblog, qui non si fa politica. O se ne fa solo marginalmente. Quindi non entro nel merito. La invito solo a un sorriso. La invito a ricordare i suoi tempi felici nella sua scuola di vicolo Scutellari. Anzi, guardi, posso svelare un piccolo "nostro" segreto ai lettori di Pramzanblog?
Sul bollettino trimestrale dell'Istituto de La Salle, quello uscito da pochi giorni, nella rubrica "Ex che si fanno onore", Luigi Derlindati ha scritto un bellissimo ritratto di lei. Parla dei suoi trascorsi felinesi, della sua "folgorazione" per Forza Italia, della sua ascesa politica e dell'associazione "Parma che verrà" nella quale lei si fa promotore del modello politico-amministrativo di Parma, sia dentro che fuori le mura cittadine. Ma (posso?), il pezzo che più mi è piaciuto di questo articolo su di lei, è questo:
"La sua attitudine allo sport gli ha pure fornito una prestanza fisica di prim'ordine: ha una somiglianza abbastanza marcata con l'attore americano (nato in Austria) che, entrato in politica, è diventato Governatore della California, lo Stato più all'avanguardia della Confederazione. Queste sue caratteristiche hanno indotto gli amici a chiamarlo affettuosamente "Schwarzy", un appellativo divertente e anche promettente, visto che il suo "sosia" americano ha sfondato in politica alla grande. E questo è anche l'augurio che gli amici ex allievi gli fanno con tutto il cuore".
Ecco, caro assessore Lavagetto, mi scusi se mi sono permesso. Spero di incontrarla, e stringerle calorosamente la mano, domenica mattina 30 novembre, ore 9,30, nella nostra scuola di vicolo Scutellari. Ci conto.
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Arnold Schwarzenegger, governatore della California; 2) Gianpaolo Lavagetto, assessore del Comune di Parma; 3) Il ritratto di Lavagetto sul bollettino lasalliano)

giovedì 20 novembre 2008

LE DINASTIE DEL RUGBY PARMIGIANO: I VENÈ

Dici Venè, a Parma, e dici rugby. Perché c'è una "dinastia di rugbisti", appunto la famiglia Venè, che in due generazioni ha già sfornato ben sette giocatori, anche ad alto livello. E già tutti, in famiglia, hanno gli occhi puntati sulla terza generazione, dove per la verità bisogna aspettare ancora un pochettino, perché Giorgio ha 12 anni, Pietro 4 e Tommaso soltanto nove mesi. Ma si faranno. Al punto che nonno Oreste ha già regalato a Tommasino la prima pallovale. Tutto cominciò tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta, quando Ettore Venè, classe 1942, il primo di cinque fratelli "rigorosamente" maschi, seguì l'esempio di amici che già giocavano a rugby. Ettore, pilone, prima Rugby Parma, poi Cus. Subito imitato dal secondogenito, Oreste (mio compagno di classe al La Salle), classe 1944, che però scelse il ruolo di tallonatore, quello che sta fra i due piloni. Tutto questo sotto gli occhi di papà Francesco, nessun passato rugbistico e di mamma Jolanda, che cominciava a veder tornare i suoi figli, nella casa di borgo Cairoli, ammaccati ma felici.
Fantastico il ricordo di una partita tra due compagnini universitarie nel campo centrale della Cittadella: quella di Bologna (nel cui ateneo era iscritto Ettore) e quella di Parma (dove appunto era iscritto Oreste). Per quella partita giocarono entrambi nel ruolo di tallonatore. Uno contro l'altro. Con la mamma e le due "morose", le future mogli di entrambi, a bordo campo. Botte da orbi. Ma proprio botte a orbi. E mamma Jolanda che si mise a piangere. "Ma ragazzi miei...". "Ci diamo botte da orbi, mamma, ma ci divertiamo un casino", fu la risposta.
Oreste, dei fratelli Venè, è quello che ha raccolto più allori, numerose presenze in nazionale giovanile, una in Nazionale A e anche una carriera di dirigente, come consigliere della Rugby Parma. Terzo maschio, Giorgio (mio compagno di scuola al Melloni), classe 1946, mediano di mischia, nel Cus Parma. Con il quarto maschio, Giovanni, classe 1952, arriva la sorpresa: anche lui, per la verità, è "spinto" al rugby dal sacro fuoco familiare, ma basta la prima partita e il primo allenamento per fagli dire: "Che ci faccio qui?". E anche i suoi figli, Annalisa e Alessandro, hanno seguito il suo esempio. Quinto figlio maschio, Stefano, classe 1957, tallonatore come Oreste, serie A con la Rugby Parma, nazionale giovanile e poi a lungo allenatore della giovanile del Parma. Abbiamo chiuso con la prima generazione.
E la seconda? Ha "buttato" un po' meno, ma ha "buttato". Francesco, figlio di Ettore, ha giocato apertura nella Rugby Parma e nella giovanile azzurra, Michele, secondogenito di Ettore, ha giocato terza e seconda linea nella Rugby Parma e Giovanni, primogenito di Oreste, ha coperto i ruoli di centro e ala nella Rugby Parma. Sodddisfatti, i Venè? Ma per carità. Ora gli occhi sono puntati sulla terza generazione. "Io", dice Ettore "ero Venè I, Oreste era Venè II, ora pensiamo già a Tommasino, il nipote di Oreste, che io chiamo già, con le abitudini rugbistiche di un tempo, Venè XIII".
(Nelle foto, dall'alto: 1) Oreste (a sinistra) e Ettore Venè, in una partita in cui giocarono l'uno contro l'altro); 2) Oreste in terza media al La Salle; 3) Giorgio alle superiori, al "Melloni")

Che bella foto: c'è tutta la "nostra" Parma



Oggi ho ricevuto in omaggio un libro, bellissimo per un pramzàn. Si intitola "Fotografare Parma", è edito da Mazzotta ed è il bellissimo catalogo dell'altrettanto bellissima e omonima mostra "andata in scena" a Palazzo Pigorini dal 18 ottobre al 16 novembre. Della mostra, che dopo la chiusura a Parma diventa itinerante, ho già parlato il 3 novembre scorso, ma ora mi piace mettere (presa dal catalogo) questa foto di Marco Santini, scattata nella panetteria Frati di via Raffaello. La metto non tanto per la foto in sé, quanto per due motivi: il pane di Parma e l'espressione della panettiera. Primo: il pane di Parma è, per me che non amo particolarmente questo alimento, una benedizione divina, una poesia. Io non riesco a mangiare il pane di Milano. Quello di Parma sì. Che sia l'aria? L'acqua? L'essenza della parmigianità? La musica di Verdi che si infila tra le michette? Secondo: nell'espressione della panettiera vedo le nostre rezdóre che si accapigliano con le loro mani dentro alla sfoglia per farla diventare un letto sublime su cui, adagiandovi il ripieno, si "costruiscono" i tortelli d'erbetta. Bravo Santini.
(Nelle foto, dall'alto: 1) La copertina del libro"Fotografare Parma", edito da mazzotta; 2) La panetteria Frati in via raffaello, by ©Marco Santini)

Capéli e Malètt: il maestro e l'allievo

Recentemente, alla Famija Pramzàna c'è stata una bella festa, una festa proprio tutta pramzàna, che si chiamava "Pan vèn e salam". Gli ingredienti, preparati saggiamente da Anna Maria Dall'Argine, presidente dell'associazione, erano perfetti: Enrico Maletti, il "re" di Parma in dialetto, Giorgio Capelli, musicista, altro pramzàn dal sas, che con gli Snakes canta in dialetto parmigiano e infine il fisarmonista Corrado Medioli. Ironia, simpatia, allegria,un po' di nostalgia e soprattutto un nuovo incontro tra Capelli e Maletti, che tre o quattro anni fa avrebbero potuto andare a "Carramba".
Capelli infatti, che faceva parte del gruppo "The Snakes" già negli anni Sessanta, ai tempi dei mitici Corvi, a 20 anni era stato l'insegnante di tecnica di Maletti (allora quattordicenne) al Bottego, che in quegli anni aveva sede in piazzale San Francesco, a fianco dell'ex carcere.

Si erano ritrovati, sorpresa delle sorprese, proprio alla Famija, e fu un incontro da lacrime e pacche sulle spalle. Non c'erano più "il professore" e "l'allievo", ma due amici, al punto che nel maggio del 2007, Capelli ha scritto perfino una poesia dedicata a Enrico, "Al me scolär Enrico Maletti", che ovviamente il "re" del dialetto, tra i lacrimoni, ha messo in quadro, appeso in una parete di casa sua. Eccola:
AL ME SCOLÄR ENRICO MALETTI
Gh’ é chi dédica ‘na poezìa o un sonètt a la moróza
chi invéci po al la scrìvva a la so spóza.
Mi ch’ a scrìvv dìl balosädi ispirè dal simpatìi ed ànca affetti
vój dedicär ste socuànt rìghi al me scolär Maletti.
L ‘ é ‘na parsón’na che par fortón’na da pòch témp j ho rincontrè
dòp cuäzi pu äd cuarànt’ àni che con dò plati l’ äva batzè
parchè gh’ i da savér...che mi són stè al sò profesór
al scóli médìi indo’ insgnär la técnica l’era al mè lavór.
A n’ hò pasè äd ragàs, ‘na mùccia..in tànt àni d’insegnamént
mo m’arcòrd soltant..i pu simpàtich v’ al dìggh sinceramént.
M’ arcòrd vlontéra d’ un tracagnòt ciciarón ..ànca se mìga un fico
ch’ al rispondäva al nòmm m’ arcòrd .....d' un sèrt Maletti Enrico.
N’ arìss mäi pensè che Enrico in méz a sté mucc’ äd ragàs
l' éra l’ originäl dal pramzàn dal sas.
Mi ch’ à són cmé spìrit e tradisjón un pramzàn vér
vèddrol recitär dòp cuarànt’ àni in djalètt l’ é stè un pjäzér.
" Mo ve'" al mé scolär Maletti..l’ é dvintè a Pärma ‘na sòrta äd celebritè
al raprezénta cól cór e degnamént la tradisjón ‘dla citè
Enrico l’ é cmé un bón cafè ristrètt... e cuìndi un concentrè
e al gh’ a déntor tùttI il virtù e i caràtor ‘dla Parmigianitè.
Al gh’ a ancòrra al spìrit Pramzàn.. sia par l’ironìa che par savér torlìr,
ànca s’ al zbràja un po da bas... v’ al giùr, al s fà sentìr.
Pensì génti cmé l’ é la vìtta... decisamént pjén’na äd scaravoltón
adésa l’ é al profesór ch’al va da lu...p’ r al djalètt a tór lesjón.
L’ à fat ‘na còza granda p’ r i Pramzàn sia p’ r i sjòri che p’ r i povrètt
l’ à mìss insèmma un gran bél sit in djalètt insìmma a internet.
Acsì socuànt strajè o chi gh’ à äd Pärma un pò äd nostalgja
con " Pärmaindjalètt" i tórnon a ca sòvva e i’ s mètt’n in alegrìa.
Adésa Enrico a gh dagh’ un tàj.. se no t’ èt mónt la tésta
t’ si stè promòs ancòrra... su catèmos in compagnìa e fèmma fésta.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Giorgio Capelli e Enrico Maletti; 2) Il cd in pramzàn dei The Snakes; 3) Corrado Medioli)

Ecco (ufficialmente) la stagione lirica del Regio











Questa mattina è stata presentata ufficialmente al Ridotto del Teatro Regio la stagione lirica 2009. Con grande piacere e malcelato orgoglio ho appreso che i titoli in cartellone sono esattamente quelli che Pramzanblog aveva annunciato il 7 ottobre, così come i nomi di alcuni artisti, nell'intervista a Michele Pertusi del 17 novembre. Purtroppo è stata sospesa, contravvenendo ai propositi iniziali (ma soltanto per motivi di risparmio) un'opera, "Il Trovatore" con i vincitori del Concorso Voci verdiane, che sarebbe dovuta andare in scena al Teatro Verdi di Busseto. Peccato. Vedremo di tornare sull'argomento. Ma vediamo il nuovo cartellone della Stagione lirica:
I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA, di Giuseppe Verdi
Direttore d'orchestra Daniele Callegari; direttore del coro: Martino Faggiani; regia di Lamberto Puggelli
Il cast: Michele Pertusi (Pagano e l'Eremita), Dimitra Theodossiou (Giselda), Francesco Meli (Oronte), Roberto De Biasio (Arvino), Cristina Giannelli (Viclinda).
Recite: 13-1 (o. 20), 15-1 (o. 20), 18-1 (o. 15,30), 21.1 (o. 20), 24.1 (o. 17)
LUCIA DI LAMMERMOOR, di Gaetano Donizetti
Direttore d'orchestra Stefano Ranzani; direttore del coro: Martino Faggiani; regia, scene e costumi di Denis Krief
Il cast: Desirée Rancatore (Lucia), Roberto Aronica (Sir Edgardo di Ravenswood), Gabriele Viviani (Lord Enrico), Francesco Marsiglia (Lord Arturo), Carlo Cigni (Raimondo Bidebent).
Recite: 10-2 (o. 20), 21-2 (o. 17), 24-2 (o. 20), 26.2 (o. 20), 1.3 (o. 15,30)
TOSCA, di Giacomo Puccini
Direttore d'orchestra: Massimo Zanetti; direttore del coro: Martino Faggiani; regia di Joseph Franconi-Lee
Il cast: Micaela Carosi (Tosca), Marcelo Álvarez (Cavaradossi), Marco Vratogna (Scarpìa).
Recite: 2-4 (o. 20), 5-4 (o. 15,30), 8-4 (o. 20), 11-4 (o. 17), 14.4 (o. 20), 17.4 (o.20)
È stata presentata anche la Stagione concertistica, con nomi altisonanti, come quello di Claudio Abbado, il pianista Radu Lupu e il neodirettore musicale del Festival Verdi, Yuri Temirnakov e Zubin Mehta. Nel cartellone di ParmaDanza ci saranno l'English National ballet e il ballerino Mikhail Barishnikov.
Cigliegina sulla torta, una tournée del Teatro Regio in Germania. Sarà infatti al Festival di Wiesbaden il 19-20 maggio, all'Hessisches Staatstheater Wiesbaden, con coro, orchestra e allestimento scenico del "Nabucco", lo stesso presentato al recente Festival Verdi.
(Nelle foto, dall'alto: 1) Il Sovrintendente del Teatro Regio, Mauro Meli, a destra, assieme al sindaco Pietro Vignali durante la presentazione della nuova stagione /da "ParmaOk.it/; 2) Michele Pertusi; 3) Dimitra Theodossiou; 4) Il direttore d'orchestra dei "Lombardi alla prima crociata"; Daniele Callegari)

Le interviste di Pramzanblog: Orazio Zanni 60 ANNI FA FONDAMMO IL CIRCOLO INZANI: DIVENTÒLA BANDIERA DELL'OLTRETORRENTE

Si può mettere il Circolo Inzani tra le glorie cittadine? Certo che si può. Quest'anno, proprio quest'anno, ha compiuto sessant'anni di onoratissima e splendida attività ed è condotto da Orazio Zanni, che fu proprio uno dei primissimi soci fondatori. Da qui la battuta viene spontanea: Circolo Inanzi o Circolo In...zanni? Il sjór Orazio è uno splendido giovanotto di 77 anni, che è orgoglioso della sua creatura, figlia dell'Oltretorrente rosso e barricadero, figlia della parmigianità più assoluta, figlia del cuore più vero di Parma. Di filato, sjór Orazio, stella d'argento del Coni per meriti sportivi, nella galleria degli intervistati di Pramzanblog.
Lei era un bambino durante la guerra. Che cosa ricorda dell'Oltretorrente di allora?
Abitavo in piazzale Inzani. Ero figlio unico. Mio padre, Gino, era un barbiere, ma nel '43 è andato militare e allora in negozio ci ha messo un amico. Però voleva che, dopo la scuola, io andassi in barberia per far vedere che quello era il suo negozio, visto che c'era al fjòl äd Gino. Era una barberia un po' particolare: di giorno venivano a farsi fare barba e capelli e di notte...
Di notte che cosa succedeva?
Io non c'ero di notte, ma so solo che alla mattina dovevo fare pulizia perché c'erano volantini dappertutto. Il negozio era diventato un centro di resistenza antifascista. Lì si faceva "soccorso rosso". E ogni tanto passavano anche i partigiani, quando scendevano giù dai monti. Lasciavano lì anche le armi.
Ma la polizia fascista non si accorgeva di nulla?
Piano piano cominciò ad accorgersene ed allora così il barbiere che era amico di mio padre, se ne scappò in montagna. Chiudemmo il negozio.
Nel 1945, alla fine della guerra, lei aveva 14 anni. Che cosa facevate coi ragazzini dell'Oltretorrente?
Giocavamo al pallone. Sull'asfalto, in piazzale Inzani. Il quartiere era la nostra vita. Avevamo messo su una squadretta, non avevamo sede. Eravamo ospiti nella sede della sezione locale del Pci. Io giocavo in mediana. Ricordo, dei giocatori di allora, Orchestra, Guarnieri, Ghinelli, Cereoli, Amoretti, che era il portiere.
Come maturò l'idea di fondare un circolo sportivo?
L'idea in un certo senso fu del segretario del partito. Molti ragazzi, allora, frequentavano l'Annunziata e gli Stimmatini. Insomma, andavano a giocare dai preti... E questa cosa qui non piaceva mica tanto al segretario. Così un giorno mi chiamò e mi disse: "perché non mettete su un circolo? Lo fate apartitico, così non ha l'etichetta del Pci. Però almeno è una cosa nostra, non dei prét... Quattro e quattr'otto, era il '48, abbiamo racimolato cento firme per la costituzione del circolo Enal. Allora non c'era ancora l'Arci. Così è nato. Era l'ottobre del 1948. Sessant'anni fa.
Chi decise il nome?
Tutti insieme. Piazzale Inzani era la nostra vita e inzani doveva chiamarsi il circolo sportivo. Il primo presidente fu Virgilio Avanzini. Il cassiere era Antonio Bertani. Io ero il segretario. La nostra prima sede fu al numero 32 di piazzale Inzani, due camerette 4 x 4, c'era anche un piccolissimo bar. Avevamo la squadra di calcio e una sezione di atletica leggera, un gruppo di podisti.
Poi cominciaste ad allargarvi e cambiaste sede...
Sì. Era venuta libera una fabbrica di scarpe, la ditta Copercini, al numero 15 del piazzale, così ci trasferimmo lì. Dai 32 metri quadrati della prima sede a oltre i cento di questa. Un bel passo avanti.
Quindi dopo il calcio e il podismo apriste ad altri sport...
Grazie anche alla più ampia nuova sede potemmo allargare l'attività. E verso la fine degli anni Cinquanta acquisimmo la squadra di pallavolo del Dopolavoro Ferroviario, nella quale giocava un grande campione, Bruno Estasi. Con la maglia dell'Inzani la squadra di estasi partecipò al campionato di serie A nel 1959 e restò nella massima serie ancora due anni. Poi la retrocessione. Mancavano i mezzi per tenere una squadra in serie A.
Lei intanto nera diventato presidente, nel 1953.
Ero ancora molto giovane quando divenni presidente. Avevo 22 anni. Andò così: Avanzini, il primo presidente, aveva lasciato, perché aveva impegni politici e sindacali. Così la presidenza fu affidata a mio padre Gino. Ma, anche se la guerra era finita da un pezzo, quelli non erano tempi facili. La polizia ci teneva d'occhio, ci considerava un covo di comunisti, c'era un commissario in Oltretorrente che ci avrebbe volentieri fatto chiudere. E mio padre era un po' un "fifone", gli venivano i brividi di fronte alle divise, anche un pompiere in divisa lo metteva in soggezione. Così un giorno accadde che un nostro socio fu pescato all'uscita del circolo con una bottiglia di vino. Gli alcolici erano vietati nel circolo. Accompagnai mio padre in questura e lì dovette firmare un impegno che la cosa non si sarebbe ripetuta più. All'uscita mio padre mi disse: "Orazio, io non se la faccio più". Così divenni presidente io. E lo sono ancora.
Intanto la vostra creatura continuava a crescere. E lasciaste Piazzale Inzani...
Ci dispiacque molto lasciare il piazzale, dove molti di noi erano nati e cresciuti, ma grazie alla nuova ede potevamo allargare i nostro orizzonti e potevamo allargarci anache alla ricreazione e alla cultura.
Vi trasferiste in Via D'Azeglio...
Sì. Al numero 45. Nell'edificio dell'ex Ospedale Vecchio. Una sede molto importante per noi. Ancora nel cuore dell'Oltretorrente, anche se non più nel "nostro" piazzale Inzani.
Quando è nata la sezione di lotta greco-romana, uno dei vostri "fiori all'occhiello"?
Nel 1965. I responsabili erano Saverio Monica, attuale segretario del Circolo, e Cesare Chiesa. Con i lottatori Achille Pizzarotti e i fratelli Bassi diventò una delle squadre più forti a livello nazionale e nel 1972 Vivaldo Vellutini (68 kg.) e Celino Dall'Asta (82 kg) conquistarono il titolo italiano. Pensi che allora avevamo un centinaio di ragazzi che facevano lotta greco-romana. Adesso il sogno è finito...
E quella di judo?
Nel 1970 aprimmo al judo, con Luciano Verzelloni. Abbiamo anche conquistato tutoli italiani. Verzelloni è ancora uno dei nostri, una delle "colonne" del circolo. Tiene sette corsi di judo, uno di ginnastica per adultti e anziani e un corso per disabili.
Avete anche una sezione di ginnastica ritmica, con centinaia di bambine che seguono i vostri corsi...
Sì, anche qui non sono mancate e non mancano le sodisfazioni. Nel 1990 a Genova Francesca Tramelli conquistò il titolo italiano seniores.

Da piazzale Inzani a via D'Azeglio. Da via D'Azeglio a Moletolo, nel 2001...

Proprio così. Abbiamo ristrutturato la casa colonica, abbiamo preso la gestione dei campi da tennis, calcio e calcetto... Insomma, siamo diventati grandi. Ma non è stato un trasferimento facile. Alcuni soci si sono ribellati all'idea di lasciare l'Oltretorrente. Ci sono state discussioni anche feroci. Ma che cosa vuole che le dica.. Il Comune ci ha mandto via di là, perché dicevano che avevano bisogno dell'ex Ospedale Vecchio per le loro cose... Così siamo andati via e la nostra vecchia sede... è ancora inutilizzata...
Cinquant'anni di impegno, di fatiche e di successi. Quali le soddisfazioni più grandi?
Sicuramente i titoli conquistati dai nostri atleti, ma anche i riconoscimenti ricevuti dal Coni: nel 1986 la stella di bronzo per meriti sportivi, nel 1988 la stella d'argento e nel 2005 la stella d'oro. Il massimo riconoscimento che una società possa avere.
Come celebrate i sessant'anni?











Questo è stato tutto un anno di festeggiamenti. Ma il 7 dicembre concluderemo alla grande, con la presentazione di un bellissimo, intitolato "Inzani - 60 anni di sport e vita sociale", stampato da Grafiche Step e curato da una delle piùbelle firme di Parma, Giorgio Gandolfi. Giorgio ha fatto un lavoro staordinario, è andato a intervistare un sacco di gente, ha raccolto foto bellissime della nostra storia. Un gran lavoro. Costerà 15 euri, ma per i nostri soci ci sarà un bello sconto...

Recentemente avete inaugurato anche una nuova palestra...
Una grande cosa. Prima si faceva attività invernale dentro a un pallone, che andava gonfiato e sgonfiato a seconda delle bizze del tempo. Con l'intervento dell'Isomec dell'ingegner Valter Manfredi, che è il nostro sponsor principale, e di altre aziende, è nata questa nuova struttura che è uno spettacolo. Venga, venga a vederla. Rimarrà a bocca aperta...
Achille Mezzadri
(Nelle foto, dall'alto: 1) Orazio Zanni, il "mitico" presidente del Circolo Inzani /Foto Carra/; 2) Copertina e controcopertina del libro di Giorgio Gandolfi; 3) I primi soci del Circolo in gita a Genova; 4) I lottatori dell'Inzani al parco Ducale; 5) Cristina Rastelli, gloria del judo; 6) Orazio Zanni con il sindaco Pietro Vignali; 7) La nuovissima palestra dell'Inzani; 8) Orazio Zanni, a sinistra, con l'ingegner Valter Manfredi, patron dell'Isomec, sponsor principale dell'Inzani e il vicepresidente del Circolo, Sergio Greci).

mercoledì 19 novembre 2008

Correggio in cartolina alla Pinacoteca Stuard

















Sono già in vendita da qualche settimana, e Pramzanblog ne ha parlato il 3 ottobre, ma domani, giovedì 20, le Bibliocartoline dell'editore Antonio Battei, dedicate a Correggio, saranno presentate ufficialmente alla Pinacoteca Stuard. È un evento culturalmente importante per due motivi: per la preziosità delle cartoline (solo mille copie numerate), che riproducono le magnifiche tavole del grande incisore Francesco Rosaspina (1762 - 1841), tratte dagli affreschi correggeschi della Camera della Badessa Piacenza nel Convento San Paolo e per la presenza di Luca Sommi, direttore dell'Agenzia Eventi Culturali speciali del Comune (nonché straordinario organizzatore della mostra su Correggio, assoluta campionessa d'incassi) e di Francesco Barocelli, direttore della Pinacoteca Stuard. Le tavole del Rosaspina, incise su disegni a sanguigna, furono stampate da Giambattista Bodoni nel 1800, diffondendo così per la prima volta la conoscenza di questi straordinari affreschi che fino a quel tempo, a causa della clausura del convento, erano rimasti praticamente sconosciuti. L'incontro alla Pinacoteca Stuard di Borgo del Parmigianino, aperto a tutti, avverrà alle 17,30.
(Nelle foto: 1) Il manifesto d'ingresso della Pinacoteca Stuard; 2) La copertina del cofanetto della Casa Editrice Battei contenente le bibliocartoline; 3) 4) e 5) Tre delle preziose incisioni di Francesco Rosaspina stampate da Bodoni nel 1800 e ora riprodotte nelle bibliocartoline)

Una notizia che fa onore ai parmigiani: Parma sarà presto la sede del Tribunale degli animali








Su ParmaDaily.it e su ParmaOk.it ho trovato una notizia che mi è piaciuta molto e che fa onore ai parmigiani. Ed è questa: Parma sarà la sede del Tribunale degli animali. Èstato deciso a Pregnana Milanese in occasione del congresso straordinario dell'Aidaa, che non è un'opera ma l'Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente. Davvero una buona notizia, perché così Parma, oltre ad essere ufficialmente la capitale dell'alimentazione (vedi Efsa) ora diventerà anche la capitale dei diritti degli animali. E non è un titolo secondario. Da Parmadaily.it riporto la dichiarazione dell'Assessore comunale all'ambiente Cristina Sassi, che era presente al congresso dell'Aidaa.
"Accogliamo con piacere la nomina di Parma quale sede Nazionale del Tribunale degli Animali", ha commentato "la decisione di Aidaa conferma gli sforzi che l'Amministrazione Comunale sta facendo e ha già fatto affinchè il Parco Canile diventi sempre più un riferimento per quanti amano gli animali. 
Inoltre siamo particolarmente contenti del fatto che durante le ispezioni estive, che il presidente di Aidaa, Lorenzo Croce, compie ogni anno nei canili d'Italia, abbia trovato a Parma una struttura perfettamente in linea con le esigenze degli animali. L'obiettivo è di favorire sempre più l'adozione sia part-time che definitiva in modo che per tutti i cani ospitati il canile sia un luogo di transito e non una soluzione definitiva. Prossimamente porteremo in consiglio comunale il Regolamento di tutela degli animali d'affezione, ottenuto grazie anche all'importante apporto dato dalle associazioni animaliste a cui rinnovo un sincero ringraziamento per quanto fanno e per quanto sono sicura continueranno a fare in futuro. La loro è una missione fatta di passione, fatica e impegno a cui non possiamo rimanere indifferenti". 

(Nelle foto: l'assessore comunale Cristina Sassi. Poi alcuni cagnolini di Parma. A sinistra, dall'alto: 1) But; 2) Artù; 3) Otto. A destra, dall'alto: 4) Pegghy; 5) Pongo; 6) Tommy)

EDITORIALINO: ancora sulla maglia crociata

Pochi giorni fa un lettore, che si è firmato Massimo Peschieri, mi ha scritto a proposito dell'ormai melensa questione della "maglia crociata" che i calciatori del Parma, piaccia o no, non indossano più da tempo. Dico "melensa" non perché io sia un fautore della maglia gialloblu, ma perché mi pare che la questione si trascini da troppo tempo senza che la società abbia il coraggio di dire chiaramente che la "maja crozäda" l'ha messa in naftalina per sempre. Invece così resta la "prima maglia", ma non si indossa. È un po' ridicolo. Ecco una parte (tralascio i complimenti) della lettera del Peschieri: "Appartengo ad un gruppo di tifosi del Parma, "Settore crociato" e stiamo portando avanti una battaglia (per modo di dire) per noi e tantissimi parmigiani legati alle nostre tradizioni che alcuni stanno calpestando, certi giocatori e un qualche bresciano in società: si tratta della nostra gloriosa maglia crociata etichettata da certi come "portasfiga"... Scusi se l'ho disturbata, ma penso che anche lei come me e tantissimi parmigiani non vogliano che certi personaggi calpestino la nostra storia".
Allora, caro signor Massimo, lei non è l'unico a lamentarsi. Un altro tifoso, un certo Francesco, ha scritto con le stesse motivazioni a Parma in dialetto. Altri non scrivono ma la pensano come noi. "Siamo" in tanti. E come vede mi ci metto anch'io. E ci si mette anche il mio amico e "collaboratore" Alberto Michelotti, l'autore della seguitissima "Opinione" che appare su Pramzanblog dopo ogni partita del Parma. Ma che cosa dobbiamo fare? La rivoluzione? Che cosa accadrebbe se un sabato il buon Tommaso Ghirardi decidesse di accontentarci regalandoci la gioia di rivedere i nostri giocatori in maglia crociata e la squadra, proprio quel giorno, perdesse? La storia, vede, va a ondate di piena. In certi momenti le cose vanno in un modo, in altri momenti vanno in un altro. Sono andato a trovare proprio per lei, signor Massimo, una vecchia "Gazzetta" del 18 settembre 1983, quando il Parma, in una di queste ondate di piena, diede l'addio alla "maja crozäda". Il mitico Aldo Curti, grande condottiero della "Gazza" ed ex giocatore del Parma, scrisse un pezzo mirabile, pieno di saggezza. La saggezza, mescolata all'ironia, era il suo forte. Si capiva il suo rammarico, ma non esternava sdegno, non invitava alle barricate. In quella pagina, che le offro qui, si faceva anche notare che i "crociati" erano già stati "gialloblu", dal 1951 al 1958. Come dire: prima o poi tornerà.
Ecco, vede, io ribadisco, come ho già scritto il 15 ottobre, che il problema non dovrebbe nemmeno porsi. Il Parma è "crociato" e "crociato" dovrebbe restare. Ma è inutile guastarsi il fegato, visto che gli attuali dirigenti sembrano fregarsene del nostro rammarico. Per concludere, una modesta proposta: sull'attuale maglia a righe giallo blu c'è la scritta orizzontale dello sponsor. Banca Monte Parma su sfondo rosso. Non potrebbe essere blu? Così avremmo trovato la soluzione all'italiana: "crociati e gialloblu" allo stesso tempo. Le piace?
(Nelle foto, dall'alto - CLICCARE PER INGRANDIRE- : 1) La pagina della "Gazzetta di Parma" del 18 settembre 1983; 2) L'articolo di Aldo Curti; 3) Paolo Castellini con la maglia gialloblu /dal sito del Parma F.C./)

Chiedi chi era Giulio Clerici, il "fratello-spalla"

Forse il nome Giulio Clerici, detto da solo, può anche suscitare amnesie. Ma pronunciato per esteso "i fratelli Italo e Giulio Clerici", allora vuol dire tante cose: parmigianità innanzitutto, e poi simpatia, Parma d'altri tempi, arguzia e, principalmente, età dell'oro del teatro dialettale parmigiano. Giulio è scomparso il 22 novembre del 1959, quindi 49 anni fa esatti, ed è per questo che voglio ricordarlo in questi giorni. Con i suoi fratelli, erano in otto, ebbe un'infanzia segnata dalle ristrettezze economiche, ma furono il senso della battuta e un istintivo umorismo a fargli compagnia anche nei momenti difficili. Fin da ragazzo manifestò, con l'inseparabile Italo, più giovane di lui di cinque anni, una gran passione per il teatro, andando a vedere la compagnia drammatica "Silvio Pellico", di Zaggia, in borgo del Gesso. Poi cominciò recitare, sempre con Italo e con lui fondò prima il "Club della risata", nel 1925 e poi la compagnia dialettale "La risata", nel 1929, con la quale ebbe succeso non solo a Parma, ma anche a Roma, Milano, Genova, Torino. La loro era un'irresistibile coppia teatrale. Alto e smilzo Italo, basso e rotondetto Giulio. Primattore e grande trascinatore Italo, perfetta "spalla" Giulio. Tra i cavalli di battaglia suoi (e dell'inseparabile Italo), ci furono Al fiol d'la serva, Don Cesar, . La rozäda äd San Zvàn, La popolära d'l'Aìda, I pogioj in stra' 'mestra, Pepino Verdi, La fiastra balarén'na, La lotaria äd Tripoli e tante altre. Sempre con Italo lavorò anche nella compagnia di Wanda Osiris. Collaborò alla stesura di molte famose commedie del fratello, però ne scrisse anche di sue. Come: Cozi ch'succeda, La rozäda äd San Zvàn e La banda äd Boglés, (tutte e tre scritte con Mario de Marchi) e "Lo zio Bernardo", scritta con Romano Preti.
C'è un gustoso aneddoto che lo riguarda e che è stato raccolto a suo tempo da Giuseppe Mezzadri, straordinario "speleologo" di cose parmigiane.





Dunque, Giulio e Italo, quando arrivavano in un paese per una recita si informavano subito per sapere vita morte e miracoli di qualche persona in vista del luogo, per poter scoprire qualche eventuale "magagna" e quindi scherzarci sopra durante la rappresentazione. Così, verso la fine della commedia, infilavano nel copione qualche frase allusiva, scatenando l'ilarità del pubblico e il disappunto degli interessati. Non sempre la facevano franca. Una volta Giulio, mentre stava sgattaiolando via dal retro della sala teatrale, venne raggiunto da uno degli "offesi" che gli infilò una mezza cocomera sul capo. Tutta la compagnia lasciò il paese fuggendo per i campi.
(Nelle foto: 1) Giulio Clerici; 2) Gli otto fratelli Clerici: da sinistra, in seconda fila, Luigi, Dario, Italo, Albertina, Dardine; in prima fila, Emilia, pepén (quello dei panini) e Giulio).